• Social lending: la community che fa credito

    social_lending.jpgLa crisi finanziaria ha reso le banche ancora più prudenti di prima nel concedere crediti e finanziamenti, stringendo ancora di più i cordoni di una borsa che tutto sommato non è mai stata così prodiga.

    L’intermediazione delle banche sui prestiti, soprattutto su quelli a breve termine è quindi percepita come troppo onerosa sia sul piano delle condizioni economiche richieste per la restituzione che nei termini generali per la concessione del credito.

    Gli effetti di questo nuovo giro di vite? Dall’altro lato della barricata, i soggetti che normalmente chiedono e utilizzano tali finanziamenti per svolgere attività di impresa, hanno iniziato a guardarsi intorno.
    Anzi, a guardarsi in rete, al fine di trovare soluzioni più accessibili e sostenibili in risposta alle proprie esigenze di liquidità.
    In altre parole, ottenere denaro in prestito a un costo inferiore rispetto ai criteri del sistema creditizio tradizionale.

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  • Economia.. soluzioni per uscire dalla crisi attuale

    Economia.. soluzioni per uscire dalla crisi attualeAncora una volta torniamo a parlare di crisi economica, scenari mondiali, produttivi e finanziari, e di possibili soluzioni per arginare i danni e risalire la china.
    E ancora una volta lo facciamo alla luce delle riflessioni di un economista esperto, il Prof. Gotti Tedeschi, , ospite della trasmissione Industriando in onda su Telelibertà.

    Abbiamo già parlato delle origini del consumismo e della crisi dei mutui americani.
    A questo punto, riportiamo le considerazioni del prof. Gotti Tedeschi in risposta alle domande del pubblico, volte a sviscerare il tema Economia: dove andiamo.

    Una doverosa premessa - secondo Gotti Tedeschi - è che in Italia fino al ‘94/5 il 70% del Prodotto Interno lordo proveniva dallo Stato: tutte le banche erano pubbliche.
    Nessun altro Paese era statalista come noi. Il restante 30% era costituito da Pmi.

    Perché parliamo del 1994/5? L’Unione Europea, per entrare nell’Euro, stabilisce all’epoca che l’Italia deve ridurre il deficit pubblico al 3%. Ecco che cominciano le vendite e le privatizzazioni. Ma a chi vendere? Agli stranieri no…
    E’ in questo momento storico che nascono i grandi imprenditori finanziati dalle banche che hanno finito per togliere forza e liquidità alle Pmi.

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  • Economia.. dove siamo, dove andiamo

    materie primeIndustriando è un’interessante trasmissione di Telelibertà, realizzata in collaborazione con Confindustria Piacenza, e dedicata alle aziende piacentine.

    La trasmissione si propone di documentare i casi d’eccellenza della produzione industriale, raccontarne le esperienze, descriverne le risorse…in una parola, rendere il concetto d’impresa più vicino e familiare.

    Tra i partecipanti di una delle ultime puntate, Ettore Gotti Tedeschi, economista e docente all’Università Cattolica di Milano.
    Il tema del giorno, “Economia, dove siamo, dove andiamo“.

    Ovviamente, ce n’era da dire: il Prof. Gotti Tedeschi ha deciso di partire da quelli che considera i motivi dell’attuale crisi, un po’ di storia insomma.

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  • Crisi economica: la visione del Ministro Tremonti

    Risparmi a rischioUna frase ricorrente nei discorsi di Giulio Tremonti, Ministro dell’Economia è questa:

    E’ sbagliato ridurre tutto a Stato e mercato. In realtà la grande questione futura sarà quella tra etica e non etica“.

    Secondo Tremonti infatti “fino a 10-15 anni fa c’era la partita doppia costituita dal conto economico e da quello patrimoniale. Il primo si basava sul reddito, sui valori di Borsa, il secondo sul carattere personale, fiduciario, sul prudente apprezzamento degli amministratori“.

    “Oggi”, prosegue, “la Finanza ha preso il sopravvento sul conto patrimoniale, portando la situazione ai disastri attuali”.

    Secondo il Ministro il processo di globalizzazione si è svolto troppo in fretta, senza mondializzazione dei diritti e dei doveri.

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  • Fallimento della propria banca: focus sulle procedure di rimborso

    EconomiaIn questi giorni la nostra attenzione è calamitata sulla situazione finanziaria e sui titoli depositati. Sicuramente, avrete sentito che la principale tutela del nostro denaro è data dai conti correnti garantiti fino a 103 mila euro (per la precisione 103.291,38 euro). E’ sicuramente interessante, però, scendere nel dettaglio e capire, in caso di fallimento della banca, quali sono modalità e tempi di rimborso.

    Tutte le informazioni a riguardo, sono disponibili sul sito del Fondo Interbancario di tutela dei Depositi. Sintetizziamole:

    Prima di tutto le belle notizie. Come ci viene spiegato, la garanzia si intende per depositante e non per deposito. Ne scaturisce che, se il conto corrente è cointestato, essa raddoppiando, diventa di 206.582,76 euro.

    E ora le note dolenti. Scorrendo le FAQ dei sito FITD, abbiamo la conferma che, nel caso in cui un depositante sia titolare oltre che di un conto congiunto anche di altri conti presso la stessa banca, allora la copertura massima di 103.291,38 euro si applica alla somma dei depositi dei vari conti a lui intestati.

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  • Crisi finanziaria e crollo dei consumi

    Indici di borsa in negativoIn questi giorni di crisi finanziaria le piccole imprese tramano.

    Nel crollo generale stanno cdendo come birilli “grandi” e “piccoli”, e in tutti i settori merceologici.

    Hanno perso anche le società di dentifrici e saponette, birra e coca-cola, sigarette e farmaceutici, tutto quel che di solito “recupera” perchè, in genere, si pensa sia una spesa indifferente alla crisi economica.
    L’unico titolo che è salito è Campbell Soup, che produce zuppe e ingredienti per minestre, per chi deve risparmiare e non può neanche andare da McDonald.

    Ai vertici delle istituzioni, però, capiscono tutti che non si può lasciar fallire (come negli anni ‘30) o marcire (come in Giappone negli anni ‘90) le banche, e infatti sono in atto significativi piani d’azione comuni che tentano di arginare i danni e salvare gli istituti finanziari in crisi, per quanto si sia registrato un’inspiegabile ritardo e una esitazione a salvarle in blocco in modo deciso e chiaro.

    I consumi, sia tra le alte sfere che più giù, sono in standby.
    I clienti non ci sono. Perfino russi e arabi rimangono “in attesa”. Il mercato delle auto, in Europa, si è ridotto del 25-30 per cento, la Opel ha sospeso la produzione di 2 gg. E se gli europei rinunciano all’auto nuova (la cosa che amano di più), vuol proprio dire che hanno, per ora, cancellato molte altre cose dalla loro lista degli acquisti.

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