• Oltre il blog aziendale: dai social ai corporate network?

    Social Network Il corporate blogging non è un fenomeno nuovo. Ormai, possiamo dire che si sia completamente affermato.

    Ducati è forse l´esempio più famoso a livello italiano: l´azienda di Borgo Panigale è stata una delle prime a scommettere in questa direzione, e probabilmente ha ottenuto una delle situazioni più favorevoli in assoluto. Di certo, oggi in Rete assistiamo ad un fiorire di blog aziendali, che cominciano a conquistare anche sempre più Pmi.

    Tuttavia, se il mondo dei blog aziendale rappresenta il presente, quello dei social network in ottica professionale potrebbe rappresentare il futuro. Non sono poche, infatti, le aziende che stanno investendo nella creazione di social network aziendali (e non solo ospitati all’interno di reti sociali generaliste o network più propriamente business), destinati agli usi più disparati, e sempre in un chiave professionale.

    Le reti sociali pubbliche più famose le conosciamo tutti: Facebook, MySpace, LinkedIn, etc.
 Sono servizi famosi, alcuni dei quali sono stati già  discussi in questa sede.

    Il punto è comprendere quanto l’azienda voglia realmente investire del proprio per creare qualcosa di personale e privato, una sorta di Social Intranet.

    L´idea può essere interessante a patto che venga “ben spesa” e ben amministrata. Se siete attratti dal progresso e dall’innovazione, di certo, potrebbe essere un’eccellente ragione per investire in questo senso. Ma attenzione: ne avete davvero bisogno?

    Spesso, ci si fa trascinare dall’impeto della novità , da ciò che si sente in giro e si vorrebbe replicare, senza tenere conto delle proprie reali esigenze.
    Sono quelle che contano.

    Per cui un consiglio: fate sempre attenzione a valutare l’opportunità  di un investimento in base al vostro profilo, target e obiettivi aziendali. Domandatevi se per la vostra società  possa essere utile muoversi in tal senso (sia per quel che riguarda i social network che per i blog).
    Se i dubbi e le perplessità  sono molti, molto spesso non è utile “forzare”.

    Inseguire il progresso ad ogni costo, anche quando non serve, può risultare non solo inutile ma anche controproducente. Come sempre, la soluzione ideale è il giusto mezzo.

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    Commenti

    1. Emidio dice:

      d’altro canto questo è un settore in cui l’investimento può essere modulato. Non è necessario essere presenti in ogni social network della rete o avere un blog aziendale aggiornato quotidianamente, ma questo non vuol dire che con l’aiuto di professionisti non si debba cercare di essere presenti in rete.

    2. Con la digitalizzazione le imprese si trovano di fronte ad obiettivi importanti, come lo sviluppo di un’economia della rete dove fornitori e clienti possono scambiare flussi informativi e dispositivi telematicamente (e con valore legale), dove le imprese possono comunicare i propri dati finanziari ai mercati (se si tratta di società  quotate) oppure ai propri revisori contabili (uno dei significati dello standard XBRL, un “dialetto” XML tipizzato alle informazioni finanziarie), dove il consumatore diviene parte attiva e consapevole del proprio valore.

      Ad oggi, non sarei così ottimista sui risultati raggiunti dalle imprese, e non mi riferisco alle sole PMI. Se possono essere enumerati alcuni casi del successo del blog aziendale (in alcuni casi, “abbandonati” a loro stessi…), altrettanto si potrebbero studiare i siti web NON 2.0 privi di servizi informativi ed interattivi di “vecchia generazione”.

      L’innovazione tecnologica dovrebbe accompagnare un cambiamento organizzativo, cioè inserirsi nelle strategie delle imprese: il blog per molte imprese italiane non assumerebbe il significato “rivoluzionario” della digitalizzazione dei documenti amministrativi e fiscali, ed infatti in Italia ci si interroga ANCORA sul mancato successo dei processi di fatturazione elettronica e telematica.

    3. Perdonatemi se vado contro corrente, ma non penso affatto che il blog sia uno strumento affermato, testato, e infine utilizzato. All’estero questo può essere vero, non in Italia. Chi si occupa di corporate blogging sa quanto citare sempre i “soliti” noti possa diventare a volte più che frustrante. I buoni esempi di corporate blogging si contano sulle dita delle due mani e tanto lavoro c’è ancora da fare per raggiungere livelli di sviluppo e qualità  europei e mondiali.

      Siamo indietro. Le aziende, soprattutto le PMI, hanno ancora bisogno di essere alfabetizzate. Hanno bisogno di veder rimodulato l’intero loro processo organizzativo in funzione di questi “nuovi” strumenti.

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