• Job on call: non chiamiamolo lavoro dipendente

    Lavoro dipendenteChe sia uno strumento in grado di far emergere il lavoro sommerso potremmo anche essere d´accordo ma asserire che il job on call ossia il cosiddetto lavoro a chiamata è stato introdotto con la riforma del mercato del lavoro allo scopo di fornire un´adeguata disciplina giuridica alle prestazioni di lavoro dipendente discontinue e intermittenti, questo no.

    Dove sta la subordinazione che lega un dipendente al suo datore di lavoro di fronte alla precarietà , che dir si voglia discontinuità  o intermittenza?

    Sarebbe meglio sostenere che il job on call è una forma tutta nuova (anche se in sostanza la riforma è del 2003) che mette le imprese nella condizione di ottenere manovalanza a basso costo esclusivamente all´occorrenza. Un concetto, ancorché distorto, che si ritiene possa essere più vicino alla libera professione piuttosto che al lavoro dipendente.

    Ma cos´è il job on call? E´ una tipologia contrattuale, solitamente rappresentata come l´emblema della flessibilità , con la quale il lavoratore si pone a disposizione di un datore di lavoro che può richiedere la prestazione lavorativa anche in maniera discontinua. Viene, infatti, prevalentemente utilizzato per far fronte a eventuali picchi di lavoro che si presentano nell´attività  di impresa.

    Alberghi e ristoranti, istruzione, sanità , servizi sociali e commercio. Sono queste le aree di maggiore applicazione dei lavoratori intermittenti. Un trend in continua crescita secondo i dati Istat.

    I soggetti a cui viene solitamente proposto il job on call sono prevalentemente gli operai, nella maggior parte dei casi nel settore degli alberghi e ristoranti. Non darà  la stessa sicurezza di un lavoro a tempo indeterminato ma ciò che è inopinabile è che è uno strumento in grado di offrire vantaggiose opportunità  a studenti e lavoratori che scelgono di lavorare part-time.

    Tags:

    Se vuoi aggiornamenti su Job on call: non chiamiamolo lavoro dipendente inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:


    Ho letto e acconsento l'informativa sulla privacy

    Si No

    Acconsento al trattamento dei dati personali di cui al punto 3 dell'informativa sulla privacy

    Si No

    Commenti

    1. Letizia dice:

      A me non sembra che questa figura contrattuale sia assimilabile neanche lontanamente al lavoro autonomo svolto da un professionista e quanto al vincolo di subordinazione credo si evinca chiaramente dal fatto che si tratta pur sempre di un contratto di lavoro subordinato.

    2. lukanim dice:

      concordo con Letizia….e da piccolo artigiano (ex dipendente da autista, operaio, impiegato, magazziniere) invito tutti coloro che si trovano a dover subire questi tipi di “ricatti”, piuttosto, mettetevi da soli!!! SI IN PROPRIO!!! Createvi la vostra attivita’….non sempre servono tanti soldi….non c’e sempre bisogno di apparecchiature anche se ne avete bisogno per quel lavoro….c’e sempre chi puo’ farvi parte del lavoro come conto terzi….e piano piano vi farete i vostri macchinari….. L’importante e’ VOLER FARE E USARE LA TESTA!!! Soldi facili non si fanno ne da dipendente ne da imprenditori…se onesti….ma quello che si prende, e’ esclusivamente grazie al VOSTRO lavoro!!! (che poi ci siano troppi paletti e rotture di scatole da uno Stato troppo pressante quello e’ un altro discorso….ma se si vuole, piano piano si puo’ fare…..e non si deve render conto a nessuno che mangia con il nostro lavoro!)

    Commenta

    Your email address will not be published. Required fields are marked *