L’inserimento della partita IVA in calce alla home page della propria azienda può sembrare una banalità, una sciocchezza a cui non fare troppo caso, un optional per i più scrupolosi.
La realtà però è più dura di quello che si potrebbe pensare: l’Agenzia delle Entrate ha multato società inadempienti per centinaia di euro. Infatti la sanzione può variare da 258€ fino a 2065€.
In casi come questo il trasgressore non è da considerarsi un fuori legge o un evasore fiscale, quanto più un incauto o un superficiale.
Spesso però il problema è da collegarsi a una scarsa informazione su alcune norme che, come questa, rappresentano delle postille legislative e difficilmente sono conosciute. L’obiettivo di articoli o post come questo è proprio quello di sopperire alla loro scarsa fama.
In particolare il riferimento di legge è da ricercare nelle modifiche del 2001 al D.p.r. 633/1972, articolo 35 che prescrive che il numero di Partita IVA sia “indicato nelle dichiarazioni, nella home page dell’eventuale sito web e in ogni altro documento ove richiesto”.
Naturalmente il decreto si applica in tutti i casi in cui si possiede la Partita IVA non solo per attività di commercio elettronico ma anche nei siti con scopi puramente pubblicitari.
Come spesso accade nell’ordinamento italiano, però, non mancano le situazioni anomale. La legge precedentemente citata non contiene alcun riferimento alle sanzioni a cui si va incontro nel caso di omissione del dato.
Le multe erogate infatti sono giustificabili con un’altra legge, il D.lgs. 472/1997: il Decreto non fa particolare riferimento alle modifiche del 2001 al D.p.r. 633/1972… si tratta di una situazione abbastanza ambigua e giuridicamente intricata. Diverse possono essere le contestazioni da muovere all’applicabilità del D.lgs. 472/1997 o quanto meno ai suoi termini di applicazione.
Seppur interessanti e sicuramente rincuoranti per i trasgressori, le considerazioni che possono essere fatte contrastano con la realtà dei fatti.
Le multe ci sono e sono pure salate. Per cui webmaster e manager occhio ai webdesigner e, onde evitare spiacevoli contestazioni, siate scrupolosi e pedissequi nel seguire le prescrizioni di una legge che, se pur controversa, è sempre legge.

Commenti
il fatto che la partita iva sia obbligatoria in homepage è noto già da tempo, se poi un webmaster non è aggiornato… errore suo!
di alessandro bondi - 10 Marzo 2008 alle ore 10:29
Il fatto che questa legge esista da tempo è evidente ma questo non significa che chiunque tratti siti web aziendali ne sia al corrente. Nel mondo dell’it e dell’ict ci sono differenti attori proveniente da formazioni diverse e interessati a campi diversi. Il fatto che un web designer si interroghi sugli obblighi di legge da rispettare non è assolutamente scontato. Meno banale è la situazione dei manager aiendali che si suppone debbano oppurtamente informarsi. Le numerose multe di cui si ha notizia probabilmente contraddicono le aspettative
di Vincenzo Zeffiri - 10 Marzo 2008 alle ore 12:19
E’ proprio questo il punto: il web master DEVE essere aggiornato su tutto ciò che riguarda il proprio lavoro, anche riguardo gli aspetti legali. Il manager aziendale può non esserne informato, paga qualcuno apposta per aiutarlo.
Purtroppo gli attori del monto IT in effetti provengono da mondi e da esperienze diverse, ma è ora di discernere tra professionisti veri e propri e lavoratori improvvisati.
di alessandro bondi - 10 Marzo 2008 alle ore 14:51
noto da questi pochi messaggi, quanta confusione esiste tra i diversi ruoli del mondo ICT.
di ruggiero cristallo - 11 Marzo 2008 alle ore 09:30
Secondo voi la partita iva va messa solo su siti aziendali o anche su altri siti gestiti da persona con partita iva?
Del tipo, ho un sito in cui descrivo la mia attività e lì ci metto la partita iva, ho un blog in cui parlo di un mio hobby ci devo mettere la partita iva?
