• Riforma del lavoro, la storia dell’articolo 18

    statuto dei lavoratori

    Comunque vada, la riforma del lavoro contenuta nel ddl delega, fulcro del jobs act, è destinata a cambiare radicalmente la legge di riferimento nel italiano, lo Statuto dei lavoratori, soprattutto sul fronte più dibattuto: l’articolo 18. Intorno alla norma che stabilisce il reintegro del lavoratore ingiustamente licenziato nelle aziende sopra i 15 dipendenti si sono giocate, anche negli ultimi anni, partite politiche che in qualche modo descrivono i cambiamenti del mondo del lavoro e delle relative politiche in Italia nel giro di 40 anni.

    Quando fu approvata, il 20 maggio 1970, la legge 300, ovvero lo Statuto dei lavoratori, era ritenuta dai sindacati e dal partito comunista restrittiva rispetto alle richieste della sinistra, fra le altre cose perché limitava alle aziende sopra i 15 dipendenti le protezioni dell’articolo 18. In sede di voto parlamentare, il Pc si astenne, lo Statuto dei Lavoratori passò con i voti favorevoli di Dc, Psi, repubblicani e liberali.

    Dal 1970 ad oggi il dibattitto intorno all’articolo 18 ha conosciuto numerosi momenti di particolare vivacità. Il millennio si è aperto con il referendum proposto dal partito radicale sull’abrogazkione dell’articolo 18, che non passò. Un anno dopo, nel 2001, il governo Berlusconi annuncia la volontà di mettere mano alle norme sui licenziamenti, e a fine anno è pronta la legge delega. Il 23 marzo 2002 oceanica manifestazione della Cgil guidata da Sergio Cofferati con tre milioni di persone al Circo Massimo, a Roma, per dire no alle modifiche all’articolo 18. Nuovo referendum nel 2003, non viene raggiunto il quorum.

    => Articolo 18, tutela il 65% dei lavoratori

    Nel 2008, una proposta di legge del senatore Pietro Ichino contiene riforme profonde all’articolo 18, prevedendolo solo per i licenziamenti discriminatori, ed eliminandolo del tutto per i licenziamenti economici. Non diventerà mai legge, ma la proposta rappresenta ancora oggi una base di discussioni per riformare i licenziamenti. La riforma del lavoro 2012 firmata da Elsa Fornero e Mario Monti in realtà ha fatto il primo passo, eliminando il reintegro per il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, ovvero per motivi economici. E lasciandolo, invece, per tutti gli altri casi (giusta causa, giustificato motivo soggettivo).

    => Il licenziamento per giustificato motivo dopo la riforma Fornero

    La proposta di legge Ichino conteneva anche un’altra idea: l’introduzione di un contratto a tutele crescenti, esattamente il provvedimento al centro della riforma attualmente in parlamento.

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