• Rifiuti, discariche da business e proteste: il caso Pianopoli

    Rifiuti, discariche da business e proteste: il caso PianopoliRifiuti e discariche: un business profittevole ma che, senza il giusto completamento di un sistema globale di gestione, riciclo o sfruttamento, alla fine implode scatenando le proteste dei cittadini. Come a Pianopoli, senza parlare di Napoli e dei suoi disservizi.
    La gestione dei rifiuti è un affare, si sa: dalla raccolta al trasporto, dal riciclo al riuso delle biomasse per la produzione di energia verde passando per discariche e inceneritori, ovviamente. Eppure, dinanzi al proliferare dei rifiuti, ancora non segue di pari passo un solido mercato in grado di produrre profitti per tutte le potenziali aziende del settore, oltre che a a garantire maggior tutela per ambiente e salute. Ci si ferma alle discariche, raccogliendo e bruciando senza “sfruttare”. E senza investire” nelle Rinnovabili e quindi nella Green Economy. Ma la corda se la tiri si spezza.

    Questa mattina, per esempio, la discarica di Pianopoli in provincia di Lamezia Terme (Catanzaro) è stata bloccata dagli attivisti del movimento “Rete per la difesa del territorio Franco Nisticò”.
    Motivo? Il solito: una sola discarica non può certo bastare, finendo per assumere dimensioni ciclopiche e minacciando dunque i cittadini con un “abuso” della normale attività  di smaltimento. Nessuno vuole finire sommerso dall’immondizia, e le imprese possono fare soldi non solo gestendo il trasporto e lo smaltimento, ma anche il trattamento e il riciclo. E allora? Ci vuole un sistema capillare, esteso, che funzioni davvero ridimensionando gli eccessi e garantendo a tutti solo benefici. E ci vuole supporto pubblico, che limiti la burocrazia in primis, e che magari favorisca l’utilizzo dei rifiuti per la produzione di energia piuttosto che per inquinare subito dopo. E continuando a puntare sugli incentivi (biomasse e non).

    Prendiamo il caso Pianopoli: la richiesta era quella di verificare il contenuto dei camion. I manifestanti contestano che «in una Calabria che ormai da quasi 15 anni vive l´esperienza del commissariamento per l´emergenza rifiuti, senza ad oggi prospettare uno straccio di soluzione, l´arrivo del nuovo anno significherà  l´arrivo di un´enorme quantità  di rifiuti da tutta la regione in quella che praticamente è l´unica discarica attiva: Pianopoli».

    «La politica tutta riconosce solo discariche e inceneritori, molto proficui per chi li gestisce ma molto dannosi per la salute».

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