• E-Commerce: Italia fanalino di coda in Europa

    e-CommerceNonostante un incoraggiante sviluppo dell’e-commerce in Italia, secondo un’analisi del Centro Studi MMOne Group, il nostro Paese si collocherebbe al 25esimo posto in Europa per utilizzo dei servizi di commercio elettronico, quasi fanalino di coda (dietro di noi solo Grecia, Bulgaria e Romania) prendendo in considerazione 12 indicatori Eurostat che fotografano usi e abitudini degli Italiani.


    Si registra un ritardo nell’uso di strumenti per il commercio elettronico, sia da parte dei cittadini che ignorano o temono questa forma d’acquisto, sia dalle imprese che ancora investono poco in questo settore.

    Tra i Paesi più virtuosi Danimarca, Svezia e Gran Bretagna. Volendo fare un confronto, se attribuiamo 100 punti alla Danimarca come Paese più virtuoso, all’Italia ne spettano meno di 15 punti.

    Un risultato davvero scarso per un Paese che vorrebbe competere alla pari nel mercato europeo e mondiale. Si pensi che solo l’11% delle imprese commerciali italiane possiede una piattaforma di vendita nel proprio sito web e solo il 6% opera anche online. Tutti valori ben sotto la media europea. Con una sola eccezione: le imprese italiane fanno molti acquisti online.

    Focalizzando l’attenzione sui cittadini, solo il 17% ha fatto almeno un acquisto online contro il 74% degli svedesi. Secondo lo studio, in Italia si attuano troppo poche strategie atte a favorire e sviluppare il commercio elettronico. E non aiuta certo il massiccio digital divide.

    Eppure l’e-Commerce – in un momento come questo – potrebbe aiutare le aziende ad uscire dalla crisi, come spiega Mauro Cunial, Presidente MMOne Group. “Proprio in tempi di crisi, la vendita online rappresenta un’occasione per rilanciare interi settori di mercato, soprattutto all´estero, dove le transazioni commerciali avvengono con maggior frequenza sulla rete: per i consumatori stranieri si delinea un’offerta diversificata con la possibilità  di scegliere anche i prodotti italiani; per le imprese italiane un’opportunità  di crescita, che consente loro di presentarsi sul mercato internazionale senza intermediazione.

    Per questi motivi sono auspicabili politiche di sviluppo economico che affrontino gli annosi nodi digitali italiani, promuovendo un cambiamento nelle abitudini e nelle modalità  d’acquisto e che incentivi l’utilizzo dello strumento informatico a tutti i livelli. Senza dimenticare i necessari investimenti per portare ad un livello avanzato le performance dell’infrastruttura digitale in termini di affidabilità  e velocità  di connessione”.

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