• La manovra finanziaria affonda il SISTRI

    sistri.pngIl nuovo sistema di tracciabilità  dei rifiuti (SISTRI) trova il suo ultimo, e probabilmente definitivo, ostacolo nella manovra bis adottata dal Governo lo scorso 13 agosto.
    Le poche righe del comma che si prende carico di spegnere definitivamente le luci sul SISTRI, cancellano con un colpo di spugna le norme che lo istituiscono e ne rendono obbligatoria l’iscrizione da parte delle imprese con tutti gli adempimenti connessi.

    Nato per soppiantare, secondo quanto affermato dal Ministero dell’Ambiente, con pochi click la mole di comunicazioni cartacee necessaria per tenere nota dei rifiuti prodotti con annesse relative comunicazioni annuali (MUD) da parte delle imprese, viene definitivamente soffocato nella culla dopo i primi, seppur angosciosi, vagiti emessi sin dal suo esordio.
    Anche se probabilmente, a detta delle stesse imprese che avrebbero dovuto adottare il nuovo obbligo di comunicazione, non si spargeranno molte lacrime per tale perdita.

    Nato per semplificare la vita delle imprese sia sotto il profilo degli obblighi documentali che dei costi connessi alla annotazione delle movimentazioni dei rifiuti, il SISTRI ha sin da subito mostrato segno di essere lo strumento opposto alla realizzazione degli obiettivi proposti con la sua adozione:

    1. Riduzione degli adempimenti burocratici in materia di rifiuti
    2. Riduzione dei costi amministrativi connessi agli adempimenti
    3. Riduzione dei tempi di comunicazione delle movimentazioni dei rifiuti

    Dopo una moltitudine di aggiustamenti in corso d’opera (vedere per credere il manuale della procedura per comunicare le movimentazioni dei rifiuti che oltre ad essere estremamente corposo è in continuo e costante aggiornamento) ed una serie di rinvii della operatività  del sistema di tracciabilità , sempre adottati sul filo di lana delle scadenze ecco dunque giunta la parola fine sul SISTRI?

    Il condizionale è d’obbligo essendo la norma inserita in un provvedimento all’esame del Parlamento per la conversione in legge ma le possibilità  sembrano altissime. Di certo la cancellazione del SISTRI produrrà  alcuni effetti tra cui il ritorno all’antico sistema di comunicazioni, rispolverando i vecchi registri di carico e scarico, i formulari e ogni anno l’invio del MUD.
    Qualche dubbio rimane per le aziende che si sono iscritte, cercando di ottemperare nei termini imposti dalle norme e versando i relativi contributi di iscrizione.

    Ed i dispositivi da utilizzare per comunicare i movimenti dei rifiuti? Che fine faranno le migliaia di dispositivi USB ritirati dalle aziende, per non parlare delle famigerate Blackbox da installare su ogni automezzo incaricato di trasportare i rifiuti? Potranno essere restituiti ottenendo il rimborso delle spese sostenute, oppure saranno semplicemente dimenticati in un cassetto, se non magari inseriti nella teca di qualche raffinato collezionista di cimeli di archeologia informatica e burocratica?

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    Commenti

    1. Francesco dice:

      Se c’era una cosa intelligente hanno pensato bene di toglierla.

    2. Barbara dice:

      Intelligente nn direi proprio!!! era una gran bel casino…ma tnt in Italia si usa complicare la vita ai lavoratori!!!! tnt ki trasporta illegalemente lo avrebbe fatto anke con Sistri attivo….era una gran st..aza!!!!!!

    3. Paolo dice:

      L’esigenza di controllare efficacemente il ciclo di vita dei rifiuti è concreta ed assolutamente condivisibile, a condizione di adottare un sistema “sostenibile” per le imprese sia dal punto di vista degli oneri economici che burocratici. Il SISTRI aveva, almeno nelle intenzioni del legislatore, questi obiettivi. Le prove sul campo si sono dimostrate alquanto contraddittorie. Impossibile dimostrare con certezza l’efficacia o meno dello strumento. Probabilmente le semplificazioni annunciate con l’adozione del SISTRI non si sono dimostrate all’altezza delle aspettative create.

