• Novità Equitalia: unica società e cartella amica

    Equitalia

    Sono due le principali novità di questa metà anno che riguardano la riscossione dei tributi e, in particolare, Equitalia. Innanzitutto la fusione di Equitalia Nord, Centro e Sud in un unico ente che prenderà il nome di Equitalia Servizi di riscossione S.p.A. E poi la cosiddetta cartella amica ossia una cartella esattoriale con una marcia in più: una proposta di dilazione del pagamento. Il debitore dovrà soltanto scegliere il numero di rate e comunicare la propria intenzione all’agente della riscossione.

    => Cartelle Equitalia a 50 euro al mese

    Equitalia Servizi di riscossione S.p.A.

    Si chiama Equitalia Servizi di riscossione S.p.A. ed è la società nella quale, a partire dal 1° luglio 2016, sono confluiti i tre agenti della riscossione: Equitalia Nord, Centro e Sud. Per la verità non cambierà quasi nulla: Equitalia continuerà ad essere una società pubblica partecipata da Agenzia delle Entrate e INPS. Solo che adesso si avrà da fare con una sola società competente sull’intero territorio nazionale, ad esclusione della Sicilia.
    Nessuna modifica agli sportelli territoriali ma semplicemente una programmata attività di spending review. Da questa operazione, infatti, si avrà la riduzione ad un solo Consiglio di Amministrazione e l’unificazione degli organi di controllo con conseguente riduzione dei relativi oneri connessi.

    => Riforma Equitalia, riscossione unica

    Cartella amica

    Stanno per partire 300.000 cartelle amiche. Si tratta di vere e proprie cartelle esattoriali che conterranno, oltre all’importo da pagare, anche un piano di rateazione già impostato. Il progetto cartella amica è stato sperimentato nei mesi scorsi nelle province di Varese, Firenze e Lecce e adesso è pronto per aprirsi a tutta Italia, ad eccezione della Sicilia. Il piano di dilazione prevede un numero di rate mensili che va da 12 a 72 per importi compresi tra 600 euro e 50.000 euro. Se il contribuente deciderà di accettare la proposta dovrà soltanto manifestare la propria adesione inviando una raccomandata o una PEC oppure presentandosi allo sportello.

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    1. In via preliminare si osserva, contrariamente a quanto affermato da Equitalia Sud, che nell’interpretazione maggioritaria, l’art. 2953 c. c. che prevede la prescrizione decennale, è applicabile solo laddove il diritto di credito sia divenuto definitivo in seguito ad una pronuncia giurisdizionale passata in giudicato; diversamente, dovrà applicarsi la prescrizione breve (Corte cass. SU 10.12.2009 n. 25790 cfr. Cass. civ. n. 17669/13). Infatti, la Corte a Sezioni Unite, in materia di sanzioni amministrative, ha di recente osservato che “il diritto alla riscossione delle sanzioni amministrative pecuniarie previste per la violazione di norme tributarie, derivante da sentenza passata in giudicato, si prescrive entro il termine di dieci anni, per diretta applicazione dell’art. 2953 c. c. che disciplina specificamente ed in via generale la cosiddetta “actio iudicati”, mentre, se la definitività della sanzione non deriva da un provvedimento giurisdizionale irrevocabile vale il termine di prescrizione di cinque anni, previsto dall’art. 20 del d.lgs. 18 dicembre 1997 n. 472, atteso che il termine di prescrizione entro il quale deve essere fatta valere l’obbligazione tributaria principale e quella accessoria relativa alle sanzioni non può che essere di tipo unitario. (Giudice di Pace di Tivoli, sez. I, 5 ottobre 2015, n. 633).

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