• Pensione: giovani preoccupati, adulti scoraggiati, tutti poco informati

    pensionato.jpgI giovani sono preoccupati per la loro futura pensione, ritengono che sarà  troppo bassa per vivere, e non hanno fiducia nemmeno nella previdenza complementare, che comunque conoscono poco. Sono i risultati dell’indagine “Promuovere la previdenza complementare come strumento efficace per una longevità  serena“, realizzata dal Censis per la Covip (commissione di vigilanza sui fondi pensione), da cui emerge anche lo scoraggiamento dei lavoratori in età  più adulta e, novità  degli ultimi anni, dei dipendenti pubblici. Va anche detto che al pessimismo si accompagna una generale mancanza di informazione, una sorta di “analfabetismo finanziario” che non riguarda solo prodotti non semplicissimi, come ad esempio i fondi pensione, ma nozioni di base come gli interessi sul conto corrente o l’inflazione. Vediamo i dati.

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    I giovani fra i 18 e i 34 anni sono convinti che quando andranno in pensine prenderanno circa la metà , il 53,6%, del loro reddito da lavoro. C’è anche un 30% che prevede un assegno inferiore alla metà  del reddito attuale.

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    Fra le forme di risparmio integrative a cui pensano, il 38,8% indica investimenti mobiliari (38,8%), il 19% il mattone, e il 17,4% pensa a forme di previdenza complementare.

    In vista della pensione, comunque, i sentimenti prevalenti sono preoccupazione e paura: il 39,4% dei giovani lavoratori ha un percorso contributivo discontinuo, il 34,4% ha paura di perdere il lavoro, il 32,7% di diventare precario e versare contributi in modo saltuario.

    Una novità  è rappresentata dal fatto che analoghe preoccupazioni si riscontrano fra i dipendenti pubblici, segno che il posto fisso è sempre più considerato a rischio: il 21,4% dei dipendenti pubblici teme di perdere il lavoro e di non riuscire a versare i contributi, il 24,1% di finire nel precariato e di poter versare i contributi solo in modo intermittente, il 21,3% ha paura di non avere abbastanza reddito per finanziare forme integrative della pensione pubblica. Questi dati non riguardano più solo i giovani. Nel privato, il numero di chi teme di perdere il posto è al 40,8%, a cui si aggiunge il 24,5% che tee di diventare precario.

    In genere, c’è una diffusa consapevolezza che si andrà  in pensione oltre i 70 anni, anche se la stragrade maggioranza vorrebbe invece ritirarsi prima: il 31,2% addirittura prima dei 60 anni, il 46% tra 60 e 63 anni.

    E veniamo più specificamente alla previdenza complementare: il 42% dei lavoratori ritiene che la soluzione ideale sia il sistema misto (pensione pubblico e integrazione privata), fra gli autonomi la percentuale sale al 47%. Ma a scarseggiare è la conoscenza della previdenza complementare: 16 milioni di lavoratori italiani non sanno come funziona.

    Sul cosiddetto secondo pilastro ci sono diverse resistenze. Le più frequenti: il 41% dichiara di non poterselo permettere, il 28% non si fida di questi strumenti, il 19% si ritiene troppo giovane per pensare alla pensione, il 9% preferisce lasciare il Tfr in azienda.

    => Confronta: fondi pensione vs Tfr

    In sintesi, la previdenza complementare italiana fatica a decollare per un mix di scarsa cooscenza, poca fiducia, difficoltà  economica.

    => Leggi come la Corte dei Conti vuole rilanciare la previdenza complementare

    In realtà , l’analfabetismo finanziario non si ferma alla previdenza integrativa: il 47% dei lavoratori italiani non comprende gli effetti dell´interesse sul capitale in un normale conto corrente, il 49% non sa come varia il potere d´acquisto del proprio reddito a fronte dell´incremento dei prezzi (cioè non capisce l´inflazione), il 47% non conosce la differenza di rischio fra azioni di borsa e fondi comuni d´investimento.

    Sembra incredibile, ma neanche studiare economia all´università  aiuta molto: il 30,6% dei lavoratori laureati in economia non conosce gli effetti degli interessi sul capitale, il 39,2% non sa come funziona l´inflazione, il 16% non distingue il rischio di un investimento in azioni da uno in quote di un fondo comune.

