• Impronte digitali: nuova frontiera della sicurezza… o forse no?

    Lettore di ImpronteNegli ultimi tempi sta prendendo piede la “moda” degli scanner di impronte digitali, che si propongono come alternativa – in tema di controllo agli accessi – alle classiche password.

    Spesso infatti alla parola “impronte digitali” viene affiancata il termine “sicurezza”, perché come ben sapete le nostre impronte digitali sono uniche.

    Eppure tutta questa euforia rischia di creare la pericolosissima illusione di sicurezza totale, completamente ingiustificata. Pericolosissima.

    Perchè – per quanto oramai molte persone effettuino l’accesso al proprio portatile, o a volte aprono addirittura delle porte passando un dito – è bene sapere che le impronte digitali non garantiscono una sicurezza particolarmente più elevata rispetto alle tradizionali password.

    Infatti, per quanto l’impronta del mio indice sia unica, la mia tastiera mentre scrivo ne porta l’immagine su tutti i tasti. Come ci insegnano i polizieschi, lasciamo impronte digitali ovunque, quindi anche la nostra è facilmente reperibile.

    Inoltre, il riconoscimento impone un confronto, ovvero la nostra impronta da confrontare dovrà  essere salvata da qualche parte. E anche se criptata, ci sarà  sempre un modo di penetrare nel sistema.

    Come vedete, i due esempi sopra sono applicabili anche alle password, se al primo sostituite qualcuno che vi guarda mentre digitate. Di sicuro le impronte digitali sono un piccolo miglioramento, ma nulla più.

    Oltre a questo, ricordatevi che la tecnologia non è ancora del tutto matura: quindi informatevi sullo stato del driver e della libreria che state usando per vedere se criptano l’immagine sul disco fisso, se non hanno falle o altro.

    Quindi non fatevi ingannare dall’aspetto “futuristico” che hanno certe nuove tecnologie: siamo ancora molto, molto lontani dalla sicurezza totale.

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    Commenti

    1. Luca Di Leo dice:

      Sono d’accordo dal punto di vista tecnico informatico, ma dal punto di vista burocratico del D.Lgs 196/03 “codice in materia di protezione dei dati” l’utilizzo di sistemi di identificazione ad uso esclusivo dell’incaricato, derivati appunto da caratteristiche biometriche, è uno dei pochi “congegni” che ci permette di non cambiare la password ogni 3 o 6 mesi, di non nominare il custode copie e credenziali e di non dover appunto, chiudere in busta chiusa le nostre credenziali di accesso al computer. Certo l’impronta digitale ha senso all’interno di un ufficio, dove i computer comunque sono “presidiati” dal personale all’interno dell’ufficio. Mai concepirei come sistema di autorizzazione l’impronta digitale per l’autenticazione con il bancomat…

    2. Dario Freddi dice:

      Sono d’accordo con te, e grazie per l’approfondimento legislativo del quale, tra l’altro, non ero assolutamente a conoscenza.

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