• Microsoft aggiorna l'approccio alla privacy

    Microsoft decide di promuovere una nuova filosofia di rispetto della privacy e promette di rimuovere informazioni che potrebbero portare all’identificazione di un PC nella rete e quindi del navigatore.

    Innanzitutto la proposta è quella di dissociare l’indirizzo IP dalle chiavi di ricerca immesse nei servizi Microsoft. Oltre all’indirizzo IP, le altre informazioni saranno memorizzate separatamente dai termini utilizzati per le ricerche sono ad esempio il nome, l’indirizzo e-mail, il numero di telefono, ecc.

    Inoltre, l’intervento di Microsoft ha posto l’attenzione anche sulla durata di memorizzazione dei criteri di ricerca, considerata troppo lunga.

    Per raggiungere questi obiettivi Microsoft e Ask.com stanno cercando di definire uno standard, o quantomeno pattuire una procedure standard, ad hoc per la protezione dei dati dei consumatori.

    L’attenzione verso la privacy e i dati personali è sempre alta e in questo periodo ancora di più. Anche Yahoo! sta adottando delle nuove procedure che saranno in grado di non memorizzare le parti relative all’indirizzo IP e alle informazioni capaci di identificare il navigatore.

    Ask.com si spinge più avanti e afferma che l’utente deve essere in grado (e deve esserne certo) di poter navigare anche in modalità anonima, se lo desidera.

    In questo tema non può non essere coinvolto anche Google, il motore di ricerca in assoluto più utilizzato, che vorrebbe iniziare con una procedura che oscura gli ultimi 8 bit dell’indirizzo IP e pone alcune restrizioni sull’uso dei cookie.

    È evidente che il lavoro da portare avanti è significativo e che la ricerca della perfetta gestione dei dati personali non è finita. È evidente perché proprio i servizi di Google sono considerati da molti come anti-privacy.

    Sentiremo ancora parlare di questo argomento, che coinvolge molti grandi nomi della scena informatica mondiale e che è appena iniziato. Nell’attesa di sviluppi futuri speriamo che nel frattempo non succeda quello che, purtroppo, accadde lo scorso anno quando AOL espose inavvertitamente i dati di ricerca di circa 650000 utenti.

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