• L’IPV6 e la sicurezza in azienda

    Lo sviluppo di Internet non riguarda solo la fruizione dei contenuti (da 1.0 a Web 2.0) ma anche le infrastrutture che lo supportano ed in particolare il suo protocollo di rete: l&#180IP (Internet Protocol): è infatti sempre più vicina la transizione dall’IPV4 all&#180IPV6, il nuovo sistema di indirizzamento Internet.

    => Leggi lo stato dello sviluppo internet in Italia

    Ragionevoli preoccupazioni in ambito sicurezza potrebbero tuttavia minare la fiducia dei siti, soprattutto delle imprese, che di conseguenza potrebbero non salire su questo treno dell’innovazione.

    Ma cosa accadrebbe se iniziasse l’era IPV6 e nessuno si presentasse alla festa? Per non doversi porre il problema, è bene arrivare preparati, sciogliendo tutti i nodi.

    => Leggi i 10 consigli per un IPv6 sicuro

    I PRO dell’IPV6

    Il protocollo IPV4 è composto da 4 campi di 3 cifre separati ciascuno da un punto, che rappresenta un sistema di a 32 bit, pari a circa 4 miliardi di indirizzi.
    Con questa configurazione, fino ad oggi è stato possibile gestire qualsiasi device collegato in rete, ma la sua capacità  si avvia all’esaurimento.

    Ecco perché la transizione è inevitabile, anche se lenta e graduale.

    Il protocollo IPV6 è composto da 6 campi da tre cifre ciascuno ed estende di 4 volte la capacità  di indirizzamento attuale, rappresentando un sistema a 128 bit che porta il numero di potenziali indirizzi ad un numero incredibile.

    Grazie a tale potenza di indirizzamento, qualsiasi oggetto potrà  essere collegato in rete (compresi gli elettrodomestici): tutto potrà  trovare una sua collocazione digitale , comunicare e scambiare informazioni, realizzando quello che già  oggi è denominato l’Internet delle Cose (Internet of Things – IOT). Ne beneficeranno Cloud Computing, domotica, sistemi virtualizzati.

    I rischi dell’IPV6
    Ovviamente non è tutto rose e fiori. Come primo elemento di criticità , si deve considerare che l’IPV6 non è retro-compatibile con l’IPV4: imprese e privati dovranno considerare che il passaggio non sarà  indolore e si renderanno necessari almeno alcune implementazioni in parallelo prima del passaggio definitivo al nuovo sistema.

    => Consulta i problemi di sicurezza dell’IPv6

    La parte che richiede maggiore attenzione non è il Change Management ma l’aspetto sicurezza: al Forum ICT Security a Roma si è puntualizzato su come sia possibile e relativamente facile utilizzare l’IPV6 in modo alternativo per realizzare un attacco digitale ad un device basato su IPV6 riconfigurandolo dinamicamente per farlo integrare in una rete Botnet e spargere minacce digitali o peggio penetrandolo con un attacco DoS.

    Il rischio è rimanere tagliati fuori dal mondo fisico a causa di un attacco digitale. E non parliamo dei danni che causerebbe ciò ad un’azienda.

    Le minacce ci sono anche oggi, è ovvio, ma tanto maggiore è il numero di device collegati in rete tanto più grande è anche il numero dei potenziali target di attacco.

    => Leggi i vantaggi dell’IPv6 nelle PMI

    Per proteggere l’IPV6 è prevista un’estensione delle autenticazioni e della sicurezza e un IPsec nativo del protocollo. Ma le falle vulnerabilità  ci sono e restano.

    In soldoni, conoscendo ancora prima della migrazione i possibili rischi si potrà  arrivare preparati. E soprattutto si potrà  contenere la possibile sfiducia: in questo scenario potenzialmente critico l&#180effetto potrebbe essere inverso con una contrazione della domanda, o con una fuga dalle tecnologie abilitanti o una sua sostituzione con tecnologie e protocolli più sicuri.

    Tags:

    Se vuoi aggiornamenti su L’IPV6 e la sicurezza in azienda inserisci la tua e-mail nel box qui sotto:


    Ho letto e acconsento l'informativa sulla privacy

    Si No

    Acconsento al trattamento dei dati personali di cui al punto 3 dell'informativa sulla privacy

    Si No

    Commenta

    Your email address will not be published. Required fields are marked *