• I lati oscuri di Google

    Esiste un gruppo di ricerca, che prende il nome di Ippolita, che ha come obiettivo principale quello di studiare i fenomeni più attuali della rete e di offrirne delle riflessioni anche in ambito non puramente informatico.

    Attualmente i lavori degni di una certa nota sono due: il primo è un documento intitolato “Open non è Free” mentre il secondo, più vicino al nostro tema della sicurezza informatica, si intitola “Luci e Ombre di Google. Futuro e passato dell’industria dei metadati”.

    La forza di questo testo è che la storia del celebre motore di ricerca viene analizzata non solo dal punto di vista squisitamente tecnico, ma al contrario dal punto di vista sociale, politico ed economico.

    E’ sotto gli occhi di tutti che Google, da fenomeno della rete, è diventato strumento di potere sia dal punto di vista politico che economico. Basti pensare alla recenti mosse sul mercato della società stessa, di inglobamento di altri servizi e network popolari.

    Il punto da cui partono le riflessioni di Ippolita sono la gratuità dei servizi offerti. In poche parole si vuole rendere consapevole l’utente di cosa c’è dietro questo rendere disponibile a tutti i servizi più svariati, senza pagare nulla.

    Le domande che nascono spontanee sono quindi: “Come è possibile che una società che offre servizi per lo più gratuiti è diventata una delle più potenti del mondo?”, “Quanto paghiamo in termini di privacy e di informazioni personali questi servizi?”, “Come possono essere utilizzati i nostri dati per fini di lucro?”.

    E’ importante sottolineare quanto il tentativo sia quello di rimanere assolutamente super partes e di non seguire una linea di accusa nei confronti del motore californiano. Quello che gli autori intendono studiare è lo sviluppo e gli aspetti del fenomeno Google e non della società.

    Il testo è molto corposo, di circa 170 pagine, ma molto curioso e interessante. Il libro è disponibile sia in formato cartaceo che sul sito ufficiale di Ippolita per il download libero.

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