• Datore di lavoro e dipendenti: carriera vs. mobbing e salute?

    arrogante.jpgIn un mondo in cui si va sempre più di corsa e lo stress sembra non risparmiare nessuno, trovare un ambiente lavorativo sano e piacevole diventa una reale esigenza, non solo per la propria produttività  ma anche per la propria salute.

    A fine 2008 è tornato alla ribalta l’annoso dilemma carriera/salute, in relazione alla notizia di uno studio sugli effetti “nocivi” di un capo arrogante in ufficio, in grado di mettere in serio pericolo il sistema cardiocircolatorio dei dipendenti aumentando il rischio di infarto.

    La notizia faceva riferimento alla ricerca pubblicata sull’Occupational and Environmental Medicine e condotta dai ricercatori del Karolinska Institute e dell’Università  di Stoccolma su tremila dipendenti uomini svedesi tra i 19 e i 70 anni impiegati nella zona di Stoccolma.

    A creare problemi sarebbe la continua esposizione allo stress causata da un capo irascibile, arrogante, impreparato o molesto. Situazione che può portare facilmente a comportamenti compensativi dannosi per la salute generale e più nello specifico del cuore: fumare, bere o alimentarsi in maniera disordinata.

    I ricercatori svedesi hanno riscontrato 74 casi di infarto, angina acuta e ischemia mortale , nei quali il fattore comune era un ambiente lavorativo sfavorevole e stressante creato dal capo ufficio in cui i dipendenti hanno vissuto per almeno quattro anni.

    Ricordiamo inoltre che, nei casi in cui l’arroganza del capo ufficio non si limiti semplicemente all’incapacità  di creare un ambiente sereno produttivo ma sfoci nel Mobbing (comportamento offensivo volto a minare la psicologia e l’immagine del lavoratore) questo è perseguibile e risarcibile.

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    Commenti

    1. gaetano dice:

      Chi deve tutelare il cittadino ONESTO ?
      Egregio Lettore

      Ti Voglio raccontare la mia brutta esperienza, concedimi un minuto del Tuo tempo, leggi questa mia testimonianza, che, non sembra essere un caso isolato. Io cerco di pubblicare il mio vissuto, perchè altri non si trovino nella mia stessa situazione. Mi scuso se abuso della Tua pazienza.