Secondo me no!
di Federico - 11 Marzo 2008 alle ore 11:17
Da vari punti di vista che ritrovo nei commenti a questo post mi sento provocato nel ricordare un punto fondamentale da cui parte l’analisi portata avanti in questo articolo come in tanti altri. Il mondo dell’ICT è e tende a diventare sempre più vasto e multiforme. La presenza di diverse figure professionali al suo interno può da un lato garantire maggiore specializzazione nei singoli ruoli e nelle competenze di settore, dall’altro portare a incontri di mondi diversi, esigenze diverse e modi di pensare diversi. Questo però è quello che a livello teorico dovrebbe succedere. Nella realtà quando si dice che nel mondo dell’ICT confluiscono diverse personalità ci deve scontrare con aziende in cui il responsabile dei Sistemi Informativi a stento avrà dato un esame di Informatica perchè proveniente da altro corso di studi (Giurisprudenza, Economia, Matematica). La realtà con cui fare i conti è questa: dei manager che non sempre hanno le competenze per fare quello che fanno o che svolgono la loro mansione senza aggiornarsi o preoccuparsi di stare al passo almeno con la normativa. E’ inutile rimarcare un ordine e una divisione dei compiti che di fatto non c’è. A mio parere a più senso far conoscere aspetti vari del settore ICT per stimolarne l’approfondimento e per farne comprendere l’essenzialità. Nel caso specifico della Partita IVA il discorso va a discapito dei tecnici ICT chespesso vedono la legge come un aggravio al loro lavoro. Infine ci tengo a precisare che i web designer rientrano nel mondo ICT ma possono provenire da percorsi disparati e spesso artistici o grafici. Nel loro caso la conoscenza delle prescrizioni di legge ritengo non sia nemmeno d’obbligo ma solo una provvidente accortezza.
di Vincenzo Zeffiri - 11 Marzo 2008 alle ore 12:09
Ciao Federico. Per quanto riguarda il sito che descrive la tua attività è parere unanime (viste anche alcune multe erogate) che sia necessario inserire la partita IVA in home page anche se il sito web viene usato solo a scopo propagandistico. Per quanto riguarda il blog in cui parli del tuo hobby, dando per scontato che in esso non vi sia riferimento diretto alla tua attività, è evidente che esula da questo discorso. Inoltre, a mio parere, il blog personale come prodotto digitale non può essere equiparato a sito web aziendale.
di Vincenzo Zeffiri - 11 Marzo 2008 alle ore 12:17
Scusa Vincenzo, ma è appunto per questo che esistono aziende specializzate e che possono garantire tutte le figure professionali necessarie. Tentare di essere omniscenti sugli aspetti ICT è un’utopia pura e semplice, tant’è vero che è proprio questa convinzione a far nascere moltissime problematiche.
A monte, occorrerebbe far capire ai manager aziendali che necessitano o di figure specializzate interne (se se lo possono permettere) o di un fornitore di servizi affidabile.
E in ogni caso, a capo di tutto ci deve essere un webmaster (o webengineer, così facciamo contento anche Ruggiero - scherzi a parte, io sono stufo della confusione che regna riguardo le figure professionali) che sappia coordinare tutto il lavoro e che sia in grado di rimanere aggiornato e di far aggiornare le figure a lui afferenti.
di alessandro bondi - 11 Marzo 2008 alle ore 12:48
“Per cui webmaster e manager occhio ai webdesigner”
Ma perchè un web designer non dovrebbe saperlo, mentre il web master si…
Ma dilemma!
di Shade - 07 Giugno 2008 alle ore 01:42
Shade cerco di rispondere alla tua provocazione. Il webmaster è colui che si preoccupa dell’amministrazione del sito mentre il webdesigner è colui che progetto il sito e ne cura i servizi e la grafica. Mentre ogni sito deve avere un suo webmaster cioè un suo responsabile, più siti possono avere un unico web designer che nel mmento della creazione o dell’aggiornamento si occupa della sua progettazione e realizzazione. Queste due figure spesso sono ricoperte da persone completamente differenti come studi e conoscenze. Il webdesigner ha seguito spesso studi artistici o di grafica computerizzata e non è chiamato a conoscere la normativa vigente anche se sarebbe responsabile nel farlo. Un webmaster è spesso un manager d’azienda che quindi ha una visione più larga dell’argomento e deve necessariamente conoscere la legge e farsi che venga applicata per non incorrere in problemi. E’ pur vero che spesso webmaster e webdesigner coincidono ma questa non è una regola. Inoltre dato che questa norma poco applicata ma molto sanzionata sembra non essere molto nota, un maggiore controllo non può che migliorare la situazione.
di Vincenzo Zeffiri - 08 Giugno 2008 alle ore 13:32
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