• Crisi economica, opportunità  per i manager?

    Bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto“Ok, il bicchiere è mezzo pieno” è ciò che dovremmo pensare in questo momento, non potendo trovare altra consolazione. In altre parole, c’è la crisi? Cerchiamo di renderla un’opportunità  per rivisitare il sistema, seguendo la tesi in voga negli Stati Uniti.

    Le possibili ricette anti-crisi in queste settimane si moltiplicano. Vorrei soffermarmi su una di queste per trarne un utile spunto di discussione: mi riferisco all’intervento di Giorgio Ambrogioni, Presidente di Federmanager. In rappresentanza delle migliaia di manager e dirigenti industriali dell’associazione, la proposta avanzata è stata quella di un potenziamento degli incentivi all’occupazione dirigenziale, previsti dalla Legge n. 266/1997, sia in termini di elevazione del plafond (per il 2009, pari a circa 2,1 milioni di euro), sia in termini di incremento del periodo coperto, attualmente pari a 12 mesi, che andrebbe almeno raddoppiato.”.


    Fondamentale, però, individuare punti di coesione con i distretti industriali attraverso l’assunto che, in questo particolare momento, la figura di un manager sia fortemente indicata per aiutare gli imprenditori ad uscire da questa situazione.

    Sin qui tutto lineare poiché si parla di una categoria che, “pesandosi nei numeri”, si può permettere giustamente di invocare l’aiuto da parte dello Stato ponendo in risalto i propri punti di forza.

    La cosa più interessante, però, sono le riflessioni generali che in Rete sono seguite alla proposta: la crisi potrebbe essere sconfitta guardandola come un’opportunità per i manager che perdono il lavoro – di nuovi sbocchi. Come? Aprendo partita IVA e divenendo consulente.

    Qui il bicchiere mezzo pieno addirittura si riempe, visto che ne esce una ricetta da “economia liberale” in uno Paese in cui vi è terreno fertile per questo tipo di azioni (spero si colga l’ironia). Nel mettere da parte le mere considerazioni personali, ritengo sia effettivamente una soluzione utile per chi sta pensando di ridefinire il proprio ambito lavorativo.

    Tuttavia, alcune considerazioni sono necessarie:

    • la flessibilità  del nuovo libero professionisti dovrebbe essere sostenuta da capacità  commerciali di buon livello;
    • i tempi di break-even in questo momento sarebbero molto più lunghi;
    • non si deve trascurar il rischio di venire proiettati, oltre alla giungla di normative e lungaggini, in un sistema di credito che mal digerisce rischi imprenditoriali di questo genere;
    • il network di relazioni personali non deve cedere: per riuscire bisogna contare su un forte aiuto collaborativo;
    • Considerando che si parla di 1/3 di manager licenziati e che, perso il posto di lavoro si stanno orientando verso questa scelta, c’è da chiedersi se il mercato riuscirà  effettivamente ad assorbire la nuova offerta.

    Queste sono solo alcune considerazioni di merito sulle quali discutere. Per quanto mi riguarda, affinché questa situazione diventi realmente un bicchiere mezzo pieno le proposte dovrebbero essere le seguenti:

    1. dalle associazioni di categoria non dovrebbero giungere richieste di intervento, magari a fondo perduto, visto che comunque la coperta è corta ma proposte utili a rivedere il sistema di welfare e negoziare con il sistema di credito una quota di rischio maggiore;
    2. nonostante gli sforzi compiuti dall’Agenzia delle Entrate per modernizzare il sistema fiscale, il divario con altri paesi UE e ancora troppo elevato e fuori dal mercato;
    3. in un momento in cui esplode il successo dei social network (vedi Facebbok) con tutte le implicazioni e potenzialità  del caso, potrebbe essere utile incrementare le interazioni tra questi nuovi strumenti e la realtà  che è in piedi da diverso tempo (penso ad esempio alle associazioni di immigrati italiani, una risorsa generosa e incredibile);
    4. un buon viatico potrebbe essere cercare altri professionisti con i quali creare strutture associative. Questo permetterebbe di creare un’offerta più completa aumentando le opportunità  commerciali. Discutere sulle proprie esperienze personali, tra l’altro, porterebbe ad una visione d’insieme più completa, necessità  primaria per i manager coinvolti in questo drastico mutamento di scenario.

