• Il licenziamento per giusta causa in congedo parentale

    leggi-lavoro.jpgLa legge italiana sul lavoro tutela la lavoratrice madre dal licenziamento purché non intervenga una giusta causa: ad esempio, essersi assentata dal lavoro per il congedo parentale facoltativo senza prima comunicarlo al datore di lavoro.

    È il caso esaminato dalla sentenza di Cassazione 16746/2012, che ha dichiarato legittimo il licenziamento per giusta causa considerando colpa grave il mancato adempimento degli obblighi di comunicazione preventiva all’azienda, risultando quindi assente ingiustificata.

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    Licenziamento del genitore

    La normativa che regola il licenziamento del genitore è il dlgs 151/2001 (“Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità  e della paternità , a norma“). Nello stesso articolo 54 stabilisce il divieto di licenziare la lavoratrice in gravidanza e fino al compimento del primo anno di età  del bambino, ma anche i casi in cui il licenziamento è possibile in quanto scatta la «colpa grave da parte della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro».

    Congedo parentale

    L’assenza ingiustificata è motivo di licenziamento per giusta causa, ma il congedo parentale facoltativo non sarebbe assenza ingiustificata in quanto è un diritto, disciplinato sempre dalla legge 151/2011 all’articolo 32: «per ogni bambino, nei primi otto anni di vita, ciascun genitore ha diritto di astenersi dal lavoro» (dieci mesi in totale fra congedi di madre e padre, undici nel caso il padre stia a casa più di tre mesi).

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    Tuttavia, il comma 3 del medesimo articolo stabilisce che «il genitore è tenuto, salvo casi di oggettiva impossibilità , a preavvisare il datore di lavoro secondo le modalità  e i criteri definiti dai contratti collettivi, e comunque con un periodo di preavviso non inferiore a quindici giorni».

    E qui sta il punto: l’astensione dal lavoro in congedo facoltativo può essere esercitata solo previa presentazione della comunicazione al datore di lavoro, con l’unica eccezione dei casi di oggettiva impossibilità . Il datore di lavoro deve quindi sincerarsi del fatto che l’omessa dichiarazione non sia stata causata da particolari condizioni psico-fisiche della lavoratrice, dovute alla gestazione e alla maternità . In caso contrario il licenziamento è ammissibile per giusta causa.

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