• I dilemmi delle connessioni wifi aperte

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    In questi ultimi giorni, due articoli hanno colpito la mia attenzione, entrambi dedicati al tema delle connessioni wireless aperte.

    Il primo è apparso su ArsTechnica, in cui ancora una volta si tocca il tema, sempre caldo, della legalità e soprattutto della moralità di accedere ad una wifi aperta, senza il permesso o la consapevolezza del proprietario.

    Il secondo invece è un editoriale di Bruce Scheneier, pubblicato da Wired: uno dei maggiori esperti al mondo di crittografia e sicurezza informatica stupisce tutti rivelando che la sua rete wifi di casa è volutamente open e ne spiega i motivi.

    L’articolo di ArsTechnica parte da un’indagine fatta da Sophos, in cui si scopre che ben il 54% degli intervistati ammette di aver “rubato” almeno una volta una connessione wifi aperta. Si sottolinea come in molti Paesi del mondo questo sia illegale. Ma oltre ad essere illegale, si può considerare immorale rubare una connessione wifi aperta?

    Chi non lo ritiene immorale lo paragona ad ascoltare la radio del vicino tenuta a volume molto alto.
    Chi la ritiene immorale invece, parla di un doppio effetto negativo: il proprietario della connessione ha una banda limitata e al tempo stesso i provider non hanno nuovi clienti, proprio perché alcuni sfrutterebbero contratti stipulati da altri.

    Nell’editoriale di Wired, Bruce Schneier, come detto, dichiara di avere una connessione wifi aperta. Non gli importa che ci sia qualcuno in macchina fuori da casa sua che scarica materiale illegale. Anzi, è abbastanza convinto che questo sia pure difficile. Nel raggio di un miglio da casa sua, ci sono infatti ben 5 coffee shop che dispongono di una rete wireless: Schneier ritiene che un hacker preferisca stare comodamente seduto al bar, al caldo, con una tazza di tè davanti, piuttosto che in auto, al freddo, fuori dalla sua casa.

    Inoltre, se la polizia dovesse andare a casa sua, accusandolo di download illegali, quale migliore difesa dichiarare di avere una wifi aperta e che qualcuno l’ha utilizzata per questi scopi? Sarebbe più difficile invece difendersi se hai chiuso la tua connessione e un hacker è riuscito ugualmente ad entrare.

    Le questioni discusse sono decisamente interessanti: in Italia, condividere la propria connessione fuori dalle mura domestiche è reato. Stabilire se è anche immorale è difficile. Penso che non ci sia nulla di male nell’utilizzare una connessione altrui, finché lo si fa per scopi “onesti”: controllare la posta, prenotare un volo urgente, ecc… Sfruttare la rete del vicino esclusivamente per scaricare musica, film in modo da rimanere “pulito”, è un atto decisamente deprecabile.

    Per quanto mi riguarda, al momento, la mia rete wifi è protetta, con WPA e MAC address access list. Al tempo stesso ritengo anche io, come Bruce Schneier, interessante e affascinante il progetto Fon. Sono sempre indeciso se diventare un Foneros o no, ma finché non ci sarà in Italia una legge chiara a riguardo e finché non mi sarà necessario essere connesso ad Internet anche quando sono fuori casa o ufficio, difficilmente aderirò al progetto.

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    Commenti

    1. Piero Lisco dice:

      In Italia il problema delle wifi craccate o anche solo aperte è minimo.
      Un utente medio italiano non ha le conoscenze ,le competenze e la voglia neanche di fare wardriving per 20 metri.

    2. @ Piero Lisco: non c’è bisogno di avere grandi competenze oggi giorno. Data la diffusione delle wifi e in particolare di quelle aperte, anche l’utente meno esperto del mondo riesce a collegarsi ad una di esse, stando comodamente seduto sul divano.

