• L’addio a Giuseppe Bortolussi

    Schermata del 2015-07-06 17:18:24

    «Un uomo e un padre di grande levatura morale, culturale e politica»: così la CGIA di Mestre ricorda Giuseppe Bortolussi, lo storico segretario dell’associazione di PMI mancato sabato 4 luglio. Bortolussi era una delle voci storiche dell’imprenditoria italiana grazie al suo impegno nell’ufficio Studi dell’associazione degli artigiani di Mestre. Ha guidato la CGIA per 35 anni, e ha fondato l’ufficio studi che rappresenta un punto di riferimento per seguire dati di mercato, novità normative e fiscali sulla piccole e medie impresa, in particolare del Nord-Est.

    Nato a Gruaro, nella provincia di Venezia, il 4 agosto 1948, stava per compiere 67 anni. Lascia la moglie, Mara, e le figlie Valentina, Gaia e Martina. Il suo impegno a favore di artigiani e PMI ha anche previsto una parentesi politica, tra il 2005 e il 2010, come assessore al Commercio del Comune di Venezia nella Giunta guidata da Massimo Cacciari. Nel 2010 ha partecipato alle elezioni regionali in Veneto in qualità di candidato presidente della coalizione di centro-sinistra.

    Lo ricordano il mondo imprenditoriale e le massime istituzioni della sua Regione e del paese. «Abbiamo perso un veneto vero, se ne va un pezzo della nostra recente storia regionale» ha dichiarato il Governatore del Veneto, Luca Zaia, che lo descrive come un «uomo forte, determinato, scrupoloso negli approfondimenti di temi ai quali dedicava molto più che un normale interesse professionale, a difesa di quel sistema economico ed imprenditoriale che ha fatto la storia del Nordest. Ma anche un avversario leale, una persona con la quale, pur da posizioni diverse, ho avuto modo di confrontarmi in modo corretto e costruttivo».

    Renato Brunetta, presidente dei deputati di Forza Italia nonché economista, ricorda l’uomo «serio, preparato, scrupoloso, studioso e amministratore intelligente».

    Il Veneto «perde una delle persone che più ha saputo leggere e interpretare le energie profonde del suo capitalismo popolare, difendendole dall’oppressione fiscale e regolatoria», afferma Maurizio Sacconi, presidente della Commissione Lavoro del Senato.

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    Commenti

    1. Luca M. - Mestre dice:

      Nel generale cordoglio che sempre accompagna la scomparsa di un personaggio in vista e noto al pubblico, sarò sincero dicendo che fatico a riconoscere, nel ritratto che il mondo dei media (al gran completo) ha tracciato di Bortolussi, la persona con cui ho lavorato a stretto contatto per diversi anni. Eh già, perché nei peana di beatificazione del personaggio nel fulgore delle sue qualità umane e caratteriali, mi è impossibile riconoscere l’uomo come era nella realtà. Si legge ovunque, cito testualmente: “uomo di elevato livello morale, culturale e politico”; e poi ancora “gioviale e disponibile con tutti, persino con i dipendenti”, “allegro e sempre presente come un padre di famiglia”. Tali affermazioni farebbero financo sorridere se fossero anche solo lontanamente vicine alla realtà. Siccome, au contraire, sono agli antipodi di come era Bortolussi, al sorriso si sostituisce il disagio e l’indignazione per vedere operato un simile travisamento di verità. L’unica testata quotidiana che ha dimostrato se non altro un pizzico di obiettività è stato “Il piccolo” di Trieste il quale ha avuto il coraggio di definire Bortolussi come una persona “burbera”. Il Segretario della CGIA di Mestre era un uomo umanamente difficile, egocentrico, accentratore, sempre di pessimo umore e, letteralmente, rabbioso come un cane. Una rabbia che spesso e volentieri trascendeva nel furore. Le urla, i rimproveri e gli improperi, preferibilmente contro questo o quello dei suoi collaboratori e dipendenti iniziavano al mattino quando arrivava in sede e proseguivano ininterrottamente per tutto il tempo in cui rimaneva nel suo ufficio. Ora occorreva licenziare quell’incapace di Tizio, poi bisognava sorvegliare Caio perché era un lavativo e non aveva voglia di fare nulla; Sempronio era semplicemente un idiota che non capiva nulla…e avanti così tutto il giorno per tutti i santi giorni di lavoro. Fischiettare entrando al mattino in ufficio, (cosa che talvolta poteva per motivi vari anche capitare) era qualcosa di terrificante da evitarsi assolutamente poiché, nella sua visione distorta, era segnale indubitabile che ci si apprestava a scaldare la sedia: il lavoro doveva essere sempre e solo sofferenza. Era, in tutto e per tutto, un padrone delle ferriere di ottocentesca memoria che ha garantito all’Associazione Artigiani di Mestre, nel corso degli anni, un turn-over di personale elevatissimo come mai ho riscontrato in tutte le altre realtà analoghe della mia vita lavorativa. Mai un sorriso, una parola buona, un complimento, una gentilezza. Meno che meno, un riconoscimento, anche solo verbale, per quelle persone di valore (e ce ne erano davvero molte) che grazie al loro lavoro portato avanti in condizioni spesso al limite del sopportabile, permettevano all’onnipotente segretario di andare a farsi bello in qualche vetrina televisiva oppure in qualche intervista, o dovunque il mondo mediatico implorasse, bisognoso e assetato, di abbeverarsi alla fonte delle sue analisi, dei suoi dati, delle sue opinioni. Le quali, beninteso, e a bene guardare, erano sempre invariabilmente le stesse. Era figura dalla visione negativa: del mondo, delle cose e soprattutto, delle persone. Va da sé, che le sue nere prospettive erano puntualmente trasfuse nelle esternazioni e nelle sue percentuali che mai contengono un briciolo di ottimismo o positività laddove anche le cifre avessero, vedi mai, condotto in tale senso. Trascuro di dire di intrallazzi e maneggi vari che ne hanno garantito, a pieno titolo e meritatamente, la sua totale esclusione dal novero delle persone di “elevate qualità morali”. Gli va riconosciuta, invece, una non comune intelligenza e un autentico intuito nel cavalcare i temi caldi del momento legati al mondo delle PMI. Credo, per concludere, che per parlare di grandezza d’animo, nel senso più alto e nobile del termine, si sarebbe dovuto certissimamente e senza dubbio alcuno, cercare altrove che non alla CGIA di Mestre.

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