• Microimprese: pilastro dell’economia italiana

    Microimprese: pilastro dell'economia italianaLe microimprese sono un pilastro dell´economia italiana, come ha confermato la Commissione europea nel corso della “European SME week” dedicata alle piccole e medie imprese: in 5 anni, tra il 2006 e il 2011, le piccolissime aziende con meno di dieci addetti hanno incrementato i posti di lavoro del 6,55%.
    In Italia rappresentano addirittura il 94,9% delle imprese attive, che occupano il 46,7% della forza lavoro e funzionano come un ammortizzatore sociale per molte famiglie, perché tutelano meglio le risorse umane rispetto alle grandi aziende.

    Non è un caso che, nel 2009, anno di massima esplosione della crisi mondiale, le microimprese abbiano limitato la perdita di occupati all܉%, rispetto ad una contrazione più che doppia, registrata dall´intero sistema imprenditoriale.

    I dati congiunturali 2011 del Centro studi Confartigianato Vicenza sono stati negativi per il settore artigiano e le prospettive per il 2012 non sono rosee.
    Agostino Bonomo, presidente Confartigianato Vicenza, conferma che anche il Nord Est ha subito conseguenze pesanti. L´artigianato vicentino, ad esempio, ha avuto una ripresa nel primo semestre 2011, vanificata in gran parte dalla contrazione avvenuta tra giugno e dicembre.
    Il 40% delle aziende del settore ha quindi sofferto il calo del fatturato, il 28% ha diminuito le esportazioni e il 41% ha ridotto gli investimenti. Unica nota positiva è la discreta tenuta dell´occupazione.

    Secondo i dati di fine gennaio 2012, solo il 13% delle aziende ha licenziato, mentre il dieci per cento delle microimprese sta ancora assumendo.
    Ma per l䚡% degli artigiani le tasse sono troppo alte, la burocrazia è complicatissima e mancano iniziative efficaci per dare ossigeno ai mercati.

    Senza contare che il 48% delle aziende è sempre alle prese con i ritardati pagamenti della pubblica amministrazione. Il 2012 prevede riduzioni di fatturato e investimenti, mentre l´occupazione è a rischio, anche se si pensa a nuovi licenziamenti solo come soluzione estrema.

    Gli artigiani hanno quindi rivolto ai comuni la richiesta di non calcare la mano con l´IMU, dato che la revisione delle rendite catastali e il nuovo moltiplicatore costerà  almeno il 70% in più della vecchia ICI. La soluzione proposta è l´allineamento della nuova IMU al´ICI per chi apre un´azienda mentre, per le imprese già  attive, Confartigianato Vicenza chiede un tavolo di coordinamento fra associazioni di categoria e Comuni.

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