    3. Piero Lisco dice:

      @ Fabrizio Sinipoli: magari le ‘frasi fatte’ ce le teniamo per chi guarda Porta a Porta anzichè lavorare sui progetti WiVA.
      In Italia non ci sono i numeri sufficienti per preoccuparsi della questione.
      Parlo di numeri e di statistiche che possano catalogare come ‘importante’ la questione.
      Se escludi contesti sociali e culturali tipiche della grande metropoli quali Milano, Roma e altre pochissime cittadelle universitaria fra le due, la verità è che manca la cultura inerente a queste realtà tecnologiche. Solo il 33% degli italiani usa un collegamento ad internet, cioè 1 su 3 usa internet.
      Quanti saranno di questi che usano il wifi?
      E quanti di questi lo usano senza sapere cosa è un SSID? Parliamo di come stanno le cose in numeri, non di quello che mi racconta mio cugino.
      Io sono di origini baresi e ti assicuro che ci sono max 3 reti wifi in tutto il mio quartiere, il + grande della periferia (ed una di queste 3 è la mia).
      Quanti vengono a fare wardriving sotto casa per entrare nella mia rete?
      Lavoro a Roma anche su progetti di Wirelesse Vulnerability Assesment anche per le PMI e non potete immaginare della abissale ignoranza sulla questione che sommerge la classe imprenditoriale media.
      Riscontri abbastanza seri sulla questione, e qualche soldino che gira, li trovi solo a Milano, e ovviamente all’estero.
      Li si parla di wifi in modo serio.

    4. @Piero Lisco: scusa, ma non credo di aver usato “frasi fatte” e sinceramente mi dispiace vedere che metti la discussione su un piano aggressivo, quasi offensivo.
      Io ti parlo naturalmente della mia esperienza personale (sia privata che lavorativa). Sarà che lavoro a Milano e vivo a Bergamo, ma di Wifi aperte ne trovo parecchie. Sono certo che in altre zone la situazione è nettamente diversa. Poi naturalmente non posso che concordare su quanto dici tu.

    5. Per esperienza personale posso assicurare che a Roma di WiFi aperte ce ne sono parecchie. La gente non cura la sicurezza, tante persone pensano di stare tranquille e invece danno accesso a una miriade di persone.

      Da casa di una mia amica mi sono collegato a una rete aperta sono andato sul router (192.168.1.1), ho beccato lo stesso router che ho a casa mia (un Linksys) con username e psw di default, sono entrato e potenzialmente potevo fare qualsiasi cosa (nella lista di IP erano presenti 5 PC, non so quanti del possessore della linea, ipotizzo solo uno). Nella stessa zona, piazzale delle province, ci sono almeno altre 2 reti aperte.

      La stessa cosa l’ho riscontrata in alcuni punti sulla Tiburtina e in altre zone di Roma. Tante persone non sanno nemmeno di non essere protette e se la prendono con gli operatori se vanno lenti. Potenzialmente da quella rete sopra citata potevo scaricare, andare su qualsiasi sito o addirittura inviare 300.000 (giusto per fare un numero) email di spam. Senza che nessuno mi potesse rintracciare (vi sembra un problema da poco?).

    6. Jury dice:

      A riguardo, è’ sia vero che qui in Italia siamo indietro, sia che di reti wifi aperte ce ne sono.
      Sicuramente non viviamo la questione come nel resto del mondo, ma è giustissimo parlarne.
      Perchè chi vuole informarsi è giusto che lo faccia e che trovi dei riferimenti.

    7. Dying dice:

      “Potenzialmente da quella rete sopra citata potevo scaricare, andare su qualsiasi sito o addirittura inviare 300.000 (giusto per fare un numero) email di spam. Senza che nessuno mi potesse rintracciare”

      ma non l’hai fatto.
      la mia rete è completamente aperta per scelta.

    8. @Dying: sì, ma se mai un giorno dovrò inviarle, saprò dove andare. Poi in caso di denuncia voglio capire il tizio con la rete aperta come risolve la grana…

      Inoltre da quella rete avrei potuto insultare e offendere su qualsiasi forum; in caso di denuncia (e non è difficile che succeda) la Polizia chiede i log e guarda l’IP… chi era collegato in quel momento con quell’IP? Vai a far capire che la rete era aperta e non sei tu il responsabile.

    9. Inoltre la legge italiana parla chiaro ed obbliga tutti a proteggere con la massima cura gli apparati da eventuali utilizzi non autorizzati.
      In pratica nel caso illustrato da Orazio, la Polizia se la prende con chi, per incuria o per volontà, ha lasciato la sua rete aperta.

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