• Il ritorno del “manager artigiano”

    artigiano_tecnologico684.jpgCraftsman” ovvero “artigiano”: un lavoratore che si distingue per l’ottima padronanza dei propri strumenti di lavoro, per la cura dedicata alla creazione dei prodotti e per l’abilità  nella gestione dei processi lavorativi.

    E’ possibile oggi perseguire questo stile di lavoro nel mondo del management?

    Richard Sennet, noto sociologo della London School of Economics, indagando le dinamiche della globalizzazione, ha messo in evidenza gli effetti dell’organizzazione del lavoro improntata alla mobilità  e flessibilità , e ha riproposto in uno scenario postmoderno, la figura dell’artigiano come risposta agli effetti negativi sulla qualità  del lavoro e della vita.

    Per Sennet, se i parametri per valutare le performance lavorative sono efficienza e velocità , mobilità  e multitasking, allora la maestria di chi lavora, la “craftsmanship“, rischia di svanire.

    I continui spostamenti da un’azienda all’altra, e la necessità  di acquisire nuove competenze invece che approfondire e affinare quelle possedute, comprometterebbero per i knowledge workers, l’opportunità  di fornire un’adeguata qualità  del lavoro alla domanda del mercato, ma soprattutto la possibilità  di realizzare stili di vita sostenibili.

    Sembra che al manager multifunzionale, oggi richiestissimo in molte realtà  aziendali, si affiancherà  un manager artigiano, capace di trattare il Web e gli strumenti ICT come se fossero lavoro manuale.

    E quale ambiente migliore se non le Pmi per ricreare questa mentalità  e modalità  di lavoro?

    Non è un caso se Fredmund Malik, una delle più autorevoli voci del management contemporaneo, parli di “professionismo artigianale” proponendo un manager artigiano dotato di senso pratico, conoscenze approfondite e capacità  di svolgere il proprio ruolo nel modo migliore, mantenendo fermo l’obiettivo di perseguire uno stile di vita umano e soddisfacente.

    Quale fra le due figure, il manager multifunzionale e il manager artigiano, riuscirà  a gestire meglio il lavoro e il proprio tempo nel caos della postmodernità ?

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    Commenti

    1. Paolo Sebaste dice:

      molti spunti interessanti su questo post che mi sembra proponga la comparazione di due modelli
      organizzativi, uno dei quali (parlo dell’artigiano), per come la vedo io, rappresenta anzitutto una sorta di archetipo
      sia produttivo che manageriale, se lo si volesse considerare come la prima forma “organizzata” di produzione che si è
      evoluta sino ai giorni nostri, mantenendo però alcuni caratteri distintivi rispetto alle altre tipologie di impresa:
      parlo di Partecipazione diretta allo svolgimento del lavoro, Applicazione concreta di competenze tecniche e creative
      in alcuni casi anche estremamente elevate, Personalizzazione del bene o servizio prodotto alle richieste del committente.
      Conseguentemente una produzione legata alla qualità , intesa oltre la semplice
      funzionalità  del bene prodotto (il bene è realizzato a regola d’arte perchè è personalizzato,
      adattato alle caratteristiche di chi lo richiede).
      L’artigiano, di conseguenza, mi sembra possa identificarsi con una figura professionale
      con spiccata tendenza alla specializzazione, capace, partendo da
      una conoscenza generale di una tipologia di prodotto o servizio, di rendere
      la propria produzione “personale” ed in grado di identificare fortemente al contempo sia
      il committente che colui che ha realizzato il bene (non sembra il nucleo di quello che mediamente definiamo Brand?).
      Volendo fare un esempio di scuola: un sarto conosce e realizza tutte le fasi di produzione di un abito. Ciò che
      rende quell’abito unico è la personalizzazione al cliente, alle sue caratteristiche, persino ai suoi difetti
      (con l’obiettivo di minimizzarli o nasconderli) a perchè no? alla sua personalità ; e nel contempo, tutte
      queste abilità  applicate alla realizzazione di un abito, identificano univocamente chi lo ha realizzato.
      Il “professionismo artigianale”, si riferisce molto probabilmente a questa capacità , trasferita
      anche ad altri ambiti professionali, di creare questo tipo di valore associato ad un bene o servizio.
      In questo contesto più o meno esteso (credo vi sia ciclicità  anche in questo) a seconda dei periodi,
      il manager artigiano, potrebbe essere colui che esprime probabilmente la sua abilità  nella
      elaborazione di strategie che pur adattandosi alle condizioni imposte dai mercati, siano in condizione
      di esprimere, rendere in concreto, anzitutto, il concetto di identificazione tra impresa – bene prodotto – cliente.

    2. fabrizio scatena dice:

      Ciao Paolo,

      grazie per la tua risposta, che rivela una conoscenza approfondita della questione.

      Altro elemento da tenere in considerazione in questo approccio, è la propensione che il manager, come se fosse un artigiano, deve maturare nell’uso e nella personalizzazione degli strumenti di management, come il report, il piano marketing, la riunione.

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