Le imprese italiane continuano a crescere: gli ultimi dati di mercato riportano a giugno 2008 un incremento medio pari dello 0,61%. Dovremmo quindi essere rassicurati dalle stime, eppure a farci riflettere è un dato parallelo: solo un’impresa su tre possiede dipendenti.
Questo significa che, più che parlare di imprese, dovremmo dire che c’è un aumento delle ditte individuali dovuto ad un maggiore spirito imprenditoriale. In realtà, quindi, esiste fondamentalmente un problema legato alla difficoltà di espansione della ditta stessa, tale da farla diventare una vera e propria impresa in grado di competere sul mercato. Questo vale soprattutto per il settore ICT, che costituisce un’arena competitiva particolarmente agguerrita.
Le soluzioni, ovviamente, devono essere definite e messe in pratica dai manager di turno. Ma come fare quando si tratta di piccole ditte individuali in cui manca ancora nel team d’azienda la figura capace di compiere il fatidico passo, mentre l’unica presenza decisionale si identifica con il proprietario della ditta stessa?
Le soluzioni devono venire dall’imprenditore, è chiaro. Come? Evitando di snocciolare linee guida statiche e preferenziali, facciamo piuttosto delle considerazioni sintetiche utili al processo di sviluppo d’mpresa.

I manager italiani? Competenti, creativi e innovativi. Ma penalizzati dallo scenario competitivo che li circonda. E’ questo il quadro in chiaro scuro dipinto dal Rapporto 
Hanno suscitato un certo scalpore quelle note così amare, riportate con dedizione da tutta la stampa nazionale, con cui si apre l’ultimo 