• Linux in azienda: limiti di utilizzo?

    Linux in azienda: limiti di utilizzoLa valutazione dell’opportunità  di installare Linux nella propria azienda, sui computer utilizzati per lo svolgimento delle attività  lavorative quotidiane, è in genere poco considerata dalla maggioranza delle aziende.

    I vantaggi economici incontrano infatti degli avversari, rappresentati spesso da una sorta di “blocco psicologico”: affidarsi ad un sistema gratuito. Quasi che il costo sia un fattore che infonde a priori fiducia nei confronti della soluzione informatica adottata.

    I sistemi Linux & Co. vengono guardati con simpatia e curiosità , certo, ma l’opportunità  di sostituire il “familiare” Windows desta ancora non poche preoccupazioni nell’utente business medio. Analizziamo per sommi capi quali possono essere gli ostacoli reali, che rendono Linux una soluzione informatica meno utilizzabile nella propria azienda. Per valutare poi “Pro e Contro“.

    La prima grossa limitazione è costituita dall’utilizzo in azienda di software installabili sono in ambiente operativo Windows. Nella fattispecie, in azienda potrebbe essere presente un software gestionale compatibile solo con macchine che montano sistema operativo Microsoft. In questo caso, la non compatibilità  con Linux diventa un ostacolo insormontabile, a meno di ricorrere a soluzioni “tampone” (installazione di un emulatore, con la relativa immagine del sistema operativo compatibile con il software da installare).

    La seconda limitazione potrebbe essere data dalla presenza di periferiche interne o esterne non compatibili con il sistema operativo open source.

    Altri ostacoli “fisici” insormontabili, in realtà , non ci sono!

    Nel caso in cui si decidesse di utilizzare un sistema operativo Linux in azienda si potrebbe quindi procedere per passi successivi. L’inizio del percorso di conversione potrebbe avere come protagonista un computer dell’infrastruttura informatica aziendale che occupa una posizione marginale, utilizzato per semplici operazioni.

    Questa metodologia di implementazione di Linux nella propria struttura informatica permetterebbe tra l’altro di familiarizzare con il nuovo sistema operativo, senza eccessivi traumi per l’utente.

    L’assenza di problemi in questa fase di test consentirebbe poi di implementare successivi e più cospicui utilizzi del sistema operativo gratuito all’interno della propria azienda.Con i risparmi economici del caso!

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    Commenti

    1. Fabrizio Scatena dice:

      Caro Paolo,

      cosa mi dici invece dell’uso del pacchetto open office invece che il tradizionale office della microsoft.

      Non è anche quello un cambiamento di cultura aziendale nell’uso di software alternativi.

    2. Il pacchetto OpenOffice è un’ottima alternativa ai software a pagamento. Non ha nulla da invidiare a Microsoft Office.

    3. Vittorio dice:

      Credo che non si tratti, ahimè, di sole scelte individuali. Fra i medici di famiglia, ad esempio, l’USL ha praticamente imposto l’uso di un software da lei fornito, ma che gira solo su Windows. Usare un altro OS significa di fatto rinunciare allo strumento informatico nel proprio lavoro, poichè vengono scambiati dati in un formato proprietario che solo quel software (fra l’altro pieno di bug) riconosce. Mi sembra assurdo e al limite illegale che un ente pubblico imponga una scelta che favorisce una sola azienda (Microsoft) a discapito delle altre (Apple, Sun) o del software libero, ma di fatto, in Italia, è così un po’ dappertutto. Non penso neanche che ci sia dietro un vero interesse, ma solo ignoranza circa la possibilità  di fare altrimenti.
      Sempre in tema di enti pubblci, non ho mai visto una biblioteca usare altro che Windows, ad esempio. E che dire dei Comuni che offrono documenti e moduli vari in formato doc? Costa molto stamparli su file in formato pdf e offrirli così? Ancora una volta, il limite non è tecnico, ma puramente culturale.

    4. Ottimo commento. Mi ha aperto uno spazio di riflessione e di azione su come orientare la cultura d’impresa in forme innovative.

      Grazie Vittorio.

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