• Videosorveglianza: quando la legge controlla la videocamera

    VideosorveglianzaSpesso la tecnologia arriva a un punto di tale diffusione da richiedere una normativa apposita in materia e altrettanto spesso le disposizioni vigenti limitano notevolmente le possibilità  raggiungibili.

    La videosorveglianza rientra a pieno titolo in questa situazione.

    Lo stato d’arte di questo settore e le tecnologie presenti sul mercato evidenziano evoluzioni interessanti soprattutto per ciò che concerne i software di elaborazione immagine.

    La Axis communication, ad esempio, propone sistemi con una migliore qualità  d’immagine attraverso una scansione progressiva e una risoluzione di megapixel con buoni risultati anche in situazioni particolarmente difficoltose o di ombra riuscendo a ottenere immagini decisamente più nitide, chiare e quindi utili.

    La vera svolta, tuttavia, sta nella effettiva applicazione di meccanismi di elaborazione digitale sulle immagini anche di bassa qualità  o su particolari di ridotte dimensioni che possa portare all’identificazione di oggetti, dati o persone.

    Ogni telecamera è stata resa intelligente fino al punto di rendersi conto di spostamenti, appannamenti o riduzioni di visuale in qualsiasi contesto. Inoltre, si è cercato anche di risolvere il problema della vera e propria sorveglianza sulle immagini, non più affidata ad un solo addetto che deve destreggiarsi tra diversi monitor ma in buona parte rimessa ad un software di analisi e controllo degli ambienti sensibile ai movimenti in zone strategiche dell’immagine.

    Videocamere intelligentiSi è di fronte a un panorama di grande avanzamento tecnologico e di reale affidabilità  della tecnologia ma c’è da chiedersi se accanto a ciò non vadano ben considerate le prescrizioni normative.

    Se un sistema di videosorveglianza riesce ad essere molto più dettagliato e sicuro nella rilevazione di immagine e dati questo può essere solo un bene per l’azienda che decide di adottarlo ma d’altro canto non sempre ciò che è permesso dalla tecnologia è altrettanto lecito secondo la legge.

    In tal senso il Garante della privacy ha emanato il “Provvedimento generale sulla videosorveglianza” del 29 aprile 2004 considerando l’evidente pericolosità  di un apparato di videosorveglianza in termini di limitazioni o condizionamenti nei comportamenti degli individui. In particolare quattro sono i principi da seguire per agire in conformità  alle prescrizioni:

    1. liceità , che richiama le norme contenute nel D.lgs 196/03 (Codice della privacy) e per i lavoratori l’art. 4 del D.lgs 300/1970 (Statuto dei lavoratori);
    2. necessità , che esclude ogni uso superfluo, eccessivo o ridondante di video sorveglianza;
    3. proporzionalità  che ne limita l’applicazione solo in aree evidentemente soggette a rischio e dove non possono essere attivate altre misure perché valutate insufficienti o inattuabili;
    4. finalità , che impone che gli scopi perseguiti siano determinati, espliciti e legittimi in modo da non creare abusi.

    La situazione attuale prospetta da un lato un livello tecnologico tale da poter configurare la videosorveglianza come mezzo ad elevata sicurezza e affidabilità  ma dall’altro si delinea un quadro normativo restrittivo con cui bisogna necessariamente fare i conti. I due aspetti possono non essere in conflitto solo se si segue/esegue l’iter previsto dalla direttiva prima di dilettarsi nella scelta della soluzione più adatta alle proprie esigenze aziendali.

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    Commenti

    1. Maurizio dice:

      LINEA GUIDA FINANZIARIA 2008 – SICUREZZA
      Articoli 228-232
      Sicurezza. Commercianti e ristoratori.
      Concesso un credito d’imposta a commercianti e ristoratori pari all’80% delle spese sostenute fino a 3000 euro per prevenire furti e rapine, compresa l’installazione di apparecchiature di videosorveglianza.

      Articoli 233-237
      Sicurezza. Tabaccai.
      Per il 2008, 2009 e 2010 ai tabaccai è concesso un credito di imposta per spese sostenute per acquisizione e installazione di impianti di sicurezza e per favorire la diffusione di strumenti di pagamento con moneta elettronica. Il credito è pari all’80% delle spese sostenute fino ad un massimo di 1000 euro.

    2. E proprio a fine 2009 il garante ha ancora una volta cambiato la legge sulla videosorveglianza di posti pubblici.

    3. E proprio a fine 2009 e arrivata una nuova legge sulla videosorveglianza.

    4. Antonio Risi dice:

      Quali sono le dimensioni del cartello area videosorvegliata? grazie 1000…. ps posso farlo da me come voglio?

    5. Vincenzo Zeffiri dice:

      Per quanto riguarda le dimensioni, Antonio, il Garante non da specifiche stringenti.
      Fai riferimento al nuovo provvedimento del 2009:

      http://www.garanteprivacy.it/garante/doc.jsp?ID=1712680#3.1

      Questo è il riferimento specifico per l’Informativa. Riassumendo in breve ciò che troverai nel link, il cartello deve essere chiaramente visibili agli interessati anche nel caso in cui il luogo sia soggette a scarsa luminosità  o a funzionamento notturno.

      Operativamente un cartello delle dimensioni di un foglio A4 potrebbe essere sufficiente. Tieni conto che ne esistono di due tipi, almeno tra i più diffusi, quello che trovi nell’articolo e quello con il riquadro giallo. Il Garante nel Vademecum allegato al provvedimento ne riporta uno dei due con un’ulteriore distinzione a secondo del sistema si videosorveglianza:

      http://www.garanteprivacy.it/garante/document?ID=1714345

      Onde evitare dispute e contestazioni cerca di far salvo il principio legislativo dell’informazione.

    6. Maurizio dice:

      Il problema della privacy sulla videosorveglianza a mio parere è solo una grande ipocrisia, in realtà  siamo ripresi e spiati dappertutto, nelle strade, nei luoghi pubblici, nei posti di lavoro, ed anche quando navighiamo su internet. Il vero problema è che se a montare una telecamera nell’ingresso di casa, è un povero cristo, e qualcuno si lamenta allora si che sono dolori.

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