      Sono il Maresciallo Capo dei Carabinieri in “quiescenza” Gaetano Campisi, di cinquantaquattro anni, trenta dei quali trascorsi nella Gloriosa Arma dei Carabinieri. Mi sono arruolato all’età  di diciassette anni e mezzo ed ho svolto servizio nei più svariati reparti di prima linea, come l’antidroga di Roma, Napoli e Milano, e reparti operativi sparsi per l’Italia; ho partecipato alle indagini della bomba a piazza della Loggia a Brescia, ho prestato servizio nell’antimafia di Palermo ed ho fatto anche la scorta ad un magistrato. Tanti anni di servizio spesi con onestà , abnegazione e sacrificio, sino al giorno in cui mi ha colpito una grave malattia dell’intestino (il morbo di Crohn), che mi ha poi costretto a lasciare l’attività  operativa per quella burocratica.
      Nel 1991 è iniziato un contenzioso con la mia amministrazione, per un banale “caso d´ufficio”.
      Tutto ebbe inizio quando (avevo la qualifica di terminalista c/o il Nucleo Rilevazione Dati del Comando Legione Carabinieri di Firenze), per motivi logistici si è dovuto ampliare (anno 1986/87) la struttura informatica, con conseguente trasferimento del preesistente ufficio in altri locali. Essendo l´unico Sottufficiale, specializzato, addetto all´Ufficio e, quindi, responsabile funzionale del Nucleo, ritenendo che i nuovi locali erano carenti sia sotto il profilo delle norme di sicurezza che igienico-sanitarie, informai i Superiori diretti, sia verbalmente che con richieste, proponendo, delle possibili soluzioni logistiche alternative.
      A seguito di tale iniziativa fui allontanato dall´incarico previo trasferimento da un comando superiore, Comando Legione Carabinieri Firenze – Nucleo Rilevazione Dati in cui ero l´unico sottufficiale specializzato come “terminalista”, ad un inferiore Comando Compagnia Firenze Oltrarno, come addetto (senza un incarico specifico) e da qui al Centro Militare di Medicina Legale di Firenze, senza alcun incarico specifico e il 29.1.1991 invitato a presentarmi presso il Servizio Sanitario della Legione Carabinieri di Firenze “per accertamenti delle condizioni psico-fisiche”.
      Fu il dirigente dell´infermeria presidiaria, dott. Parigi, all´epoca ufficiale medico di complemento che, avendo rilevato che “il paziente era sposato da dieci anni e non aveva avuto figli e perchè viveva una vita idilliaca”, ritenne opportuno sottopormi a visita neuro psichiatrica presso il C.M.O. (Centro di Medicina Legale) dell´Ospedale Militare di Firenze per “sospetta nevrosi distimica in soggetto portatore di morbo di Chron” al fine di valutarne l´idoneità  al servizio. (doc. N. 28/5 del 30.1.1991)
      Preme rilevare, innanzi tutto, che quella stessa commissione medica, solo diciannove giorni prima, mi aveva dichiarato idoneo al servizio ed in secondo luogo che dal 1° marzo al 24 settembre 1990 ero stato impiegato presso quel medesimo centro militare di medicina legale. (senza un incarico specifico)
      L´esito della visita al C.M.O. di Firenze fu “tratti di rigidità  dell´io”, quindi mi sono state concessi gg 40 (quaranta) di licenza per convalescenza, (che rifiutavo, non condividendone la diagnosi nè la prognosi. Pertanto, sono stato inviato (ambito militare = ordine) alla Commissione medica di 2^ istanza. Vale la pena sottolineare che appena 19 giorni prima, la stessa Commissione Medica aveva giudicato il mio quadro patologico, senza riscontrare quanto poi affermato. Cos´è successo?
      Dinnanzi alla Commissione Medica di 2° istanza, incaricata di revisionare il parere della C.M.O. di Firenze, mi presentai accompagnato da un docente universitario in psichiatria, il dott. Lera Stefano, e con le relazioni redatte dalle cliniche psichiatriche di Pisa e Siena, che dimostravano la mia buona salute psichica.
      Ignorando le ragioni per cui fossi stato sottoposto ad una visita psichiatrica e temendo, al contempo, che la riscontrata “rigidità  dell´Io” potesse costituire una malattia psichiatrica, mi sono rivolto ad alcuni dei più noti specialisti della materia: dott. prof. Pietro Sarteschi, Direttore della 1° cattedra di Clinica Psichiatrica dell´Università  di Pisa, il dott. prof. Saulo Sirigatti, Direttore dell´Istituto di Psicologia Generale e Clinica della Facoltà  di Medicina e Chirurgia dell´Università  di Siena. Ciascun docente aveva affermato che presentavo una personalità  perfettamente normale. Infine anche il dott. prof. Arnaldo Ballerini, docente della Scuola di Psichiatria dell´Università  di Firenze, incaricato dal Centro Militare di Medicina Legale di Firenze, confermava il giudizio degli illustri colleghi.
      Il giudizio espresso dagli illustri colleghi ebbe un´influenza positiva sui componenti della Commissione di seconda istanza, i quali in parziale difformità  dalla C.M.O. di Firenze, ritennero che il “M.llo Campisi, affetto da 1) Morbo di Chron e 2) tratti di rigidità  dell´Io, è per la prima infermità  GIà€ NON IDONEO permanentemente al Servizio Militare ma SI idoneo in modo parziale ai sensi del DPR 738 del 25/10/1981; mentre per la seconda patologia “i constatati tratti di rigidità  dell´io non hanno rilevanza medico legale” (verb. N. 77 del 15.5.1991, ).
      In quella sede il mio medico di fiducia docente universitario di Siena, chiedeva alla Commissione il significato di tale diagnosi, gli è stato risposto: “ ha un carattere da Carabiniere
      Vi erano quindi tutti i presupposti per un´archiviazione della diagnosi di rigidità  dell´Io, semplice manifestazione del carattere come tale ininfluente in sede di giudizio d´idoneità  al servizio militare.
      Ma così non fu.
      Per aver comunicato tale disservizio mi sono state inflitte gg. 3 di consegna con la seguente motivazione:
      SOTTUFFICIALE ADDETTO AL NUCLEO COMANDO DI COMPAGNIA URBANA INOLTRAVA, PER MINORE SERENITà€´, CONSEGUENTEMENTE AL SUO STATO DI SALUTE ED IN DIFFORMITà€´ AL PROPRIO REALE PENSIERO, ISTANZA CONTENENTE AFFERMAZIONI RISULTATE NON VERITIERE CON ESPRESSIONI NEGATIVE ANCHE NEI CONFRONTI DEI PROPRI SUPERIORI. Mancanza commessa in data 17.09.1990, nel grado di Brigadiere.
      In seguito ad esplicita richiesta di riesame e di interpretazione della succitata motivazione della punizione, ho ottenuto la seguente risposta: >;
      Inoltre dal 13.02.2003 al 14.03.2005 sono stato sottoposto a visita psichiatrica senza il mio consenso.
      Nel 2003, difatti, fui nuovamente sottoposto a visita medica presso l´infermeria del VI Btg. Toscana, perchè il medico di famiglia dott. Lottini mi aveva prescritto 29 giorni di riposo a decorrere dal 5.2.2003, (senza specificarne il motivo, per l´ente, come previsto per legge). Per tale ragione il direttore dell´infermeria Ten. Col. Me. Luca Semeraro mi dichiarò NON IDONEO al servizio militare incondizionato per giorni 30 (trenta) a decorrere dal 13.2.2003 perchè riconosciuto affetto da “Reazione ansiosa in situazione di conflittualità â€, malattia non dipendente da causa di servizio (verb. n. 2/115-2 del 12.2.2003).
      Alla scadenza di detti giorni fui inviato (ambito militare = ordine) a visita presso il Centro Militare di Medicina Legale di Firenze.
      Alla visita del 17.3.2003, presso la C.M .O. 3 di Firenze, assunsi un comportamento poco collaborativo, per questo lo specialista, considerato “che l´atteggiamento oppositivo e reticente del soggetto non permette di approfondire il quadro”, decise di rinviarmi la visita e di effettuarla dopo il ricevimento del rapporto informativo redatto dal mio Comando (cfr. referto n. 592 del 17.3.2003).
      In realtà , non fui nè oppositivo nè reticente, semplicemente mi rifiutai di sottopormi ad un accertamento psichiatrico che non gradivo e di cui non comprendevo la necessità . Ma dopo aver dichiarato, in modo rispettoso e franco, al medico Ten. Col. Me. Spagli che ero disposto a prestare il proprio consenso all´esame psichiatrico, se solo questi mi avesse permesso di visionare la propria documentazione medica, precisando inoltre di essermi presentato solo perchè come soldato ero tenuto ad obbedire agli ordini di un superiore.
      Giova precisare, per inciso, che le norme militari sull´obbedienza (Regolamento di disciplina militare, DPR n. 545 del 1986, art. 25) stabiliscono non solo l´esecuzione pronta, rispettosa e leale degli ordini, ma anche il principio per cui, qualora il comando pronunciato dal superiore appaia non conforme alle norme in vigore, il militare “deve, con spirito di leale e fattiva partecipazione, farlo presente a chi lo ha impartito dichiarandone le ragioni”.
      Pertanto nessun rimprovero poteva essermi rivolto, avevo obbedito ad un ordine, ma come cittadino avevo il diritto, previsto dal D. Lgv. 196/03, di accedere alla propria documentazione clinica, nonchè quello, costituzionalmente garantito, di non dover subire un trattamento sanitario senza il mio consenso ovvero senza la procedura prevista per i trattamenti e gli accertamenti sanitari obbligatori di cui alla L. 180/78 (c.d. Legge Basaglia).
      Quindi in data 26 marzo 2003, dopo aver esaminato il rapporto inviato dal mio comando (presumo), il Ten. Col. Me. Spagli espresse la propria diagnosi: “tratti di rigidità  personologica in assenza di patologie psichiatriche in atto” e la Commissione Medica esprimeva il proprio parere di IDONEITA´ al servizio (referto n. 594 del 26.3.03).
      Dato che lo scrivente NON ACCETTO´ il suddetto giudizio, in quanto i medici del Centro di Medicina Legale si erano rifiutati di fargli visionare ed estrarre copia delle pratiche istruttorie n. 1455/01 e n. 361/03, questi si presentò, come ordinatogli, presso l´ambulatorio neuro- psichiatrico di Bologna, competente ad esaminare in 2° istanza la diagnosi espressa dalla C.M.O.3 di Firenze (cfr. verbale n.569 del 3.4.2003).
      Medici coinvolti: presidente – Ten.Col. Giorgio Concutelli; membro- Ten.Col. Roberto Brigadini; membro – Ten.Col.Gino Iafrate.

