• Social networks per piccole aziende: oltre il valore della partecipazione

    Social networks in aziendaIn un recente intervento su PMI.it si è parlato del ruolo del web 2.0 nella comunicazione aziendale. Interessanti soprattutto alcuni dei temi chiave trattati dal professor Di Bari, che ha sottolineato come nei prossimi anni le applicazioni 2.0 costituiranno uno dei veicoli principali per la comunicazione tra l’impresa e i suoi principali stakeholder: clienti, fornitori, azionisti, persone o istituzioni genericamente interessate a qualunque titolo all’impresa verranno auspicabilmente coinvolte in un dialogo che avrà  quale medium la rete e sarà  tanto più utile (e profittevole per l’impresa) quanti più saranno gli attori coinvolti in questo interscambio di conoscenza, di esigenze e di esperienze.

    In un precedente intervento ho già  accennato ai blog aziendali come a una possibile forma di comunicazione finalizzata a generare quello che viene chiamato “engagement” o partecipazione in Rete da parte di potenziali utenti interessati all’impresa.
    Credo che, a margine dell´intervento del professor Di Bari, possa essere interessante approfondire anche il ruolo che possono avere i social networks nel creare una serie di contatti utili per l’impresa.

    Senza scendere nel merito degli aspetti tecnici o sociologici, come ben sappiamo si parla di social network su Internet riferendosi a dei siti in cui gli utenti registrati hanno la possibilità  di crearsi un profilo personale con informazioni o contenuti di vario tipo che li riguardano, e di instaurare una serie di relazioni con altri utenti.
    Le relazioni sono ovviamente ricorsive, nel senso che le persone contattate da un utente avranno a loro volta altri contatti e così via. L´effetto finale è che ad ogni passaggio aumenta in modo esponenziale l’aggregazione di utenti attorno ad uno specifico interesse.

    I social network più importanti in termini di persone registrate, e parliamo di centinaia di milioni di utenti, sono MySpace focalizzato principalmente attorno alla musica, Facebook e Orkut. Potenzialmente, qualunque interesse attorno al quale è possibile aggregare un certo numero di persone può dar luogo ad un social network.

    Sebbene in Italia ci troviamo ancora in una fase embrionale del fenomeno, credo che per le Pmi la partecipazione a social networks tematizzati possa tornare piuttosto utile sotto diversi punti di vista e, sul versante delle relazioni in particolare, ritengo sia assimilabile alle tradizionali fiere di settore rivisitate con gli strumenti che la tecnologia mette a disposizione. Anche perché i circuiti professionali e commerciali si stanno moltiplicando in Rete.

    Per fare qualche esempio, Ryze, Biznik, Jigsaw possono essere utilizzati per generare contatti commerciali, Facebook, Linkedin e Xing possono tornare estremamente utili nella ricerca del personale, Cambrianhouse consente di discutere con altri utenti di nuove idee imprenditoriali mentre Oriented è tematizzato sulle opportunità  di business in Asia.

    Il tutto nella prospettiva che ritengo piuttosto lungimirante di creare un proprio network fatto di contenuti, informazioni, notizie e relazioni anche “virtuali”, che siano in grado di coinvolgere in un senso concentrico e sempre più ampio quante più persone possibile al fine di generare opportunità  di business… reali.

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    Commenti

    1. Noi abbiamo cominciato mettendo on line un blog aziendale che si avvale degli strumenti di SN, soprattutto quelli per la condivisione dei contenuti come YT e SlideShare. Non sappiamo ancora che ritorno riusciremo a ottenere, ma i primi risultati sembrano positivi.

    2. Fabrizio Scatena dice:

      Questi strumenti sono oramai esseenziali per le PMI, ma il vincolo da superare, è la diffidenza di management poco inclini a lasciare libera la comunicazione fuori dall’azienda.

      In alcuni casi lecita, ma in altri limitativa.

    3. nel mio caso l’azienda, che è una cooperativa, ha tutto l’interesse a diffondere sapere. il fatto è che opera nel settore AS/400 che è un mondo che in qualche modo si affaccia meno per definizione sul web.
      Fra difendere il sapere e diffondere il sapere cos’è che fa marketing e cosa lo frena? E qual’è il pericolo reale del diffondere il sapere?

    4. Fabrizio Scatena dice:

      Il marketing oltre che diffondere, dovrebbe creare legami e scambio di conoscenze, ma come sottolineavo alcuni management non inclini ai new media tendono ad imporre un controllo troppo ferreo sulle mosse dei loro dipendenti.

    5. Io temo che nella PMI (quella P, non quella M) si sia ormai innescato un processo di mobilità  che ha i suoi pro e i suoi contro. Un processo per cui molti che una volta sarebbero stati dipendenti oggi sono liberi professionisti o contratti a progetto. A questo punto la cosa strana è che le aziende comunque preferiscono “tenere” i consulenti con i quali si trovano meglio, quasi faticando a condividerli.

    6. la mia esperienza mi porta a pensare che il blocco maggiore del management sia relativo alla perdita di tempo che questo tipo di network può indurre al personale.
      Faccio un esempio: In nokia ogni persona possiede una personalwebpage nella intranet dove scambia info anche con altri siti worldwide.
      Se già  le semplici email sono time-spending figuriamoci questi sistemi che possono sfuggire dal controllo del manager-CAPO all’italiana.
      Saluti

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