• Peer to Peer, pirateria e software illegali: scene di battaglia, tra provvedimenti francesi e DRM

    Pirateria e DRM“La pirateria è un comportamento medievale”? Tutt’altro: è tipico dell’era digitale.

    Benché il presidente francese Nicolas Sarkozy facesse riferimento alla sconsideratezza della pirateria quale comportamento lesivo dell’economia e della vita culturale, le sue parole si prestano bene a introdurre l’argomento.

    È della scorsa settimana la notizia che la Francia rivoluzionerà  presto le sue politiche interne riguardo le connessioni internet e i programmi P2P.

    Non è un mistero il fatto che in tutto il mondo migliaia di persone, assolutamente normali e il più delle volte senza nessuno secondo fine, traffichino file multimediali senza farsi troppi scrupoli dei diritti di autore dai quali sono protetti.

    È evidente che il fenomeno di crisi denunciato negli ultimi anni non è causato dal singolo utente, interessato semplicemente alla traccia musicale più in voga in quel momento, ma a chi del P2P ne ha fatto una “filosofia di vita”…

    I danni all’economia derivati da quest’uso sconsiderato di software e reti sono realmente consistenti, e non solo in Francia. La situazione italiana, infatti, non differisce di molto (riferimento normativo L. 633/1941).

    Inutile dire che per quanto si possa cercare di tracciare gli scambi e le connessioni, soprattutto per gli scaricatori più esagerati, ciò non può costituire una soluzione o un deterrente, stando ai fatti.

    Multe o non multe il fenomeno persiste e continua a creare danni non solo a livello nazionale, ma anche a livello delle singole aziende che vedono le vendite dei loro prodotti informatici crollare velocemente.

    PirateriaSicuramente misure drastiche come quella francese possono probabilmente raggiungere dei risultati (questo solo il tempo potrà  dirlo), ma al di fuori del territorio nazionale come controllare che il copyright non sia violato? La risposta a questa domanda viene proprio dallo scenario che la pone.

    È vero che la nuova era digitale ha richiesto una ridefinizione degli usuali concetti di proprietà  intellettuale, di opera dell’ingegno, di copia e di mercato stesso; ma è pur vero che le nuove tecnologie offrono strumenti in grado di garantire essi stessi il rispetto della legge.

    DRM è l’acronimo di digital right management, la dottrina che si occupa delle misure tecnologiche di protezione attraverso crittografia digitale. Spesso oggi si parla, infatti, di Trusted system o di Trusted computing indicando l’insieme di autotutele che il software o l’harware offrono per garantire il rispetto delle leggi sul copyright.

    Un esempio interessante è offerto dal sistema operativo Windows Vista che ad esempio prevede un programma (Genuine Software Initiative) per riconoscere le copie pirata o crackate e impedire aggiornamenti e altri servizi.

    Proteggere i propri prodotti multimediali oggi è possibile in modo da non dover temere il WWW e i programmi P2P. Parallelamente, però, per tutti coloro, PMI comprese, che credono di fare i furbi continuando a pirateggiare sulla rete le possibilità  di non essere rintracciati diminuiscono sempre più, mentre aumentano le già  salate multe.

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    Commenti

    1. jons dice:

      Personalmente sono d´accordo nel fare il possibile per fermare la pirateria informatica, ma c´è da fare alcune considerazioni.
      Primo perchè si giunti a queste conseguenze? Secondo chi ha introdotto la pirateria per primo? Terzo da dove provengono gli operatori informatici che piratano i software?

      Primo perchè si giunti a queste conseguenze?
      La prima domanda ha due risposte, una è la sfida che le case produttrici lanciano verso il mercato intero, il fatto stesso di proteggere una cosa significa che l´uno fa di tutto per cercare di trovare la soluzione per sproteggererla, e ciò non nasce oggi, ma è un tipico comportamento umano, la ricerca di una soluzione ad un qualsiasi problema, che sia un software o altro, oltretutto tutto ciò nasce dalla ricerca e probabilmente dallo spionaggio industriale. Poi v´è un latra ragione perchè si è arrivati a questi esiti, il fatto che via via i software hanno acquisito costi troppo elevati per chiunque, visto che ogni anno escono nuovi programmi, migliori dei precedenti e che oggi giorno, la ricerca del software migliore è proprio una proprietà , quindi la guerra dei software tra le case produttrici a si che si producano milioni di programmi simili, ma che hanno in sostanza qualche miglioria rispetto ai precedenti, di conseguenza i costi lievitano progressivamente, non tenendo conto che gli acquirenti non hanno sempre tutta questa disponibilità  di mezzi, e spesso chi ne fa un gran uso non sono solo le aziende, ma gli studenti, che spesso devono attaccarsi ai bagget dei loro familiari per far fronte a queste spese, direi per molti insormontabili. Quindi in definitiva i software che valgono costano troppo, bisogna sconfiggere la pirateria, abbassando i costi dei software, non solo bloccando gli utenti smanettoni o eventuali pirati che spesso non si fanno facilmente rintracciare.