      Alla visita non mi recai da solo, mi feci accompagnare dal mio legale di fiducia, Avv. Marco Rezzonico, che ricevette espressamente l´autorizzazione ad assistere al colloquio con lo specialista militare.
      All´esito della colloquio il Ten. Col. Me. Spe. Postiglione dott. Mario, rilevando nel soggetto uno “Stato ansioso situazionale con note disforiche reattive”la commissione di 2^ Istanza mi dichiarava NON IDONEO al servizio per 120 giorni.
      L´interessato non potè far altro che prenderne atto, dato che il giudizio della commissione medica di 2° istanza è irrevocabile.
      La visita successiva si tenne il 18.9.03 ed il giudizio diagnostico dello specialista Ten. Col. Med. B. Sartoris fu sostanzialmente conforme ai precedenti:“Persistenti turbe ansioso-disforiche in personalità  già  precedentemente valutata”, ed il sottoscritto fu dichiarato “NON IDONEO temporaneamente al SMI ed ai CDI nell´Arma dei Carabinieri per gg. 90 (novanta)”.
      Neppure questa volta il giudizio contenuto nel verbale n. 1628 del 18.9.2003 fu accettato dall´interessato, per cui questi si presentò presso il Centro Militare di Medicina Legale di Bologna, per una nuova valutazione (verb. n. 1628 del 18.9.2003 e referto n. 609 del 18.9.2003,).

      Medici coinvolti: presidente – Ten.Col. Giorgio Concutelli; membro- Ten. Col. Carlo Rizzo; membro- Ten. Francesco Nobile; Psichiatra Ten.Col. med. B. Sartoris