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    Commenti

    1. conny 52 dice:

      Promuovere la previdenza complementare come strumento efficace per una longevità  serena” …….. dicono!!!! Ma è una presa in giro? Non basta già  lo stipendio tassato e tartassato e i contributi versati ? Dopo 30 – 40 anni di contributi pagati lo stato non riesce più a pagare le nostre misere pensioni, mentre riesce a pagare vitalizi e fior fiore di pensioni e di liquidazioni anche a chi ha quasi fatto fallire lo Stato e le imprese o le ha portate al dissesto finanziario? Sindacati e signori politici siete insaziabili, vi prego non promuovete nient´altro: ci state portando alla rovina, così continuate a giocare con la nostra vita e il nostro futuro. Non inventatevi nulla e salvate il salvabile, se avete un po’ di dignità  e correttezza.
      E adesso racconto a chi mi legge cosa ci è successo ( a proposito di investimenti vari che vengono proposti ai lavoratori ……….). In questi giorni una e-mail ci comunicava:
      Colleghi,
      vi comunichiamo che la liquidazione della Cassa Sovvenzioni per il Personale dell´Amministrazione ……… è giunta a conclusione ( fallita, chiusa ……… Boh!!!), infatti il Commissario Straordinario ha giÙ€à  predisposto i relativi pagamenti per la liquidazione ai soci del patrimonio della Cassa.
      Gli accrediti ammontano a circa 30,00 euro per anno di iscrizione e saranno sui c/c bancari, segueÙ€ comunicati.
      Saluti la segreteria
      Ebbene noi abbiamo versato una cifra annua pari ad € 61,92 e non di € 30,00 annui (dieci anni di versamenti). Voi direte: qualcosa non torna!!! Ebbene si signori. Se li avessimo messi in banca almeno ci avrebbero restituito i nostri soldi senza magari un centesimo in più. Invece hanno gestito i nostri soldi in perdita e hanno giustificato il nostro mancato introito dicendo che hanno utilizzato metà  dell’importo versato per coprire un’assicurazione sanitaria che ha permesso a tanti colleghi di ottenere il rimborso delle spese sanitarie. Come risultato è evidente che abbiamo fatto un bell´investimento davvero. Abbiamo fatto opera di bene, a quanto pare. La fortuna nostra, in questo frangente è stata che si è trattato di piccole cifre. La rabbia che sorge spontanea e che a questi signori, grazie alla nostra impotenza, non si è potuto far presente nulla e tantomeno che quando decidiamo di fare beneficenza è il caso che lo decidiamo autonomamente e spontaneamente. Dalle proposte che fanno ai lavoratori c´e da aspettarsi di tutto. Il fatto come lo vogliamo giustificare: cattiva gestione o prelievo forzoso e coercitivo? Quale sarà , a seguito delle lamentele, la spiegazione che ci daranno circa la cifra rimborsata. Per noi è stato ladrocinio e cattiva gestione in linea, purtroppo, con tutti i comportamenti che stiamo vivendo sulla nostra pelle di cittadini e di lavoratori. La meditazione sul fatto accaduto è d’obbligo, secondo noi. Comunque quello che è peggio, ed è il messaggio che abbiamo ricevuto da questa piccola vicenda e non ultima, e che siamo diventati dei servi in mano di chi ci governa o amministra. Non siamo più cittadini e neanche sudditi: siamo dei servi in mano loro, manipolati a loro piacimento e con senza nessun potere e possibilità  di interferire. Questa razza è quella che ci propone non solo la previdenza complementare e di sottoscrivere i fondi pensione (sono insaziabili…….!!!!!!) è anche quella che vorrebbe quotare l´INPS in borsa, quella che ci sta levando tutti i diritti faticosamente conquistati negli anni, quella che ci toglierà  la vecchiaia serena, quella che ci farà  morire sul posto di lavoro per non pagarci la pensione. Quando cambierà  qualcosa?????????? Altro che scoraggiamento dei lavoratori!!!!!! Quello che è successo con la cassa sovvenzioni è il meno ma riflette il più che sta avvenendo nel nostro Paese. Qui c’è seriamente da aver paura!!!!!!!

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