• Accantonamento, rivalutazione e destinazione del TFR

    Rivalutazione TFRIl trattamento di fine rapporto di lavoro è disciplinato dall´articolo 2120 del codice civile il quale stabilisce che nell´ipotesi di cessazione del rapporto di lavoro subordinato, il prestatore ha diritto a un trattamento di fine rapporto. Il TRF, quindi, è un risparmio forzoso che il datore di lavoro opera sulle retribuzioni dei lavoratori e che corrisponderà  al momento della cessazione del rapporto di lavoro.

    Il TFR viene accantonato con cadenza mensile ed è ottenuto sommando, per ciascun anno, una quota non superiore all´importo della retribuzione dovuta per l´anno in corso (dovranno, pertanto, essere prese in considerazione tutte le somme corrisposte a titolo non occasionale in dipendenza del rapporto di lavoro) diviso 13,5.
    Qualora il periodo di riferimento sia inferiore all´anno solare, la quota deve essere proporzionalmente ridotta. All’interno di Pmi.it è disponibile un esempio per il calcolo del TFR con Excel.

    L´ammontare complessivo dell´indennità  maturata a favore del prestatore di lavoro deve essere rivalutato alla fine di ogni esercizio applicando un tasso fisso nella misura dell܉,50% a cui dovrà  essere sommato un tasso variabile pari al 75% dell´aumento dell´indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, accertato dall´Istat, rispetto al mese di dicembre del precedente anno.

    Dal punto di vista contabile l´accantonamento del TFR va imputato a Conto Economico mentre il relativo Fondo Accantonamento va indicato nel passivo dello Stato Patrimoniale.

    Dare Avere
    Trattamento Fine Rapporto 25.000,00
    Fondo accantonamento TFR 25.000,00

    A partire dal 2007 il TRF, tuttavia, muta il proprio fine divenendo modalità  ordinaria di finanziamento di qualsiasi forma di previdenza complementare. Dal 1° gennaio 2007, infatti, i dipendenti avranno sei mesi di tempo per esprimere il proprio parere sulla destinazione del TFR. Le alternative possono essere quelle di far conferire l´importo del TFR maturando ad una forma di previdenza complementare scelta liberamente o lasciarlo presso il proprio datore di lavoro. Se entro sei mesi il lavoratore non avrà  manifestato la propria scelta, sulla base del silenzio-assenso il datore di lavoro dovrà  trasferire il TFR maturando alla forma pensionistica collettiva prevista dal contratto collettivo.

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    Commenti

    1. fiorella dice:

      ma la scrittura nn è al contrario?? e poi il TFR va a stato patrimoniale no a conto economico..

    2. samuele dice:

      no la scrittura e’ corretta (costi in dare, passivita’ in avere)

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