      La Commissione Medica di 2° istanza, preso atto del referto del Ten. Col. Me. Spe. Postiglione Dr. Mario che aveva riscontrato nel sottufficiale uno “stato ansioso reattivo con disforia” confermò in sostanza la diagnosi del dott. Sartoris e quindi il giudizio di temporanea NON IDONEITà€ al servizio per giorni 90 ).
      Una volta trascorso questo ulteriore periodo di convalescenza, il 30.1.2004 l´esponente si ripresentò al CMO 3 di Firenze con la comprensibile aspettativa di essere oramai dichiarato “guarito” e quindi giudicato definitivamente idoneo al servizio.
      Ma così non fu.
      Nel referto del medico Ten. Col. Med. G. Fazzi si legge: “il soggetto si rifiuta di rispondere ad argomenti privati, in quanto lo scrivente non ha autorizzato la moglie del S.O a presenziare alla visita”, concludendo con la diagnosi di “Rigidità  caratteriale con note disforiche” e con un giudizio di “NON IDONEITà€â€ al servizio nell´Arma per ulteriori gg. 90 (cfr. visita n. 637 del 30.1.2004 e verb. n. 2512 del 3.2.2004)

      Medici coinvolti: presidente – Ten.Col. Carlo Rizzo; membro- Ten. Col. Vincenzo Orlando; membro- Ten. Francesco Nobile; Psichiatra Ten. Col. G. Fazzi;

      Ma il mio comportamento non era dettato dalla rigidità  del carattere bensì rappresentava semplicemente una forma di difesa a quello che ritenevo un sopruso. Chiesi al sanitario di far assistere mia moglie al colloquio e questi pretese che la donna uscisse dall´ambulatorio perchè si trattava di una visita coatta.
      Ma un superiore in grado, anche se medico, non può obbligare un sottoposto a subire una prestazione sanitaria non gradita. La legge Basaglia si applica anche ai cittadini in armi e gli accertamenti e i trattamenti sanitari obbligatori possono essere disposti solo con ordinanza del Sindaco, nella sua qualità  di autorità  sanitaria, su proposta motivata di un medico. Tale autorizzazione, come mi risulta, non fu mai richiesta al Comune di Campi Bisenzio.
      Sta di fatto che il sottoscritto, successivamente convocato per firmare il verbale, mi rifiutai di farlo, ma non per il motivo indicato dai medici in calce al documento (v. nota 34: “Il M.llo Capo CC Campisi Gaetano avanza richiesta di prendere visione degli atti (e gli viene consentito) ma si rifiuta di firmare, in quanto non gli viene rilasciata su richiesta verbale copia di tutti i referti medici e del verb. BS nr.2512, pur avendo la Commissione dichiarato la propria disponibilità  alla consegna dei documenti richiesti una volta espletate le consuete formalità  (richiesta scritta) così come avvenuto per le volte precedenti”) ma perchè la Commissione Medica mi negò espressamente l´accesso alla documentazione sanitaria che mi riguardava.
      Testimone dell´accaduto fu un´amica di mia moglie. La stessa fu da me invitata ad accompagnarmi e sebbene non le fosse stato consentito di assistere al colloquio, la stessa potè udire, nel momento in cui mi apprestavo ad uscire dall´ambulatorio, che con voce sonora chiedevo ai medici di poter visionare la propria documentazione sanitaria e la risposta negativa di costoro.
      A seguito dell´increscioso episodio, in una missiva a firma dell´Avv. Marco Rezzonico, il sottoscritto provvide a contestare alla Commissione le gravissime violazioni subite diffidando la stessa ad adempiere agli obblighi di legge (cfr. fax del 20.2.2004;).
      Ricoverato all´Ospedale Civile di Careggi dal 3 giugno al 16 giugno 2004 per essere sottoposto ad un nuovo intervento chirurgico addominale di resezione intestinale, e dopo aver usufruito di 60 gg di convalescenza per riprendermi dai postumi dell´operazione, mi ripresentai alla C.M.O. 3 di Firenze per l´accertamento della idoneità  al servizio.
      Una volta effettuata la visita psichiatrica e la visita chirurgica, lo stesso fu dichiarato ancora una volta NON IDONEO al SMI per giorni 60 per “rigidità  caratteriale (in supporto terapeutico)”e per postumi da intervento di resezione intestinale (cfr. visita psichiatrica n. 668 del 19.8.2004 e visita chirurgica del 25.8.2004;).
      Medici coinvolti: Dott. Tonini Neuropsichiatria convenzionato; Ten. Col. Vincenzo Orlando -Chirungo;

      Fu solo su suggerimento dello psichiatra dott. Andrea Piccini, che mi aveva accompagnato e che aveva assistito alla visita medico legale, che decisi di accettare, pur non condividendolo, il giudizio della Commissione contenuto nel verbale mod ML/BS n. 3786 del 26.8.2004.

      Medici coinvolti: presidente – Ten.Col. Alberto Razzolini; membro- Ten. Col. Gilberto Tuccinardi; membro- Cap. Francesco Nobile; Dott. Tonini Neuropsichiatria convenzionato;

      Allo scadere dei giorni di congedo il 4.11.2004, ancora una volta alla presenza del medico di fiducia dott. Andrea Piccini, il sottoscritto venne nuovamente visitato è dalla Commissione ritenuto NON IDONEO per ulteriori giorni 90 per persistente rigidità  caratteriale. Giudizio che anche stavolta l´interessato accettò solo su consiglio del dott. Piccini (cfr. verbale mod. ML/BS n. 4236 del 4.11.2004 e referto n. 676 del 4.11.04;)

