• RSA: craccata la codifica a 768 bit

    Basta una mezza giornata per mettere in ginocchio un codice RSA a 768 bit, ovvero per calcolare i numeri primi necessari al funzionamento della codifica inventata da Rivest, Shamir e Adleman e che, ricordiamo, è alla base della maggior parte delle codifiche a chiave asimmetrica.

    A fare la scoperta un gruppo di ricercatori sparsi tra Europa, Stati Uniti e Giappone. Sparsi per il mondo anche i computer dell’enorme cluster di calcolo parallelo necessario a tale operazione.

    Considerando che la decodifica ha prodotto circa 5 TeraByte di dati e che un singolo computer con processore Opteron avrebbe impiegato circa 1500 anni, verrebbe da pensare che il tutto sia da considerare un’accademica prova di forza (infatti di attacco brute-force si tratta).

    Nonostante l’utente comune non abbia a disposizione una tale potenza di fuoco, questo può non essere vero per le grandi aziende, che potrebbero usare un tale attacco per accedere a dati riservati, produrre documenti con false firme digitali o introdursi in comunicazioni criptate.

    Meglio quindi spostare più in alto l’asticella per evitare che qualche malintenzionato riesca nella realtà a saltare l’ostacolo: 1024 bit dovrebbero bastare, almeno per i prossimi dieci anni.

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    Commenti

    1. davide dice:

      Non sono d’accordo. Non si tratta di brute-force. è stato usato NFS per fattorizzare il numero.
      Una pura ricerca brute force avrebbe richiesto ben di piu dei 1500 anni.
      L’hardware utilizzato ci mette al sicuro da hacker normali e improvvisati, ma sta di fatto che una chiave RSA da 768 bits non dovrebbe piu essere considerata sicura.

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