• Ambiente e IT, quando la soluzione è la semplicità  (e il telelavoro)

    Risparmio energetico: a volte bisogna pensare sempliceOgni volta che si torna a parlare del rapporto tra ambiente e IT si rischia di cadere nello scontato, o di dare credito ad annunci mirati solo alla ricerca di pubblicità .

    Praticamente tutti i giorni, infatti, giungono notizie di società  pronte a schierarsi dalla parte della salvaguardia del Pianeta, salvo poi scoprire, da una lettura più approfondita, che nella migliore delle ipotesi si tratta di semplici intendimenti o poco più.

    Per questo a mio giudizio meritano una particolare attenzione non tanto gli annunci, ma le strategie in grado di avere un effetto concreto sulla diminuzione dei livelli di inquinamento che si appoggiano alla tecnologia.

    Strategie che per essere efficaci devono prevedere un ritorno, e non una spesa, per le aziende che le applicano. Pensare infatti che una società  investa nel risparmio energetico senza un progetto di rientro dei costi a breve termine sarebbe pura fantasia…

    Per questo credo che da quanto ho visto in occasione del recente Cisco Expo, non fosse tanto importante l’annuncio si trattava di un evento a “Impatto Zero”, secondo i dettami del progetto LifeGate, e in quanto tale l’azienda ha provveduto a compensare 12.435 kg CO2 attraverso la creazione di 5.348 mq di foreste in Costa Rica. Con tutto il rispetto per chi crede in queste cose e per la Costa Rica, nel caso avrei comunque preferito una compensazione più a portata di mano.

    Quello che secondo me merita invece attenzione è una parte del discorso tenuto dall’Amministratore delegato di Cisco, Stefano Venturi. Il quale, con la semplicità  e la chiarezza tipica di chi diventa manager per meriti propri ha semplicemente spiegato il suo punto di vista circa l’aiuto che la tecnologia può dare alla salvaguardia ambientale. A differenza di tanti discorsi analoghi, un punto di vista realistico, immediatamente realizzabile e concreto.

    La considerazione di partenza è semplice. La maggior parte delle persone lavora di giorno e alla sera torna a casa. In entrambi i luoghi ci sono risorse duplicate, come per esempio gli impianti di riscaldamento accesi anche quando non servirebbe. Senza cercare soluzioni eclatanti o promettere rivoluzioni, Cisco ha pensato di apportare delle modifiche alle modalità  di lavoro dei propri dipendenti. Il tutto ruota intorno a un maggiore impiego del telelavoro, ma senza decisioni drastiche.

    In pratica, quando non è strettamente necessaria la sua presenza in ufficio, il dipendente Cisco può lavorare da casa con un’attrezzatura all’altezza. All’occorrenza, potrà  comunque recarsi in ufficio (lontano dagli orari di punta), dove troverà  tutto il necessario, colleghi compresi, che il telelavoro non può sostituire.

    Dal punto di vista dell’azienda questo non significa solo avere dipendenti più soddisfatti. Il primo vero e proprio tornaconto è il minore numero di locali da utilizzare per la sede: tenendo presente quanto può costare mantenere degli uffici (riscaldamento prima di tutto), i conti sono presto fatti.

    Resterebbe a questo punto da intervenire anche sulla mentalità  di tante aziende e impiegati, restii ad abbracciare qualsiasi forma di telelavoro, ma su questo la tecnologia non è ancora arrivata a offrire una soluzione adeguata.

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    Commenti

    1. Una mamma dice:

      Salve,
      ce ne vorrebbero di persone illuminate come il dott.Venturi!
      Il telelavoro ha numerosi vantaggi: ambientali (e non solo per quel che riguarda i costi per luce, manutenzione e riscaldamento degli uffici; pensiamo anche al costo e all’impatto ambientale delle trasferte quotidiane da casa alla sede di lavoro, in auto o con i mezzi pubblici), ma anche sociali: risparmio di tempo sulle trasferte a favore del tempo dedicato al lavoro e non solo, gestione del tempo più funzionale alle esigenze famigliari (pensiamo a una mamma con un bimbo piccolo o a un adulto con un vecchio padre o una vecchia madre a cui badare).
      Un rientro settimanale in azienda preserverebbe il telelavoratore dal rischio di isolamento. Ma sono argomenti di cui si parla ancora troppo poco.
      Tutte le aziende dovrebbero conoscere il Framework Agreement on Telework, siglato a Bruxelles il 16 luglio 2002, o comunque dovrebbero interfacciarsi ed esprimere il loro parere sul telelavoro in modo da essere pronti a dare una risposta all’eventuale richiesta di un loro dipendente. Sono sicura, però, che se facessimo un’indagine resteremmo assai delusi.
      Cordiali saluti

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