      Medici coinvolti: presidente – Ten.Col. Giorgio Concutelli; membro- Ten. Col. Carlo Rizzo; membro- Cap. Francesco Nobile; Ten. Col. Vincenzo Orlando chirurgo; Psichiatra Ten.Col. med. G. Fazzi.
      Fu allora che il Comando mi comunicò la sconfortante notizia. Al termine dei 90 giorni di congedo per malattia il sottoscritto avrebbe raggiunto il limite massimo d´aspettativa fruibile nel quinquennio, avendo alla data del 20 gennaio 2005 accumulato un totale di giorni 731 di convalescenza.
      Dal 21 gennaio 2005, venivo posto in congedo nella categoria della riserva (posizione molto anomala). Fui inoltre invitato a presentarmi al CMO3 di Firenze per l´ennesima valutazione dell´idoneità  al servizio.
      Dal verbale mod.ML/B n. 5117 del 14.3.07, si evince che lo scrivente è NON IDONEO PERMANENTE e DA PORRE IN CONGEDO ASSOLUTO per 1) esiti di intervento di resezione intestinale per malattia di Chron in attuale fase di riacutizzazione, 2) assenza di psicopatologie a grado invalidante in atto in soggetto con rigidità  caratteriale. Inidoneità  da attribuirsi in modo prevalente all´infermità  di cui al nr. 1 e dipendente da causa di servizio.
      Medici coinvolti: presidente – Ten.Col. Luigi Porcacchia; membro- Ten. Col. Vincenzo Orlando; membro- Cap. Francesco Nobile; Psichiatra Ten.Col. med. G. Fazzi.
      Tuttavia, io non sono stato posto in congedo assoluto non tanto per la malattia di Chron per la quale, del resto, ero stato già  giudicato idoneo in modo parziale, ma per aver superato il periodo di aspettativa fruibile nel quinquennio a causa di una fan-tomatica rigidità  caratteriale che, per stessa ammissione dei medici militari, non è una patologia psichiatrica.
      Tale è anche il parere del Direttore del Servizio Presidiario del Comando Regione Carabinieri Toscana, dott. Faiola, il quale, su mia sollecitazione, afferma che la rigidità  caratteriale non configura sicuri aspetti psicopatologici meritevoli di terapia farmacologia, ma semmai di adeguato supporto psicologico.
      In data 20.10.06, in sede di riconoscimento della malattia per causa di servizio, anche il C.T. di parte dott. Giorgio Antonucci, ex primario di psichiatria di Imola, contestando le precedenti diagnosi formulate dal CMML, sostenne l´assenza di qualunque patologia psichiatrica. La diagnosi che il dott. Roberto Tonini formulò fu “tratti d´ansia in personalità  già  precedentemente valutata (referto n. 770 del 20.10.06).
      Dunque con Decreto dirigenziale di collocamento in aspettativa n. 850 del 7.3.2005 del Ministero della Difesa, ho cessato dal servizio permanente, per superamento del periodo massimo di aspettativa fruibile nel quinquennio (giorni 671 dal 13.3.2003 al 11.1.2005) e, successivamente, con Decreto n. 2750 del 27.10.2005, sono stato collocato in congedo assoluto permanente inidoneità  al servizio militare a decorrere dal 14.3.2005.
      Dai fatti come sopra narrati emerge chiaramente l´obiettivo dell´Amministrazione Pubblica di emarginare un soggetto indesiderato e la situazione di esasperata conflittualità  creatasi nell´ambiente di lavoro, dopo tre decenni al servizio dell´Arma sono stato congedato perchè ho “un carattere rigido”.
      Questo fatto mi ha provocato un danno non solo patrimoniale, ha contribuito ad aumentare lo stato di ansia e di prostrazione con un inevitabile aggravamento delle mie già  precarie condizioni di salute.
      Che si tratti di una pseudopatologia è confermato dal parere di alcuni esperti di psichiatria, interpellati dall´esponente nel corso degli anni, non è una malattia psichica, ma un semplice tratto della personalità , come tale non disadattivo nè invalidante
      Prof. Adolfo Pazzaglia, direttore dell´Istituto di Psicologia Clinica dell´Università  di Firenze, (indicato dal Comando Generale Arma Carabinieri), dott. Giuseppe Livio Comin e il dott. Pier Giovanni Serafini, (indicato dal Comando Generale Arma Carabinieri), specialisti in psichiatria presso l´Azienda Sanitaria di Firenze, ad esempio, hanno addirittura affermato che, a loro giudizio, il termine di “persistente rigidità  caratteriale” attribuito al Campisi “non corrisponde nè ad una definizione psicologica-clinica, nè ad una diagnosi psichiatrica”. Mentre la Prof.ssa P. Benvenuti, dirigente del reparto di Psicologia Clinica di Careggi, ha invece ipotizzato trattarsi di una situazione di conflitto esasperato in cui sono stati trasformati in diagnosi psichiatriche alcuni tratti di personalità  non patologici. Prof. Adele Nunziante Cesà ro, prof. ordinario di psicologia dinamica Università  di Napoli Federico II, Dott. Davide Coradeschi, PhD Psicologo Clinico Dottore di Ricerca in Psicologia Sociale e della Personalità , Prof. Antonio Vento, Ricercatore di Psichiatria dell´Università  La Sapienza di Roma e Dott. Marco Cannavicci, Ufficiale medico di Psichiatria e Presidente di Commissione dell´Invalidità  del Ministero del Tesoro di Roma, i quali interpellati dal sottoscritto mediante l´invio di una e-mail hanno tutti ribadito che la “rigidità  caratteriale” non è una patologia psichiatrica.
      Tra gli altri l´Ufficiale Medico Dott. Cannavicci ha così risposto: “ da psichiatra, da ufficiale medico e da presidente di commissione delle invalidità  del Ministero del Tesoro di Roma posso dirle che la dizione “rigidità  caratteriale” non rappresenta alcuna forma di patologia. Non essendo patologia non ha un modo clinico di manifestarsi, non ha una origine psicopatologica e non esiste alcuna cura. La rigidità  caratteriale è una specie di struttura della sua personalità  con cui lei convive fin dall’età  di 18-20 anni, come frutto della maturazione adulta delle componentiadolescenziali. Io credo che il problema sia un altro, ma di lei non so nulla e quindi non posso dire, al momento, nulla di più.
      Il Prof. Antonio Vento, a sua volta così replica: “I quesiti che lei mi pone, ai quali hanno già  dato una adeguata risposta i colleghi prof Sirigatti, Sarteschi e Pazzagli, sono facilmente risolvibili, non rientrando (la rigidità  caratteriale) nella classificazione internazionale sancita dal DSM IV, bensì da considerare facente parte dei normali sviluppi della maturazione dell´io[…..]
      Pertanto non può essere licenziato perchè rigido, nè rientra nelle problematiche della legge Basaglia (legge 180)”.
      Questi fatti hanno contribuito ad aumentare nel sottoscritto lo stato di ansia e di prostrazione con un inevitabile aggravamento delle mie già  precarie condizioni di salute.
      Presso il Tribunale Militare di La Spezia , sono stati aperti i sottocitati procedimenti penali, a mio carico, sotto forma di informativa, archiviati in istruttoria senza che io fossi reso edotto.
      OMESSA PRESENTAZIONE IN SERVIZIO
      DISERZIONE AGGRAVATA
      DISOBBEDIENZA AGGRAVATA
      FURTO AGGRAVATO (si legge in una dichiarazione resa da un sottotenente di complemento e di un maresciallo giovane, di avermi rincorso per la caserma VI Btg Toscana, e di non avermi preso)

