• Open Source in azienda: sfatiamo i pregiudizi

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    Torniamo a parlare di Open Source in azienda, cercando di riflettere su alcuni punti chiave, utili per affrontare seriamente il problema e capire quanto la migrazione (in tutto o in parte dell’infrastruttura tecnologica) verso software aperto sia conveniente in termini di investimenti, tempi e risorse.

    Tenendoci lontani dai pregiudizi ideologici – che immancabilmente vengono a galla quando si dibatte di software libero (Open Source, ma sarebbe meglio dire Free Software) o proprietario (Closed Source) – cercheremo di sfatare alcune delle affermazioni più diffuse su tali argomenti.

    L’ipotesi di lavoro, senza perdere di generalità , è quella di una azienda che utilizza software proprietario e che voglia cercare una migrazione (senza troppi disservizi interni) verso software con le stesse caratteristiche, ma open source:

    1. La soluzione ideale o effetto miracoloso
      Non esiste una soluzione migliore a priori perché tutte – compresa quella del “tutto Open Source!” che a prima vista appare a costo zero – hanno costi e tempi talvolta nascosti o sottovalutati (come la curva di adeguamento delle nuove competenze in-house, la ricerca di personale interno qualificato, consulenti alla transizione tecnologica, ecc.) che vanno attentamente preventivati in fase di scelta, soprattutto in dipendenza dell’attuale stato dell’infrastruttura tecnologica aziendale.
    2. Il software open source implica l’uso di un sistema operativo open source
      Il software open source, soprattutto quello più diffuso, funziona molto spesso sui tutti i principali sistemi operativi, quindi non è detto che per utilizzarlo sia necessario utilizzare un S.O. Linux based. Esistono porting di molte applicazioni Linux altrettanto validi sia per Windows che per Mac.
    3. Tutti i sistemi operativi offrono le stesse funzionalità 
      Quale sistema operativo preferire in azienda? A priori, è molto difficile rispondere perché spesso è davvero una scelta di campo, un po’ come la squadra del cuore o il partito politico. Windows, Linux e Mac non sono solo dei sistemi operativi ma, perdonandomi l’abuso di linguaggio, delle vere e proprie filosofie, un modo di concepire l’informatica e l’organizzazione del lavoro e che per questo devono andare in accordo con la cultura e la mentalità  sia del decisore (colui il quale decide di investire) sia dell’utilizzatore finale (colui che subisce l’imposizione della tecnologia);

    Per approfondimenti ecco alcuni link:
    http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_operativo
    http://it.wikipedia.org/wiki/Storia_dei_sistemi_operativi
    http://it.wikipedia.org/wiki/Elenco_dei_sistemi_operativi
    http://www.microsoft.com/italy/pmi/default.mspx
    http://www.apple.com/it/mac/
    http://it.wikipedia.org/wiki/Linux

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    Commenti

    1. Ernesto dice:

      Aggiungo due mie impressioni:
      - il vantaggio dell’OpenSource appare massimo nelle aziende che sfruttano la possibilità  di lavorare sui codici sorgente del software;
      - anche se la cosa può apparire polemica (non vuole esserlo chiaramente) e scontata: il vantaggio economico dell’OpenSource è reale sulle aziende perfettamente in regola con le licenze e con le dichiarazioni!!

      Ernesto

    2. Luigi Taranto dice:

      Purtroppo la non è assolutamente una polemica scontata…in effetti i controlli sono pochi, ma è bene sapere che se si ci finisce dentro la scure dei controlli poi difficilmente se ne esce con le ossa intere….
      Meno male che anche lo zio Bill ogni tanto da una mano grazie al WGA (Windows Genuine Advantage) che diventa sempre più stringente, anche se non sufficientemente duro…attualmmente mostra un misero messaggio sulla barra inferiore dello schermo e una pausa di 25 secondi all’avvio del sistema.

    3. Ernesto dice:

      In effetti, la regolarità  e coerenza nelle scelte di mercato secondo me punto cardine nell’equilibrio tra le due modalità  di sviluppo (commerciale e OpenSource):
      se un’azienda non crede nell’OpenSource, dovrebbe sapere che nel momento in cui non paga una licenza sta rubando come qualsiasi ladro …. ma il discorso si fa molto molto delicato ….
      immaginiamo per un’attimo se lo stato facesse un controllo molto rigido e omogeneo sulle licenze (nelle aziende e nelle case) …. io sono convinto che almeno l’80% dei sistemi operativi (Linux, Opensolaris e compagni) e dei programmi utilizzati sarebbero OpenSource.

      Ernesto

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