• Pmi le più penalizzate in tempi di crisi

    Pmi in crisiLa crisi economico finanziaria di lunga durata, abbattutasi sul vecchio Continente con maggior incisività , sta producendo duraturi effetti negativi su tutti i comparti del tessuto economico italiano. A risultare maggiormente penalizzate dalle difficoltà  locali e internazionali sembrano essere, tuttavia, proprio le piccole e medie imprese.
    A confermarlo è stato un recente intervento condotto dalla Confindustria in Commissione Industria del Senato, secondo cui i prestiti alle imprese sarebbero diminuiti di 0,1 punti percentuali a gennaio dopo il -1% di dicembre, con una contrazione che in termini assoluti assume una più spiccata significatività : – 20 miliardi di euro di crediti.
    Oltre alle minori erogazioni, il dato è interpretabile con un incremento del costo del credito: i tassi di interesse predisposti per le erogazioni sono cresciuti al 4,1% contro il 3,2% di giugno 2011, ma in termini di elargizioni alle piccole e medie imprese il dato risulta essere più penalizzate, con un livello medio del 5% a gennaio 2012, contro il 3,7% di giugno.
    Ma non solo: se le ristrettezze creditizie e il maggior costo dei finanziamenti non bastasse a complicare la già  difficile situazione delle piccole imprese italiane, si aggiunga l´oramai cronico ritardo dei pagamenti da parte del settore pubblico e dello stesso B2B, con un´attesa media di 180 giorni per quanto concerne gli incassi da pubbliche amministrazioni, contro i 64 giorni della Francia e i 35 giorni della Germania. Per i pagamenti tra le imprese i tempi risultano invece allungati a 103 giorni, contro i 59 della Francia e i 37 della Germania.
    Secondo Confindustria, inoltre, il credit crunch potrebbe proseguire anche nel corso dei prossimi mesi, nonostante lo spread abbia denotato segni di abbassamento, e nonostante gli sforzi compiuti dalla banca Centrale Europea per garantire l´adeguata redditività  al sistema bancario. Un rischio che genererebbe ulteriori influenze negative per quanto concerne l´economia della Penisola, con un deprezzamento di competitività  delle imprese italiane rispetto a quelle francesi, spagnole e tedesche.

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