• Competitività  in Italia: poche luci e troppe ombre

    Malgrado la crisi dell’Euro, le grandi economie del Vecchio Continente continuano ad essere ai vertici delle classifiche globali in termini di competitività : non è però il caso dell’Italia, che non figura nemmeno fra i primi 40 paesi del mondo ed è fanalino di coda in Europa: lo rivela il Global Competitiveness Report 2012-2013 del World Economic Forum.

    Ebbene, l’Italia è 42esima (dietro di noi pochissime economie europee, fra cui il Portogallo 49esimo, e la Grecia 96esima), guadagnando (almeno) una posizione rispetto al 2011.

    Sul podio resta la Svizzera seguita da Singapore, e al terzo posto fa il suo ingresso la Finlandia, che scavalca la Svezia(in quarta posizione); segue al quinto posto l’Olanda (guadagna due posizioni) e dopo la Germania (al sesto posto), che supera gli Stati Uniti (al settimo posto), la top ten si conclude con Gran Bretagna, Hong Kong e Giappone.

    L’indice del WEF viene calcolato in base alla media di diverse componenti, sintetizzate in dodici macro aree: qualità  delle istituzioni, infrastrutture, ambiente macroeconomico, salute ed educazione primaria, educazione secondaria e training, efficienza del mercato dei beni, efficienza del mercato del lavoro, sviluppo del mercato finanziario, tecnologia, dimensione del mercato interno, sofisticazione del business, innovazione.

    Il punto debole resta il mercato del lavoro, la cui efficienza è al 127esimo posto nel mondo, con una perdita di quattro posizioni rispetto al 123esimo posto del 2011.
    Le noti dolenti continuano ad essere. flessibilità  dei compensi e regole di assunzione/licenziamento.

    Si può sottolineare che l’indagine non incamera gli effetti della recente riforma del lavoro, approvata a fine giugno ed entrata in vigore a metà  luglio.

    Posizionamento decisamente negativo anche per quanto riguarda l’ambiente macroeconomico, 102esimo posto nel mondo (qui pesa soprattutto la voce debito pubblico), e il mercato finanziario, 11esimo al mondo: difficile l’accesso al credito e ai servizi finanziari, poca disponibilità  di venture capital. Problemi che le PMI conoscono bene.

    Il punto di forza dell’Italia resta la dimensione del mercato, il decimo al mondo.

    La Penisola si posiziona nella top 30 in tema di infrastrutture e nella qualità  di educazione primaria e salute (quando si passa all’educazione di alto livello e alle specializzazioni e training, scendiamo in 45esima posizione).

    Trentesimo posto in materia di qualità  del business, soprattutto grazie alla presenza di distretti industriali (una voce per cui l’Italia è sul podio, seconda nel mondo).

    Posizione 36 in tema di innovazione, 40esimo nella tecnologia.

    Scarica il rapporto integrale

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