• Scarsa fiducia nell’eCommerce italiano all’estero

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    Continua ad aumentare il numero delle Pmi italiane che scelgono l’eCommerce come opportunità  di crescita e competitività , a fronte di un risparmio che mai come in questi tempi di crisi incide pesantemente sulle scelte strategiche di un’azienda. Una crescita che però non sta al passo con quella di altri paesi.

    Se a livello nazionale una delle motivazioni è lo stress dei navigatori dovuto alle lunghe attese per la lentezza dei siti, a livello internazionale è la mancanza di fiducia rispetto a truffe, dogana e poste troppo lente a rendere faticoso il decollo dell’e-commerce italiano con l’estero.

    Prendendo ad esempio il caso specifico di eBay, una delle piazze di commercio elettronico più grandi al mondo, è possibile verificare lo scontento verso lo shopping online made in Italy nei forum degli utenti.

    La lentezza dei tempi di consegna delle poste italiane, o addirittura le mancate consegne, fanno sì che molti venditori si rifiutino di spedire i propri prodotti a clienti che risiedano nel nostro Paese. Ad essere a rischio non sarebbero tanto gli incassi, perché il denaro viene comunque inviato loro, quanto la reputazione, danneggiata dai possibili feedback negativi.

    In realtà  però non dovrebbe essere il venditore a ricevere il punteggio negativo, quanto il nostro sistema postale e doganale, il quale spesso oltre alla lunga attesa può comportare, in caso di acquisti effettuati al di fuori dell’Unione Europea, la spiacevole sorpresa di costi aggiuntivi non calcolati all’atto dell’acquisto.

    Gli stessi motivi che spingono i venditori a non spedire in Italia, porta i compratori a non acquistare da rivenditori italiani. Nonostante, secondo i dati di Netcomm – consorzio delle aziende italiane che si occupano di commercio elettronico – le aziende italiane si dimostrino affidabili. Ma d’altro canto anche gli stessi italiani si fidano poco di comprare all’estero: il 4% dei sei milioni di italiani che fanno shopping on line effettuano acquisti all’estero, contro una media nei paesi europei del 7%.

    Altro caso eclatante è quello di Amazon, che fatica a fidarsi dell’Italia a tal punto da aprire anche qui un negozio virtuale. Dopo una lunga attesa ora è possibile acquistare dall’Italia, ma solo da Regno Unito, Francia e Germania.

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