• Open Source in azienda: Il problema delle licenze

    Open source e licenzeNegli ultimi tempi, due interrogativi cominciano a riproporsi e replicarsi sempre più spesso in ambito aziendale, soprattutto nelle piccole realtà  (compreso il mondo IT) particolarmente influenzate dall’”aria di crisi” generale: “Come risparmiare sui costi di gestione dell’infrastruttura informatica?” e “L’Open Source potrebbe essere una valida soluzione?”

    Ovviamente, cosa che molti imprenditori si sono sentiti rispondere dal consulente informatico di turno (a meno che questi non sia in possesso di tutte le verità  universali dell’informatica…e non sono pochi) è evidente: “dipende”.

    Infatti, il buon senso vuole che non esista una soluzione generale per una questione che coinvolge aspetti sia tecnologici che economici e strategici, nella piccola come nella grande impresa.

    E’ però necessario che l’imprenditore (o il responsabile IT) riesca a valutare correttamente le soluzioni proposte: spesso l’”informatichese” è lingua non facile e talvolta volutamente ambigua, e la problematica non è esente da pregiudizi ideologici, tipici di chi parteggia per il software libero o proprietario.

    Innanzitutto bisogna affermare che, per qualsiasi prodotto software che si voglia utilizzare in ambito aziendale – dai sistemi operativi ai gestionali, dai programmi di elaborazione dati e immagini ai fogli di calcolo o ai database – bisogna fare molta attenzione alla licenza con la quale tale software viene distribuito. La licenza è la prova che all’azienda sia o meno consentito l’utilizzo, la distribuzione, la modifica, la rivendita, ecc. nelle limitazioni della stessa, del software che detiene, indipendentemente dal fatto che si sia pagato o meno per averlo.

    Di fatto, non tutte le licenze permettono di poter disporre in modo completo del software utilizzato: alcune sono davvero libere (GNU – GPL), mentre altre possono prevedere l’utilizzo gratuito del software solo per scopi non commerciali (come quella del famoso antivirus Grisoft AVG) o impedire la rivendita, la ridistribuzione sotto un’altra forma di licenza, la modifica o altro (come la famosa EULA – End User Licenze Agreement).
    Comunque, è sempre bene ricordare che se un’azione non è espressamente vietata (citata nella licenza come non consentita) allora è permessa.

    Inoltre, Open Source non è sempre sinonimo di gratuità  (il termine free in inglese significa sia gratuito che libero, mentre in italiano il problema non esiste). Per questo è possibile sia l’acquisto che la vendita del software distribuito con licenza Open Source.

    Nei prossimi post discuteremo di come affrontare seriamente la questione “lato impresa“, sfatando alcuni fra i pregiudizi più diffusi riguardo l’Open Source.

    Per approfondimenti è possibile consultare (link in italiano):
    Fsfeurope.org/
    Gnu.org/home.it.html
    Gnu.org/philosophy/categories.it.html
    Gnu.org/licenses/license-list.it.html
    It.wikipedia.org/wiki/Open_source
    It.wikipedia.org/wiki/EULA

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    Commenti

    1. Roberto dice:

      E’ sempre bene ricordare che opensource non è necessariamente gratuito e che, spesso il vero e più grande vantaggio della scelta open è dato dalla libertà  che viene con le licenze.

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