      Secondo chi ha introdotto la pirateria per primo?
      Qui il discorso è complesso, perchè credo che interessi le stesse case produttrici, anche alcuni settori militari, certamente nato come già  detto per spinta delle stesse case e per sfida a trovare soluzioni migliori per la protezione stessa degli stessi software, diciamoci la verità  se non ci fosse stata al pirateria, oggi i software non avrebbero ne password di accesso e per virus, ne problemi legati a tutte le problematiche oggi create appunto dalla pirateria. Quindi la pirateria possiamo dire è stata buona, per le stesse case; capisco che adesso non serva più, perchè sfuggono i guadagni, ma credo che questi non li potranno certamente avere perchè come detto i software costano troppo, quindi anche sconfitta la pirateria, un gran ritorno di denaro non ci sarà , chi non poteva permettersi prima, non lo potrà  ora, in sostanza non cambierà  un gran che per singoli privati! Potrebbe cambiare molto per le aziende questo si!. A parte che un azienda potrebbe utilizzare il software craccato in altro pc e utilizzare un programma freeware per inviare la posta, chi se ne accorgerebbe, nessuno!

      Terzo da dove provengono gli operatori informatici che piratano i software?
      Oltretutto da dove escono i pirati informatici? escono sia dalla medesime case produttrici che dalla università , i soli luoghi dove si può riscontrare, un alto tasso di menti capaci di collaborare e generare nuove soluzioni. In sostanza possiamo dire le università  per paradosso, sono il fulcro dei pirati informatici, tutti gli studenti di informatica per esempio devo saper smontare un software, conoscerne tutti i segreti, per essere almeno bravi programmatori e per far ciò si insegna loro come baipassare le password oltre a molto e altre cose. Oltretutto forse non si sa, ma quando gli studenti hanno bisogno di software aggiornati di qualsiasi programma, certamente non lo acquistano, perchè l´uso è solo momentaneo per capire i meccanismi di quel programma forse lo usano un po´ per apprenderlo, ma poi non ne fanno un gran uso, spesso questo viene fornito dalle università  stesse, software che non è originale, e non credo che solo in Italia ci sai questa brutta abitudine. Ma c´è di peggio da quanto ho saputo da fonti universitarie proprio da studenti raccolte da amicizie, pare che gli stessi promotori di software distribuiscano preso le università , le Demo, che opportunamente trattate diventano originali, quindi qui c´è un bel dilemma, chi è che fornisce gli studenti? le stesse case produttrici allora per si lagnino! Se esse stesse si causano il danno! Non tutti gli Haker, sono certamente laureati, non tutti sono studenti, non tutti sono docenti, c´è n´è pure una piccola parte che sono mezzi smanettoni, ma questi tutto sommato contano poco, qualche genio può sempre esserci.

      La soluzione per me è questa:

      -1° snidano i pirati interni alle aziende software; (solamente la soluzione per baipassare le password non viene solo dal programmatore esperto, ma anche da chi gli da l´imbeccata, perchè nel caso di software super protetti con nuovi algoritmi, nessuno all´università  conosce la matrice, se non chi la produce, quindi il problema è sempre alla fonte). Fermare l´emorragia di chi parla troppo.

      -2° intervenire presso le università , controllando l´attività  delle stesse, ma qui non è un problema non da poco, l´indipendenza delle stesse. Che sappiamo essere un qualcosa di molto pesante, in Italia. Si dovrebbe controllare i server delle università  e i soggetti più promettenti, mettendoli direttamente sotto controllo a loro insaputa logicamente, così come anche i docenti.