      Non auguro a nessuno di trovarsi in una situazione analoga alla mia, pertanto Vi ringrazio per aver letto questa mia storia e se terrete opportuno divulgatela allo scopo di evitare che simili arbitrii abbiano a ripetersi in danno di altri appartenenti alle Forze Armate.
      Scrivetemi accetto qualsiasi critica o commento

    2. Patrizia dice:

      Wow, bruttissima esperienza, quella di Gaetano. Dopo averlo letto, ho pensato: l’hanno mandato via solo perchè era “testardo”?
      Se uno non è ammalato, lo fanno ammalare! In bocca al lupo per il futuro!

    3. cosmo dice:

      Caro Gaetano,
      mi chiamo Cosmo e sono un brigadiere in pensione congedato per riforma con la patologia di “stato ansioso depressivo reattivo con stati disforici” dopo 33 anni di servizio, senza un solo richiamo.
      Dal 2004, per aver detto cosa avete fatto a mio figlio, le note per 16 giorno non andavano fatte, quindi non poteva essere valutato da carabiniere aus. per il passaggio a carabiniere effettivo, ma doveva essere ammesso alla ferma biennale e dopo valutarlo?
      Lesa maestà , un brigadiere si permette di richiamare un Capitano?
      Fui perseguitato, denunciato contemporaneamente alla Tribunale militare ed ordinario per lo stesso reato, assolto, annullate tutte le punizioni che mi sono state inflitte,denunziato alla magistratura per insubordinazione, disobbedienza, ingiuria aggravata. Dei marescialletti hanno testimoniato fatti che non stanno ne in terra ne in cielo.(ma le…dell’ufficiale quindi tutto pianificato)
      Mio figlio, a seguito di ricorso per esclusione dal concorso per note di insicurezza, fu valutato da struttura universitaria di Roma elemento con alto grado di fiducia e assente di disturbi della personalità , dietro richiesta del TAR Lazio fu rivalutato è stato giudicato : persona in stato di ansia libera reattiva, con tic e balbuziente. Questo è facile accertarlo basta parlare con mio figlio per notare che non ha tic e che è una persona tranquilla.
      Caro collega come vedi tu non sei l’unico a dover subire tali sciagure. Ci sono cose che in questa sede non posso dire poichè legati a riserva istruttoria. Che io ritengo molto ma molto grave.
      Ora mi trovo mio figlio, disperato senza lavoro, sposato con un figlio e moglie tutti a mio carico.
      Se vuoi possiamo parlare per telefono o in altri modi personalmente.
      Una cosa ti vorrei chiedere, poichè invano ho cercato di interessare gli organi di stampa se mi puoi dare una mano,sempre se puoi.
      grazie

