• Buzz Marketing: luci e ombre della “nuova frontiera”

    Buzz MarketingNegli ultimi tempi si parla spesso di Buzz Marketing. Cosa sia e di cosa tratti è infatti ormai cosa nota a tutti coloro che operano nel settore: buzz è il termine onomatopeico di origine anglosassone che sta ad indicare il gesto informale del passaparola, evidenziando la viralità  di questo nuovo strumento, tanto potente quanto difficile da gestire e da comprendere nelle sue complete specificità .

    Il marketing virale (buzz o world of mouth che dir si voglia) si fonda sull’utenza.
    Partendo dal basso – e non dall’azienda – ha quindi una forza estremamente forte e complessa ma anche difficilmente controllabile.

    Le aziende a volte tentano di avviare campagne di questo tipo, alle volte con molto successo e fallendo clamorosamente altre. Si tratta di fare in modo che un prodotto venga valorizzato non dall’azienda stessa ma dai clienti, dalle persone che veramente impiegano e conoscono quel determinato bene o servizio.

    Esempi di viral/buzz marketing sono veicolate molto spesso sul Web, dove reti sociali (Facebook, MySpace, etc) o i grandi canali di diffusione (YouTube) vengono ampiamente impiegati per la realizzazione di queste campagne.
    Per chiarire le idee è sufficiente osservare il canale ufficiale creato dalla Coca Cola & Co. su Youtube (Can’s Professional – I professionisti della lattina) e osservare quanto “buzz”, ossia quanto passaparola si possa generare attorno ad un singolo prodotto.

    Come si dice? Ne parlino anche male, purché ne parlino…

    E’ innegabile che i vantaggi di tale strategia siano elevatissimi, ma bisogna anche fare attenzione nell’impiegarla.
    Il nostro consiglio? Quello di valutare in maniera accorta se valga o meno la pena di investire in tal senso.

    Esistono altre possibilità  per l’azienda? Altri settori che magari necessitano – al momento – di maggiore attenzione? Consideriamolo un’utilissimo valore aggiunto, ma non certo la base dalla quale partire per costruire una nuova immagine aziendale.

    I tempi, per questo, non sono ancora sufficientemente maturi da noi in Italia. Certo è che iniziare a pensarci e a sperimentare costa davvero poco, per cui la soluzione del caso è forse quella di non lasciarsi prendere troppo dall’entusiasmo e di valutare attentamente ogni singolo aspetto.

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    Commenti

    1. Concordo pienamente con quanto espresso da Stefano Besana. Il buzz marketing può sembrare particolarmente attraente di questi ultimi tempi in cui i budget da destinare alla pubblicità  e alla comunicazione di prodotto si contraggono. Ancora di più per le PMI, che non hanno mai molti soldi da spendere in estese campagne pubblicitarie. Ma attenzione: è molto più facile che il buzz marketing si generi autonomamente di quanto non sia il riprodurlo artificialmente per sfruttarlo a scopi pubblicitari. Si tratta infatti di uno strumento che facilmente sfugge di mano per vivere di vita propria e a quel punto non è più controllabile. Le PMI non sono in genere all´avanguardia nell´utilizzo di strumenti di questo tipo (la percentuale di quelle che monitorano la rete per cercare commenti di clienti è infinitesimale), quindi il consiglio è quello di usarlo con molta cautela (magari rimandandone l´uso al momento in cui si avrà  maggiore esperienze della comunicazione web e delle proprie dinamiche).

    2. E’ tutta una strasformazione concettuale e comunicativa. Con questi nuovi strumenti ci si spoglia, spesso senza saper bene come far cadere i vestiti, verso un pubblico curioso, che vuole qualcosa che “profumi da dietro le quinte”. E’ un approccio che deve essere fatto in modo maturo e strategico.

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