• Professione ICT: risparmio o competenze? Il dilemma delle Pmi…

    ict-people.gifA partire da alcuni commenti scaturiti da un precedente post mi è sembrato opportuno riprendere un argomento molto delicato e, allo stesso tempo, abbastanza cruciale: il mondo ICT e le sue figure professionali. Ben lontano dal voler analizzare questo complesso mondo, ciò su cui mi interessa riflettere sono le note dolenti a margine dell´argomento.

    E’ parere diffuso – in genere a buon diritto – che lo scenario delle nuove tecnologie imponga alle aziende di affidarsi a professionisti competenti e specializzati, per cogliere al meglio i benefici offerti dai diversi servizi specialistici che, nel loro insieme, contribuiscono alla buona riuscita di qualunque business. Di tali figure ormai difficilmente si può fare a meno, eppure, pur condividendo personalmente questa posizione, non posso fare a meno di notare che la realtà  è ben diversa.

    Spesso, negli ambienti con cui sono venuto a contatto mi sono imbattuto in situazioni che, ad un qualsiasi neofita della ristretta casta degli specialisti ICT, avrebbero fatto rizzare i capelli.

    Personale spesso incompetente e poco responsabile assegnato a ruoli chiave o alla direzione dei reparti IT dell’azienda, scarsa conoscenza delle soluzioni standard e dello stato dell’arte delle applicazioni più diffuse, incapacità  e mancanza di volontà  nel tenersi costantemente aggiornati : questi sono solo alcuni dei problemi più gravi che ho potuto riscontrare.

    Sebbene esistano aziende specializzate in grado di fornire la consulenza e/o i servizi necessari, per ovviare alle carenze interne, purtroppo il più delle volte questa soluzione è ignorata. Perché? E’ evidente: non è una scelta sconsiderata quanto piuttosto una necessità  di contenere le spese.

    Tuttavia, sul banco degli imputati siedono anche molti manager e dirigenti che, a causa di competenze IT superficiali finiscono per trascurare l’importanza degli investimenti in risorse umane formate nell’IT. Troppe volte ci si limita ad impiegare le nuove tecnologie soltanto per garantire la gestione aziendale di base e le comunicazione all’interno e verso l’esterno: quasi sicuramente, i dipendenti e gli stessi manager ignorano la complessità  del sistema informativo, per il semplice fatto che non viene considerato necessario.

    Di conseguenza ci si ferma qui, senza domandarsi quali altri benefici potrebbero venire dal mondo in continua evoluzione dell’IT business: concetti strategici come e-law e lo stesso e-business sono guardate con sospetto (e ignoranza?) e considerati da molti responsabili d’azienda come soluzioni per fanatici dell’informatica spinta.

    Il problema non riguarda soltanto i i piccoli e medi imprenditori – spesso instradati verso soluzioni teoricamente ottime ma lontanissime dalle loro realtà  – ma anche diverse aziende di grandi dimensioni.

    Allo stesso tempo, tuttavia, il lavoro di informazione integrativa – svolto anche da blog e riviste web – per quanto si rivolga anche a quelle strutture che già  vantano divisioni e team ICT doc, potrà  però di certo contribuire ad una migliore e più efficace gestione IT aziendale soprattutto laddove non ci siano le risorse necessarie per rivolgersi a personale specializzato.

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    Commenti

    1. Il problema sicuramente è che le PMI italiane sono più P e meno M delle PMI di altre parti del mondo – d’europa? – soprattutto come mentalità , più che come dimensione, anche per quel che riguarda questo aspetto. Questo vuol dire che in momenti di depressione economica considerano dell’IT prevalentemente il costo e non il valore.

    2. Se vogliamo introdurre anche nelle PMI i benefici dell’IT dobbiamo sempre più diventare consapevoli del fatto che:
      - l’onere e l’onore di introdurre tali benefici nelle PMI è per il 100% nelle mani di noi consulenti aziendali.

      Continuare a lamentarci dell’incapacità  degli imprenditori (e dei loro collaboratori) nel capire il mondo del web non serve ad altro che a. . . fornirci degli alibi dove nascondiamo troppo spesso la nostra incapacità  di comunicare con i nostri clienti.

    3. Impossibile darti torto. Inoltre lamentarsi non ha mai prodotto un solo affare. Detto questo: io ho un committente (quello del sito che ho linkato) che mi chiede di fare un lavoro di Social media optimization. Quindi il cliente ha un fortissimo orientamento al web e di sicuro non posso dire che non investa sul web. All’atto pratico mi rendo conto del fatto che i luoghi di discussione commerciale sul web non organizzati e gestiti direttamente da un’azienda sono molti pochi. O io non li conosco?

    4. debora68 dice:

      Vorrei aggiungere una breve considerazione: se questi sono i limiti delle PMI e degli uomini chiave nell’EDP, l’outsourcing, credo, sia solo parzialmente una soluzione. Infatti anche le imprese IT sono PMI e non c’è da scherzare: pochi soldi pochi investimenti, anche nelle risorse umane. Se si guarda alle ricerche del personale (mi riferisco in particolare al mondo sistemistico di cui mi sto occupando da 1 anno), il tecnico è carne da macello. Si cercano junior a pochi soldi. Dove sta la competenza? La competenza si costruisce e bisogna sapersela tenere oppure va cercata sul mercato, ma allora 1700 euro per un senior vero sono considerati una esagerazione. Si scelga la competenza, il cliente mugugnera’ ma alla fine paghera’ la fattura soddisfatto.

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