    4. paolo dice:

      io ho il morbo di crohn e vorre iconoscre un militare che come me è stato posto in congedo assoluto e nn riconosciuta la causa di servizio

    5. gaetano dice:

      Paolo contattami al ” gaetano.carabiniere@yahoo.it” io ho il morbo di cron riconosciuto, come tanti altri . un salutro gaetano

    6. Cosimo dice:

      Buonasera Paolo, Buonasera Gaetano,
      Sono un appuntato dei Carabiniri con 28 anni di servizio nell’Arma e 2 da civile, il 30 di novembre di quest’anno dopo circa 300 giorni di convalescenza, perche affetto da Morbo di Chron diagnosticato e operato dal 1998, oggi, la cmo ha deciso che al termine della convalescenza mi porà  in pensione.
      Tornando alla patologia, posso dire che sebbene la domanda di riconoscimento veniva presentata nel 1998, solo nel 2006, altra CMO, mi riconosceva la patologia ascrivibile a categoria 7/A max, oggi altro presidente di ancora altra CMO, mi riferisce che sebbene il comitato di verifica Roma, non si è ancora pronunciata, a suo parere esclude categoricamente che tale patologia mi venga riconosciuta dipendente da causa di servizio.
      Preciso che ho 46 anni e con gli abbuoni, riesco a mettere insieme 35 anni di contributi e fino ad oggi, non ho incontrato mai nessuno che mi abbia detto che la malattia possa essere riconosciuta dipendente da causa di servizio.
      Caro Paolo, probabilmente con la mia breve storia ti ho angosciato ma non appena ho letto il tuo articolo, ho sentito il bisogno di doverti rispondere stessa cosa vale per il m.llo Gaetano che esprimo la mia piena solidarietà  per tutto quello che è stato costretto a subire.
      Ad entrambi, Auguro a voi e ai vostri famigliari tanti Auguri di Buon Natale e un felice anno nuovo.

    7. gaetano dice:

      Caro Cosimo e Paolo, come ho affermato precedentemente, io ho, come tanti altri, riconosciuto il ” Morbo di Chron “come causa di servizio, quindi vi invito a fare fronte comune perchè vi venga riconosciuto come causa di servizio. Auguro a voi e ai vostri familiari un sereno Santo Natale e un prosperoso anno 2010. Gaetano

    8. antonio dice:

      sono un ispettore capo della polizia penitenziaria arruolato nel 1987 , nel leggere le vostre storie mi si rizzano i capelli, visto che dal 16 c.m.o fatto pervenire alla mia amministrazione un certificato medico per stato ansioso reattivo di gg. 6 fattomi dal mio medico curante .Ritengo di essere un soggetto normalissimo , con una vita familiare bellissima ,con tre figli adorabili , ma da qualche periodo , per il sopraffollamento detentivo , senza il personale necessario per far fronte a quelle esigenze minime di sicurezza , nel posto in cui opero, non ho sopportato una nota scritta dal mio direttore circa una certa incombenza non ben definita incombenza non portata al termine .Dopo aver acquisito gli atti della mia “innocenza ” ,relazione scritta degli addetti alla manutenzione,che evidenziano il mio interessamento per quella incombenza non portata al termine mi si è innalzata la pressione arteriosa 200\120 tanto che è stato necessario l’intervento del 118.
      Cosa mi aspetta ????
      speriamo bene .
      Auguri a tutti.

    9. nicola dice:

      ciao gaetano,sono nicola e appartenente alla corpo della polizia di stato la tua dissaventura di fine carriera nell’arma dei carabinieri e sconfortante quando i poteri dei superiori prendono un aspetto rigido e sproporzionato..spero che alla fine di tutto hai ottenuto la causa di servizio e di goderti la tua sacrosanta pensione..e convogliare il tuo amore verso i tuoi famigliari che e la cosa più importante..io sto vivendo una situazione diversa sono in servizio dal 1982 e nel 1997 mi sono ammalato per cause di servizio,turni massacranti,licenze strappate ecc.ecc. dai cosidetti superiori arroganti..di depressione e stati d’ansia..invece di essere riformato perchè sofferente..alla fine hanno deciso di rimettermi in servizio e continuare a subire tutto quello che l’ambiente mi concede..essere bollato come mezzo scemo..perchè non riesco ad difedermi da una cosa più grande di mè..ogni sei mesi sono sottoposto a controlli psichiatrici ecc.sbeffegiato come sè io mi invento il tutto,lavativo..per loro sono un oggetto non un essere umano che prova dolore e sofferenza..bloccato nella carriera..non mi hanno riconosciuto causa di servizio ho dovuto restituire il mio 50% del mio stipendio.. per gli ultimi sei mesi di aspettativa se questa e vita e giustizia..questa e una burograzia maledetta..spero di arrivare nel 2016 con i 40 di contributi e andarmene in quiscenza da queste gentaglia skifosa..che Dio stramaledica queste karogne..e l’ultima mia speranza..non sò come avere giustizia..ringrazio chi può comprendermi..ciao.