      -3°certamete un controllo a tappeto della rete, potrebbe fornire dei dati, ma trovo la cosa piuttosto aggressiva visto che può ledere la privacy dei soggetti. E oltretutto, fornirebbe l´occasione alle stesse case di praticare lo spionaggio, usanza per altro adottata da tutti nei software almeno quelli più grossi, che si dica che non trasmettono dati dell´utente, cosa assolutamente falsa, sappiamo per certo che molti software sia quelli più famosi che meno, hanno in se programmini che registrano tutto quello che l´utente digita sulla tastiera, che invia nella rete ecc.. e questo è già  violazione della privacy, oltre che spionaggio. Allora come la mettiamo, producono software che spesso vano a danno dell´utente per sapere cosa fa o non fa non fa l´utente, producono software nascosti per controllare l´utente nelle sue scelte, software che trasferisco dati all´insaputa dell´utente delle aziende, della pubblica amministrazione, ecc, alle case madri. Mi chiedo a questo punto chi è che fa il più grande danno? La casa madre del software che spia chiunque ovunque, o la l´utente finale? Perchè con questo sistema si rapinano molti utenti delle loro idee, dei loro brevetti, non tutti sano queste cose, non tutti si proteggono, non tutti, buona parte sono inesperti, in utilizzando un software non autorizzato, ma guarda caso la casa produttrice lo sa, chi sono perchè non li fermano prima? Perchè in realtà  li spiano concedendogli l´uso gratuito del software! Tempo addietro parlando proprio con un operatore tecnico della Microsoft, questo mi ha detto che loro sanno bene chi usa o no software non originale. M´è venuta subito una domanda perchè non vengono fermati, visto che lo sanno, e la stessa affermazione mi ha fatto comprendere che siamo tutti osservati, tutti controllati, grandi e piccoli? Dove sta la sicurezza informatica, è un utopia, non esiste e mai esisterà  effettivamente, perchè ci difendiamo dagli haker esterni, ma gli haker interni no! Perchè la Microsoft è la più grossa casa di software al mondo non agisce nei confronti di questi milioni di utenti, non solo italiani?, perchè molto probabilmente gli viene di beneficio a non farl, perchè ne hanno di maggiore vantaggio, prelevando da essi quello che a loro serve. Allora prima di dire chiudiamo le ali ai piccoli, dovremo dire chiudiamo la bocca i grandi. Perchè altrimenti le cose sono impari, e non si fa giustizia come si vorrebbe, ma si crea ancora ingiustizia.
      Quindi la mossa definitiva qual è, togliere da sistemi operativi tutti i programmi di controllo, almeno quelli che inviano alle case produttrici i dati dell´utente e ciò che gli hard disk contengono se si vuole avere fiducia del singolo altrimenti questo è un sistema che continuerà  a macerarsi e autodistruggersi. Secondo il mio punto di vista la casa del software non toglieranno mai, questi programmi, perchè sono uno spionaggio indiretto, che gli stati permetto alle stesse case. Cosa sbagliatissima!.
      E´ logico che nelle università  si utilizzi prevalentemente Linux, è ed anche logico perchè hanno in odio la microsoft. E smembrano i loro software per rintracciarne le chiavi di accesso. Quindi mi chiedo a questo non in difesa degli haker certamente, ma in difesa del consumatore finale che siamo tutti noi, chi ha più colpe, chi è maggiormente da condannare, l´utente finale che nella sua ingenuità  spesso usa software non originale o la casa produttrice del medesimo che rapina nel vero senso della parola i contenuti dell´utente? A conti fatti di fronte ad un personaggio che utilizza un software senza licenza e una casa software ce deruba gli utenti dei loro dati personali, non sinceramente chi è più da condannare. Potremo dire che sotto un certo punto di vista la casa produttrice è più condannabile dell´utente, perchè lo fa consapevolmente, volendo agire a danno dell´utente. Arrivando però ad un compromesso, potremo dire che entrambi usano il mezzo allo stesso modo per fini non leciti nello stesso modo di conseguenza nessuno dei due è condannabile, ma entrambi dovrebbero essere oscurati, ma ciò non è possibile, la casa del software ha bisogno dell´utente e vice versa. Quindi il problema è irrisolvibile. Anche eliminando gli haker, o gli utenti che non pagano le licenze, non cambia nulla, perchè il problema rimarrebbe; anzi peggio, perchè la casa madre del software qualsiasi sia, ha ancora più campo nell´agire illegalmente e non trovando più ostacoli, fa meglio il suo lavoro di spionaggio informatico. MI chiedo la Legge non colpisce pure la case madri che agisco illegalmente verso gli utenti, non è pure un danno questo?
      Credo che non si troverà  soluzione perchè c´è troppo denaro in gioco.

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