• Permessi e disabili: novità  per dipendenti e aziende

    Permessi e disabili: novità  per dipendenti e aziendeNuove norme per i permessi ex legge n. 104/1992: le ha introdotte la legge n. 183 del 4 novembre 2010 che in parte ne modifica l’impianto generale e riguarda anche i disabili.
    Si è stabilito ora che un solo lavoratore può assistere la stessa persona e che una volta scelto un lavoratore, solo questi può chiedere i giorni di permesso.
    Vi è una sola eccezione: quella dei genitori. L’assistenza al figlio è infatti riconosciuta a entrambi i genitori, che quindi possono assentarsi dal lavoro entrambi, in modo alternativo.

    Padri e madri sono interessati da un’altra novità : con la nuova legge hanno diritto a tre giorni di permesso al mese anche per un figlio sotto i tre anni.
    Per essi ci sono più opzioni: restare a casa in congedo parentale; tornare al lavoro e chiedere due ore di riposo al giorno; tornare al lavoro e chiedere tre giorni di permesso al giorno(questa terza possibilità  è alternativa alle altre due e non si aggiunge ad esse).

    Resta confermato che i permessi non sono riconosciuti ai lavoratori se il disabile è ricoverato a tempo pieno con le seguenti eccezioni: ricoveri durante i quali per qualche tempo il disabile deve recarsi fuori della struttura per visite e terapie; ricoveri di persone in stato vegetativo o con prognosi infausta a breve termine; ricoveri di minori che hanno bisogno anche di assistenza dai genitori o familiari, bisogno documentato dai sanitari.

    Ultima importante novità  riguarda i familiari che possono avere il diritto di chiedere i tre giorni di permesso.

    In base alle norme precedenti avevano diritto coniuge, parenti e affini di persona in situazione di disabilità  grave entro il terzo grado.
    Il nuovo disposto normativo prevede, invece, il diritto a godere dei permessi oltre al coniuge, i parenti o affini del disabile medesimo entro il secondo grado (a titolo esemplificativo sono parenti di primo grado: genitori, figli; sono parenti di secondo grado: nonni, fratelli, sorelle, nipoti in quanto figli dei figli; sono affini di primo grado: suocero/a, nuora, genero; sono affini di secondo grado: cognati).

    Il diritto può essere esteso ai parenti e agli affini di terzo grado (a titolo esemplificativo sono parenti di terzo grado: zii, nipoti in quanto figli di fratelli/sorelle, bisnonni, pronipoti in linea retta; sono affini di terzo grado zii acquisiti, nipoti acquisiti) della persona con disabilità  in situazione di gravità  soltanto quando: i genitori o il coniuge della persona in situazione di disabilità  grave abbiano compiuto i sessantacinque anni di età ; oppure siano anche essi affetti da patologie invalidanti; siano deceduti o mancanti (vale a dire: celibi, figli naturali non riconosciuti, divorziati, separati legalmente, abbandonati dall´altro coniuge).

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    Commenti

    1. Vito dice:

      Non è chiaro all’art.6 del d.l. n. 119/2011 se il diritto ai permessi nel caso in cui le persone da assistere siano affini entro il primo grado o entro il secondo grado qualora ecc. ecc. riguardi tutte e due ( o più) le persone ovvero il limite vale dalla seconda persona. Per cui la prima può essere affine di terzo grado mentre la seconda dev’essere di secondo grado a condizioni che il genitore o il coniuge ecc. ecc.

    2. Antonio dice:

      La legge 104/92 deve essere più chiara qualora il disabile e un genitore.Il mio caso sono il marito di una disabile dalla nascita,abbiamo un figlio di 8 anni e una bambina di quasi 2 anni,in situazione economiche come un impiegato regionale,non posso pagare una badante e s

      ono costretto a farmi aiutare da mia suocera,non avendo coss’una vita privata.Non sò quante ore al giorno lavoro,fra togliere pannolini bagnetti ed ore d’ufficio.Ci vorrebbe una legge che ci tutelasse un pò di più,caso per caso.Un pre pensionamento senza ritenute penalizzanti farebbe felicesia il disabile e permetterebbe di respirare il lavoratore .

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