• Leggere la posta elettronica dei dipendenti è legittimo?

    E' lecito accedere all'e-mail dei dipendenti?

    La lettura da parte di un datore di lavoro, in determinate condizioni, dei messaggi aziendali di posta elettronica di un dipendente è frutto da diverso tempo di accesi dibattiti, sia in ambiti privati che pubblici. Al di là  di qualsiasi parola, credo valgano i fatti.

    Di recente, la Corte di Cassazione ha emesso una sentenza (n. 47096 dell’11/12/2007), che ci invita a riflettere nuovamente. Secondo quest’ultima, il datore di lavoro può lecitamente accedere alla corrispondenza informatica aziendale di un dipendente, qualora utilizzi una chiave di accesso di cui disponga regolarmente.

    Occorre tra l’altro osservare come sia stata emessa in relazione ad una presunta violazione dell’articolo 616 del codice penale da parte di un datore che fu denunciato da una lavoratrice per avere appunto preso visione del contenuto della sua corrispondenza elettronica.

    Pare infatti che possa essere rilevato un illecito solo nel caso in cui la casella di posta possa considerarsi “chiusa” e che tale non possa essere quella consultabile da parte di coloro che legittimamente dispongano della password di accesso.

    Solitamente, infatti, le chiavi di accesso poste a protezione dei computer e della corrispondenza di ciascun dipendente devono essere comunicate, sia pure in busta chiusa, al superiore responsabile del servizio, al quale è permesso di utilizzarle per accedere al computer (anche per semplice assenza temporanea del dipendente).

    Può darsi che prossimamente vengano emesse sentenze che vadano a contrastare questa idea; personalmente ritengo che, come sempre, debba prevalere il buon senso da ambo le parti.

    I dirigenti dovrebbero quindi entrare negli account di posta dei subalterni solo in casi particolari di necessità  ed urgenza, cercando di rispettare il più possibile le regole della privacy.

    I singoli lavoratori dovrebbero invece seguire alcuni criteri operativi, come l’eventuale creazione di identità  personali separate da quelli aziendali (se permessa), per evitare di mischiare in “Posta in arrivo” i messaggi dei diversi account.

    E voi cosa ne pensate?.

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    Commenti

    1. Claudio Cinotti dice:

      Il problema non dovrebbe sussistere: il dipendente non dovrebbe aprire la sua posta personale nè per leggere nè per scrivere. Sono cose personale e non indispensabile che potrebbe leggere tranquillamente nella sua abitazione, con il suo pc, con la sua linea telefonica.
      IL tempo che il dipendente occupa per la gestione delle sue mail non può essere pagato dall’azienda in cui lavora. Quindi la legge dovrebbe prevedere un’ammenda al dipendente che invece di produrre perde tempo per i suoi privati affari. Il titolare dovrebbe invece avere la massima libertà  di muoversi all’interno dei propri pc aziendali senza vincoli di sorta. Se il dipendente non volesse far sapere cosa scrive o legge faccia per queste cose tra le sue mura domestiche.

    2. Michele dice:

      Quindi il dipendente non dovrebbe nemmeno andare in bagno, o bere un caffè, correre per i corridoi e gridare al collega anzichè perdere tempo per digitare il numero di telefono.
      La frase è: “uso ed abuso!”
      SE non si vuole che il dipendente legag le email personali anzichè usufruire della pausa-caffè si blocchi l’accesso al sito e non si leggano le email personali, cosa che avviene regolarmente per trarre informazioni a scopo intimidatorio ed a uso e consumo della gestione del personale.
      Saluti

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