• Il silenzio assenso vale anche per gli aggiornamenti antivirus

    Sono sotto tiro, ma stavolta, al contrario di quanto accade normalmente, la colpa non è di qualche malware o exploit, ma da parte di WindowsSecrets.com.

    Stiamo parlando di tre colossi dell’informatica: McAfee, Symantec e Microsoft.

    Il motto di WindowsSecrets è “Tutto ciò che Microsoft si dimentica di dire” e anche stavolta la cosa si è confermata veritiera: il nodo cruciale della questione ha come oggetto la mancata trasparenza nei confronti delle utenze che si vedono costretti (inconsapevolmente) ad acquistare servizi senza la relativa informazione, o (comunque) con informazioni non sufficienti.

    Scott Dunn ha stilato un report che si concentra sul comparto antivirus: quelli con una singola licenza d’uso, ovvero quelli che hanno validità annuale e richiedono l’acquisto della licenza ogni anno. L’acquisito della medesima permette di usufruire delle definizioni e di aggiornare il motore di scansione per un ulteriore anno.

    Esiste il rischio che chi acquista con Carta di Credito un prodotto oggi, nel 2007, riceva aggiornamenti sino alla scadenza della carta. Nemmeno Dunn usa tanti giri di parole per definire la gravità della questione:

    “La sfortunata verità è che la pratica di attribuire ai clienti il rinnovo automatico degli antivirus e di altri prodotti di sicurezza non si limita a Symantec [...]
    Nella maggior parte dei casi, ai clienti non viene data una chiara via per il recesso e ci si accorge del rinnovo annuale solo quando arriva la canonica e-mail di conferma o l’estratto conto della carta di credito”.

    Questo accade negli Stati Uniti, nazione nella quale (almeno sulla carta) la tutela dei consumatori (dovrebbe) essere tutelata. Dunn continua esponendo un’analisi delle licenze d’uso di alcuni prodotti, riportandone alcuni risultati.

    Per fare un esempio: in 6708 parole della licenza di Windows LIVE OneCare, Microsoft avvisa appena con una nota che il programma “può automaticamente rinnovare il servizio e addebitarne il costo”, ma le spiegazioni non sono certo dettagliate.

    Ovviamente la pagina che avvisa dell’aggiornamento automatico non è la stessa che viene usata per gli acquisti ma va cercata.

    Segue a ruota McAfee per il quale per disabilitare l’aggiornamento automatico è necessario accedere al sito ufficiale e da lì entrare nel pannello di controllo del proprio account per disabilitare la funzione “Auto-renewal setup“, va da sé che (ovviamente) la stessa è attivata di default.

    Symantec invece non lascia possibilità di scelta, ma perlomeno è più trasparente: avvisa in fase di acquisto e lascia la possibilità di cancellare l’opzione attraverso un link.

    ZoneAlarm è uno dei software che esce meglio dal report di Dunn. Avvisa direttamente e chiaramente in fase di acquisto e predispone un apposito box che aspetta solo di essere selezionato o deselezionato nel caso non si voglia il servizio.

    Soldi facili, non c’è dubbio. Ma a che prezzo? La fiducia degli utenti e il ritorno d’immagine a livello internazionale valgono tanto? Apparentemente sì, ne vale (evidentemente) la pena. Non si possono lamentare, però, se le utenze iniziano a perdere fiducia e stima non solo negli acquisti online ma anche nelle case che dovrebbero (almeno in teoria) tutelarle.

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