    10. antonio dice:

      facendo seguito alla mia comunicazione del 17 febbraio 2010 h.21.40(ispettore capo della polizia penitenziaria arruolato 1987 di cui al punto n° 8) ,volevo informavi che dopo un colloquio con il dirigente dell’istituto ,(sempre però quello di prima), su mia esplicita richiesta e con la certificazione necessaria , sono stato riammesso immediatamente in servizio ed ho ripreso a lavorare .L’esperienza mi ha segnato , ma mi ha reso ancora più forte. Mi sento un forza interna così grande che non riesco a spiegarmi .Quando espleto la mia attività  giornaliera devo sicuramente stare con “quattro occhi aperti ” anche se prima dell’accaduto ne avevo sempre “sei”.
      Per quanto concerne l’esperienza lavorativa dell’appartenente della polizia, di stato di cui all’esperinza del proprio vissuto datata 28 febbraio 2010 h.22.32 , analogo caso è successo mi è accaduto.”Consiglio”: trovati punti di riferimento, relazionali e portali all’attenzione del tuo dirigente , del tuo sindacalista e fatti sempre una copia con la firma di chi lo riceve.
      Potrà  passare qualche tempo e poi avrai sicuramente “Ragione di dimostrare che sei Vero e Leale”.Le disposizioni Verbali volano , lo scritto rimane ( verbo volant script manent)
      Auguri a tutti.

    11. nicola dice:

      ciao Antonio..si credo proprio di raccogliere tutto le malefatte..informazioni e testimonianze e quando ritornero all’ospedale militare prima di andarmene in pensione,presenterò il conto..all’amministrazione della gloriosa p.s…già  (verbo volant script manet)..fanno i furbi..però Dio mi ha donato un pò d’intelligenza..bene,grazie e tante belle cose..pax et bonum..

    12. antonio dice:

      ciao nicola ..ho appena letto la tua del 5 marzo c.a. h.21.28 .La calma è la virtù dei forti e l’intelligenza è una senconda caratteristica che ti aiuta. Di fronte ad una problematica ci si ferma un attimo,ci si riflette sopra , lo si valuta e si coglie “il male minore”.Ti auguro buona fortuna e comunque ti faccio sapere che io sono un sindacalista che ha rappresentato attivamente problematiche “forse ritenute scomode da qualcuno” .Altra cosa importante e che grazie a dio ho una famiglia sana che mi sostiene (moglie adorabile e tre fior di figli). ti ricambio il ..pax et bonum .ciao

    13. saverio grandolfo dice:

      Un saluto a tutti sono un APP. del’Arma dei carabinieri sono stato riformato il 12.12.2009 per infarto al miocardio acuto,dopo circa tre anni di aspetativa venivo posto in congedo assoluto,il mio C.N.A. dopo due anni mi richiedeva la somma di euro 13.000 per stipendi percepiti indebitamente nel periodo di aspettativa,subito dopo facevo richiedta al comando generale Arma per la concessione dei benefici art.13 D.P.R.11.09.2007 e successive modifiche,in materia di terapia salva vita,il comando rispondeva che solo il primo periodo di aspettativa rientra nella sopra citata legge,oer il secondo periodo nulla comperte perchè la pratica era al comitato di verifica per le cause di servizio,volevo sapere se qualche collega si è trovato nella stessa mia situazione,se positivo contattarmi all’indirizzo e-mail di cui sopra . un saluto da saverio

    14. francesco dice:

      queste situazioni “mobizzanti”non succedono soltanto ai dipendenti delle forze dell’ordine,ma anche a quelli di altri settori della P.A.Io sono un insegnante di scuola media e da circa 20 anni (ho quasi 38 anni di servizio),subisco ogni sorta di sopruso e di angherie da parte dei miei DS (dirigenti scolastici):lettere di censura,decurtazione dello stipendio,denunce anche di natura penale,richieste di licenziamento,allontanamento dalle riunioni collegiali,ecc.Speravo di poter andarmene in pensione con i 40 anni,invece è arrivato Monti…In questi lunghi anni ne ho passato di tutti i colori,mi sono ammalato di stato ansioso depressivo,ma non si decidono a riconoscermi la causa di servizio.Qualcuno sa dirmi se è possibile ,in caso di riconoscimento di CS,godere almeno dell’abbuono di qualche anno per andare in pensione al più presto?Ringrazio in anticipo.

    15. Franco dice:

      Mi scusi del disturbo . Le spiego ho fatto il servizio militare nei vigili del fuoco dove ho vinto un concorso interno, mentre svolgevo il corso mi sono infortunato più volte dove il capoufficio mi ha contato i giorni. di malattia invece d’infortunio in servizio, previa richiesta di causa di servizio la quale mi è stata riconosciuta dopo 11 mesi dall’infortunio stesso.
      Nel contempo mi sono rivolto a dei legali i quali mi hanno detto di non intraprendere nessuna causa perché trattasi di malattia ,appena ho avuto il riconoscimento della causa di servizio mi sono rivolto ad un legale il quale ha aperto la disputa sia in amministrazione , al TAR e poi al consiglio di stato dove mi hanno respinto i ricorsi ,se denuncio il capoufficio potrei riaprire il caso attendo sue grazie

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