• “Rubare” il Wi-fi conviene? Wardriving e PMI italiane

    bthumb1193152248.jpgAccedere a internet in modo gratuito e senza necessità  di cavi? La possibilità  di sfruttare una rete wi-fi all’interno della propria casa o azienda è sicuramente una prospettiva appetibile e relativamente facile.

    Il wardriving consiste proprio in questo: cercare access point disponibili per penetrare in reti wireless appartenenti ad altri con lo scopo di collegarsi a internet.

    Da un punto di vista etico è evidente che questo comportamento rappresenta una soluzione di estremo agio e un cattivo uso delle risorse tecnologiche. Se da un lato costituiscono degli strumenti interessanti per lo sviluppo di reti telematiche, dall’altro offrono la possibilità  di appropriarsi indebitamente di risorse e servizi altrui.

    Al di là  di quello che potremmo definire un’infrazione del codice di buona condotta dell’era telematica, la legislazione italiana in materia sembra essere scarsa e incompleta. Per poter giudicare un comportamento di wardriving bisogna valutare di volta in volta le infrazioni commesse.
    Se la rete a cui ci si è connessi è non protetta non si può parlare di accesso abusivo in quanto la rete non ha misure di sicurezza attive.
    Le configurazioni di reato in questo caso si differenziano a seconda dell’attività  svolta in rete: intercettazione abusiva di comunicazioni (artt 617 quater e quinques cp), danneggiamento di sistema informatico o telematico (art 635 bis cp) o frode informatica (art 640 ter cp), solo per citare alcuni esempi contemplati dalla legge.

    Altro discorso merita l’effrazione di reti protette con sistemi di crittografia WEP o WPA. In tal caso il wardriver è passibile di violazione del domicilio informatico altrui poiché sono presenti meccanismi di sicurezza che sono stati elusi. Si applica in tal caso l’articolo 615 ter del codice penale sull’accesso abusivo a un sistema informatico o telematico oltre agli altri riferimenti già  citati per l’attività  esercitata dal wardriver all’interno della rete.

    Per quanto sia possibile progettare reti wireless protette e blindate ci sarà  sempre una probabilità  / possibilità  (a seconda delle parti) di poter infrangere le barriere informatiche.
    Forse recuperare il punto di vista di coloro che vedono sfruttato il proprio servizio da altri utenti non autorizzati, può aiutare a comprendere perché sia sbagliato abusare del wi-fi. Dopo tutto i ladri di oggi possono diventare le vittime di domani.

    Rubare il wi-fi può rappresentare una strada comoda, una soluzione economicamente conveniente e. talvolta, persino comprensibile come scelta aziendale ma bisogna sempre tenere presenti i rischi che si corrono anche involontariamente e magari considerare altre soluzioni più sicure e più corrette.

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    Commenti

    1. fmortara dice:

      Rubare il wi-fi può rappresentare una strada comoda, una soluzione economicamente conveniente e. talvolta, persino comprensibile come scelta aziendale…

      Perdonami, ma questa non l’ho capita!

    2. Vincenzo Zeffiri dice:

      Immagino che i dubi sorgano non sulla “strada comoda” o sulla “soluzione economicamente conveniente” ma sulla comprensibilità  di questa scelta aziendale. Per chiarire ciò che volevo dire basta considerare una piccola impresa con un ufficio e pochi dipendenti. E’ evidente che è comprensibile scegliere di risparmiare su qualcosa soprattutto se servita su un piatto d’argento. Con ciò non voglio assolutamente giustificare un comportamento sbagliato (come ho scritto nell’articolo) ma solo avvicinarmi alla mentalità  di coloro che rubano il wi-fi per poterli far riflettere su soluzioni alternative.

    3. fmortara dice:

      Si, più o meno, quello che non capisco come si può anche solo pensare una cosa del genere… un’azienza non potrebbe permettersi di restare senza internet perchè si guasta il router del vicino, o perchè il vicino si è accorto della cosa…

      Spero di non essere smentito dall’esistenza di un comportamento del genere da parte di una azienda…

    4. fmortara dice:

      Un’adsl costa più o meno 40 euro al mese per un’azienda… di quale risparmio parli?

    5. Probabilmente si parla di “risparmio” nella maniera più basilare del termine: “non spendere soldi”.
      Facendo un ragionamento strutturato, come ha fatto lo stesso Vincenzo nel post, ovviamente sfruttare il wi-fi altrui non è assolutamente un risparmio per tutti i rischi di cui parlavi tu stesso, fmortara.

      Tuttavia, partendo da un discorso – permettimi il termine – “terra-terra”, partendo dall’ottica di chi cerca il risparmio ad ogni costo e magari si ritiene “furbo”, non pagare per la connessione vuol dire non cacciare di tasca i soldi, e quindi vuol dire risparmiare.
      àˆ chiaro che ci troviamo di fronte a un discorso sciocco. Ma lo dice lo stesso Vincenzo.

    6. Massimo Castelli dice:

      Se i produttori di apparati Wi-Fi imponessero sempre e comunque l’utilizzo di una robusta chiave Wep (altrimenti niente connessione internet) il problema non sussisterebbe … altrimenti l’occasione fa l’uomo ladro.

      Il problema è che a livello legislativo non esistono norme che lo impongano a chi commercializza Access Point e ci si basa sul buon senso (raro)di chi configura gli access point.

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