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    Commenti

    1. Vito Madaio dice:

      Non so chi ha detto che 1/3 dei Manager saranno licenziati, spero sia frutto di un calcolo e non solo una visione pessimistica per creare ulteriore panico.
      Nei momenti di crisi c’è maggiore bisogno di Manager BRAVI, perciò non vi è dubbio che si creeranno anche delle grosse opportunità . Anzi i bravi Manager saranno contesi dalle aziende, proprio per uscire dalla crisi.
      E’ anche evidente che coloro che oggi fanno parte di squadre fallimentari rischiano di andare a casa. Purtroppo, è anche corretto. Fa parte del gioco pulito.
      Suggerire loro di aprire una partita IVA, mi sembra un po’ azzardato, con il rischio di mandarli a sbattere contro un altro fallimento.
      Gli americani invitano i Manager in disgrazia ad essere più flessibili: pronti a cambiare settore di industria, città , e in alcuni casi anche mestiere, ma soprattutto di non disperdere il patrimonio di conoscenze acquisite, ma sfruttare la lezione appresa dai fallimenti precedenti. Magari è anche l’occasione per riordinare il proprio curriculum con della formazione ad hoc.
      Business Wire diDicembre 2008, ha pubblicato le posizioni più richieste negli USA secondo http://www.ctnet.com, una sintesi dell’articolo è sotto “Opportunità  di lavoro in USA per il 2009″ in http://tenstep-italia.blogspot.com .
      Nonè una ricetta esaustiva, ma almeno sentiamo anche un’altra campana.
      Saluti.
      Vito Madaio
      http://www.tenstep.it

    2. Giuseppe Leonzio dice:

      Ciao, ho visto adesso il commento ed inizio soffermandomi sul dato di 1/3 visto che in realtà  è un refuso poichè la frase precisa è “1/3 dei manager licenziati” (le mie scuse).
      Quindi tra coloro che si trovano costretti a cambiare lavoro 1/3 di essi opta, o ha intenzione di optare non in modo continuativo, per la libera professione.
      Per quanto riguarda la fonte del dato la trovi sul sito di manageritalia (www.manageritalia.it) ed è parte dell’intervento del Presidente di ManagerItalia dott. Claudio Pasini.
      Onde essere più completo cito un abstract dell’intervento: “Nel 2008, secondo le stime di Manageritalia, su dieci mila dirigenti licenziati o spinti ad andarsene, 3.500 si sono dati alla consulenza: due mila lo fanno a livello continuativo e 1.500 solo ogni tanto. «Se l’economia non tira, le imprese iniziano a tagliare i costi a partire dai dirigenti – commenta Claudio Pasini, presidente di Manageritalia – professionisti che a 50 anni, una volta perso il ruolo manageriale, non trovano aziende disposte a riassumerli a causa di uno stereotipo tutto italiano per cui: il meglio l’hai già  dato». E così l’ex manager o cerca di ricollocarsi in un’azienda, anche a costo di una dequalificazione delle proprie mansioni: «Sono 3.300 i manager che nel 2008 hanno ritrovato un incarico dipendente inferiore al precedente», commenta Pasini.”
      Detto questo, al di là  di forme retoriche, credo che sia questa un’opportunità  per rivedere un sistema manageriale che ha evidentemente evidenziato qualche crepa.
      Trovo sicuramente corretto ragionare sul merito e pensare che coloro i quali avranno un bagaglio di conoscenze ed una professionalità  di alto livello sicuramente non avranno problemi in questo periodo di transizione.
      Vorrei però soffermarmi sull’intento del post, infatti l’idea è che sicuramente c’è qualcuno che sta pensando di mettersi in proprio o associarsi (forse in una percentuale superiore alla media in questo momento), quindi ho cercato di fornire qualche indicazione sulla scorta di esperienze personali e di quanto appreso parlando con altri professionisti.
      Sicuramente fornire quante più informazioni possibili e/o idee di spunto può essere molto utile in questo momento.
      Ricambio i saluti. Giuseppe

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