• Le Pmi italiane trarranno vantaggio dallo Scudo Fiscale?

    Capitali esteriCome noto, lo Scudo Fiscale prevede il rimpatrio per i capitali detenuti in Paesi extra UE escluso Svizzera, Repubblica di San Marino e Principato di Monaco (sono inclusi nella manovra anche investimenti di natura non finanziaria come yacht, gioielli e opere d´arte). Non stiamo qui a commentare la genuinità  o meno dell´operazione – ora estesa anche alle aziende – ma piuttosto gli eventuali benefici cui l´impresa potrebbe andare incontro.

    Tanto per cominciare, il ministro Tremonti ha assicurato che la rendita dalla manovra – 4,5 miliardi di euro secondo il vicepresidente del Pdl alla Camera, Maurizio Lupi – sarà  interamente utilizzato per il rilancio delle imprese. Vogliamo sperare che i destinatari finali saranno prevalentemente le piccole e medie imprese che affrontano quotidianamente la crisi economica nel totale anonimato ma che al contempo rappresentano una larga fetta dell´imprenditoria italiana.


    Libero asserisce che questa manovra non farà  altro che portare benefici alle imprese intanto perché in tal modo crescerebbe il patrimonio delle imprese stesse ascrivibile in bilancio. E questo sarebbe vantaggioso sia nei loro rapporti con gli istituti di credito sia per il rafforzamento della nostra economia.

    Di parere completamente opposto è Il Giornale che definisce lo Scudo Fiscale una ipocrisia, un pasticcio, una scemata.

    All´estero anche il Financial Times, in un articolo di Guy Dinmore, pare non essere molto d´accordo commentando che il Senato italiano ha approvato un controverso condono che prevede il rimpatrio dei capitali esteri provenienti da crimini finanziari. Ed è perfettamente ammissibile un timore del genere se si considera che l´impresa che aderisce non deve dimostrare che tali investimenti siano frutto della più aberrante e alquanto sistematica forma di evasione fiscale.

    Se così fosse per le Pmi italiane che lavorano onestamente e pagano regolarmente le tasse sarebbe umiliante. Intanto perché i capitali rimpatriati saranno soggetti ad un´imposta del 5% (da pagare entro il 15 dicembre). Cinque percento! Ma se le Pmi italiane pagano non meno di sei volte tanto!

    Ma c´è di più! Le dichiarazioni personali non potranno essere utilizzate per accertamenti. Questo significa che le operazioni di rimpatrio o di regolarizzazione effettuate da una persona fisica non potranno essere utilizzate per far partire un accertamento fiscale nei confronti della società  di cui il dichiarante è colui che esercita il controllo sull´azienda stessa. Questa clausola dovrebbe offrire sicurezza a tutti quei piccoli imprenditori che prevedevano di rimpatriare i capitali ma al contempo paventavano accertamenti fiscali nei confronti dell´azienda da loro amministrata.

    Di fronte a tutto questo – e scusate se sono ridondante e retorico – è inevitabile domandarsi: ma le Pmi italiane trarranno veramente vantaggio dallo Scudo Fiscale?

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