• Blog aziendali, il punto della situazione

    Blog aziendali, il punto della situazioneA inizio anno, in fase di definizione di nuove strategie dopo i consuntivi di fine stagione, cerchiamo di cogliere qualche spunto dallo Stato della Blogosfera proposto da Technorati – e già  rilanciato tempo fa da Robin Good – per capire quale sarà  il futuro dei blog aziendali.

    Vediamo la situazione dal punto di vista della piccola e media impresa.
    Per questo, è necessario fare un breve cenno al punto 4 del Rapporto, Blogging For Profit, giusto per vedere la media di incassi per blog professionali, che almeno per l’Europa sembrano di un certo rilievo, superando i 9.000 dollari. Bisogna comunque considerare che c’è un 1% di blog che guadagna più di 200.000 dollari.

    Si può quindi guadagnare con i blog, e allo stesso tempo offrire un palcoscenico più ampio ai propri prodotti o servizi.

    Andiamo nel Punto 5, Marchi nella Blogosfera, dove troviamo dei dati interessanti. In particolare, nel grafico sulla credibilità  dei blogger, possiamo vedere come, secondo il 51% degli intervistati, i blog saranno utilizzati nei prossimi 5 anni come fonte di informazione più dei media tradizionali: già  il 43% degli utenti, attualmente, cerca informazioni più sui blog che su altri media.

    I numeri sono riferiti ad un contesto internazionale, e probabilmente si riferiscono maggiormente ad un pubblico di addetti ai lavori. Si potrebbe inoltre obiettare che non siano così esportabili all’Italia, ma dobbiamo considerarli in un ottica temporale, e non si può negare come questi numeri, anche in uno paese informaticamente poco avanzato, parlino di una crescita.

    Dal rapporto emerge, infatti, come i blogger siano sempre più partecipi della Rete intesa come luogo sociale: commenti, condivisione di foto e video, utilizzo di social network eccetera.

    Aprire un blog, quindi, può significare migliorare la propria immagine in Rete a tutti i livelli, a prescindere dalla pubblicità  indiretta che ne può derivare. E significa anche accedere e dialogare attraverso una serie di altri siti, che ormai in Rete sono diventati dei servizi universali.

    Pensiamo, ad esempio, ad un canale su YouTube, ma si potrebbero aggiungere Flickr, Google Calendar, Facebook, Delicious, Digg, Second Life, FriendFeed eccetera.

    Si può pensare che aprire un account su un sito esterno possa spostare la propria utenza altrove. Ma a ben guardare, rappresenta in realtà  molto di più un flusso in entrata che in uscita, per la mole di contatti e per la natura di questi servizi, che di fatto hanno anche la funzione di motori di ricerca specializzati, e all’interno dei quali la gente è dispostissima ad uscire e continuare la navigazione se trova contenuti interessanti.

    Tornando ai blog, aprirne uno ed utilizzare determinati servizi di corredo, significa inoltre partecipare alla Rete e riconoscerne linguaggio e regole non scritte. Anche questo si traduce in un miglioramento della propria immagine.

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    Commenti

    1. Claudio dice:

      trovo le argomentazioni tutte condivisibili, aggiungo solo che in Italia le cose vanno un po’ a rilento perche la Rete non è ancora accessibile a tutti e perchè c’è ancora troppa attività  di lobby ad ostacolare il libero pensiero dei blog e quindi la possibilità  che diventino, oltre che vettori di informazione indipendente, anche mezzi per generare profitti.

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