• L'FBI ammette: abbiamo spiato troppo

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    L’FBI ha ammesso di aver abusato del diritto alla privacy di moltissimi utenti di Internet nel corso del 2006. È l’ennesimo accesso non autorizzato ai dati di moltissimi navigatori della grande rete, e adesso è stato addirittura ammesso dalla stessa agenzia di investigazione americana.

    In realtà il giudice aveva dato al Bureau la possibilità di accedere a registrazioni telefoniche, e-mail e altri dati personali di centinaia di utenti della Rete sospetti, ma l’FBI avrebbe avuto accesso per errore ad account e caselle di posta di moltissime altre persone, che con quelle da tenere sotto controllo non c’entravano proprio nulla. Eppure l’Agenzia americana ne ha approfittato, e ha controllato anche quelle…

    Da cosa sia stato causato l’errore, ancora non si è ben capito. Ma Robert Mueller, direttore dell’FBI, ammette che la colpa è solo in parte dell’Agenzia.

    Provider che forniscono l’accesso ad Internet, operatori di telefonia fissa e istituti di credito avrebbero fornito dati maggiori rispetto a quelli richiesti dall’FBI, con l’aiuto del giudice. Quindi la colpa è anche di terze parti. Ma queste giustificazioni non sembrano convincere proprio nessuno. Anzi, pare che nel giro di tre anni, dal 2003 al 2005, gli abusi di questo genere condotti dall’FBI nei confronti di tantissime persone non si riescano nemmeno a contare con certezza.

    E, anche se la colpa è di altri, e non solo dell’FBI, il governo sembra abbia messo anche il suo zampino, autorizzando l’investigazione e il controllo di dati personali di oltre novemila cittadini.

    Da cosa deriva questa poca attenzione nei confronti della riservatezza? Forsedalle misure di sicurezza adottate dopo i fatti dell’11 settembre del 2001, quando l’approvazione dell’”Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism“, il cosiddetto “Patriot Act”, ha portato maggiori possibilità per i provider telefonici e Internet di consegnare dati personali dei propri clienti per fini di sicurezza internazionale, senza la necessità di farlo sapere agli utenti interessati…

    Un provvedimento giusto se il pericolo incombe seriamente, ma quando il governo stesso ne approfitta senza, forse c’è qualcosa che non va…
    E al Senato americano, Patrick Leahy, Presidente della Commissione Giustizia, afferma con determinazione:

    Tutti vogliamo fermare il terrorismo, ma non sempre il fine giustifica i mezzi e occorre ricordarsi di un diritto fondamentale, quello alla privacy, che troppo spesso non viene tutelato a sufficienza.

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