• Business emergenti: dai cellulari alla domotica. Il caso Corea del Sud

    Business emergenti: dai cellulari domotica. Il caso Corea del SudUna potenza che sembra voler conquistare il mercato dei cellulari nei prossimi anni è la Corea del Sud, nella quale risiedono due produttori molto importanti a livello mondiale: LG e Samsung. Pare che siano stati stanziati 58 milioni di dollari in tre anni per lo sviluppo del 4G e successivamente del 5G, la cui strada, per il momento, è ancora tutta da tracciare.

    Molti produttori di cellulari sembrano riporre notevole fiducia nello standard 4G, che dovrebbe integrare almeno 4 tecnologie, tra le quali Wimax, LTE, UMB, IMS.
    Un ottimo approfondimento di questo argomento è stato trattato nel post di Massimo Castelli.

    Per chi abbia seguito con attenzione negli ultimi anni i passi della Corea del Sud, quanto segue non sarà  una sorpresa.

    Una statistica del luglio 2007 la classificava al 3° posto dopo Stati Uniti e Giappone per l’indice di competitività  delle industrie IT. Un’altra confermava questa attitudine tecnologica affermando che il 99% della popolazione sud-coreana connessa ad Internet effettua regolarmente acquisti online. Una percentuale elevatissima!

    Nel campo della Robotica, la Corea del Sud sin dal 2005 progetta, con termine prefissato 2020, di introdurre in case, enti pubblici e scolastici dei robot domestici chiamati UCR (Ubiquitous Robotic Companion).

    Si tratta di un mercato in espansione, che da noi deve ancora decollare ma che riserverà  grosse sorprese in termini di ROI.

    Secondo il progetto questi “C3BO” avranno sintesi vocale e potranno intrattenere semplici discussioni con gli esseri umani, potranno fungere da motori di ricerca su Internet, saranno allacciati ad un server mediante una rete senza fili e potranno essere comandati da remoto mediante telefono cellulare o via Web.

    Anche il Giappone sta investendo milioni di dollari nella Domotica perché è convinto che, fra una quindicina di anni, nelle case dei giapponesi ci saranno circa 20 milioni di robot: un’industria che raggiungerà  le dimensioni di quella dell’automobile, della telefonia cellulare, del computer.

    Cosa intendiamo con robot?
    Non è che una forma, un condensato di diverse tecnologie che permettono di eseguire determinate funzioni. Ci sono sensori che rilevano i parametri per la cui percezione sono stati programmati, i dati raccolti vengono elaborati, determinando l’invio dei comandi ritenuti risposta corretta allo stimolo, infine questi comandi vengono eseguiti dalla parte attuativa della macchina.

    Uno dei principali campi d’applicazione di queste tecnologie è quello delle pulizie su larga scala, per esempio. L’implementazione però è stata attuata con successo anche in campo medico, turistico e dalle industrie che necessitino di lavorare in ambienti sterili.

    Tra i robot attualmente “in circolazione” BigDog, sviluppato per conto dell’Esercito degli Stati Uniti, colpisce per l’incredibile mobilità  e capacità  di resistere agli urti. Lo potete vedere nella foto in alto.

    In Italia manca ancora attrattiva per questo settore.
    Il problema principale non riguarda i fondi di ricerca, che con fatica si possono reperire, ma l’assenza di forze umane da impiegare. Questione di tempo?

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