    4. Gabriele dice:

      Forse, sembra vogliano riesumarlo nel 2012, in fondo le aziende hanno pagato 2 anni di conributo sistri senza avere nulla, solo arrabbiature, perdite di tempo ed un sacco di dubbi. Sicuramente, da addetto ai lavori, non lo reputo uno strumento efficace per contrastare le ecomafie….le quali conducono la loro attività  (in modo sistematico e continuativo) se e solo se trovano consenso territoriale……!!!!!! Le balle vadano a raccontarle altrove…….

    5. Paolo dice:

      Nel frattempo si torna all’antico: registri di carico/scarico, formulari, il MUD. Meglio o peggio? Le semplificazioni vere dovranno attendere ancora un bel pò.

    6. Sergio Marchetti dice:

      Da oggi i rifiuti servono anche a salvare vite umane e ad alleviare disagi durante le calamità  naturali.
      Questa è l’ultima proposta di una azienda italiana che realizza industrialmente e gestisce il trattamento dei rifiuti senza inquinamento alcuno.

      Il “CEP III” è un“Complesso Ecologico Polivalente”(da piccolissimo a medio) creato per ridurre i disagi durante qualsiasi tipo di calamità  naturale. Le sue dimensioni vanno da 70 a 2.000 tonnellate di rifiuti trattate in un giorno (sia differenziati che indifferenziati), fanghi biologici e chimici, depurazione delle acque reflue, desalinizzazione e potabilizzazione di acqua marina, piovana o di falda, con i consueti processi di trasformazione “a freddo” di un normale “CEP” , quindi senza combustione e senza inquinamento alcuno.
      Il “CEP III” può indirizzare direttamente verso l´utenza tutto quanto trasforma o produce come: a) Energia Elettrica (da 35 GWh a 1.200 GWh/anno), b) Energia Termica (da 40 GWh a 1.800 GWh/anno), c) Acqua Potabile (da 2.000 a 1 milione di m3/anno). Tali servizi vengono fatti giungere a tutte le abitazioni (sparse e isolate oppure raggruppate in centri urbani, con elettrodotti sotterranei e condutture per teleriscaldamento), siano esse piccole comunità , oppure uno o più quartieri di grandi città .
      Ogni singolo “CEP III” può essere ubicato al limite o all´interno di aree abitate e trattare rifiuti civili e industriali di quegli stessi nuclei, composti ogni uno da 40.000 a 730.000 abitanti e aziende di zona, in modo da rendere ogni nucleo autonomo per i rifiuti e per le utenze di sopravvivenza.
      Il “CEP III”, in caso isolamento di zone a seguito di gravi calamità  naturali come : eccezionali ondate di freddo, caldo, siccità , incendi, alluvioni, smottamenti, terremoti, maremoti, ecc., che determinino la sospensione della erogazione dei servizi per guasti alle Reti di distribuzione regionali o nazionali, è in grado di continuare autonomamente per qualche mese a erogare i tre servizi sopra citati alle abitazioni collegate (in modo automatico senza alcun intervento manuale), quindi permette di: I) ridurre o eliminare i disagi, le sofferenze, i danni e le morti di persone e animali strettamente correlate alla mancanza di tali servizi, II) eliminare completamente per tali zone ogni problema legato allo smaltimento delle acque reflue prodotte in zona e dei rifiuti, oltre che all´inquinamento ad essi collegato, III) eliminare l´utilizzo del Gas Metano per uso domestico e industriale, azzerando i relativi costi, rischi di esplosione, e dipendenza dalle importazioni.
      Il “CEP III” non ha alcun costo per l´Ente pubblico. I servizi prodotti dal “CEP III” raggiungono le Cabine di distribuzione più vicine alle abitazioni (cedendo ad esse tutta la loro potenza o portata), da dove entrano nelle Reti pubbliche dalle quali verranno poi erogati alle utenze, ma pronto in ogni momento a rendersi automaticamente e completamente autonomo da esse in caso di sospensione improvvisa del servizio dovuto a qualsiasi causa (anche una semplice riparazione o fermo programmato), dirottando le rispettive Energie e l´Acqua Potabile, direttamente nella parte finale delle Reti di distribuzione e da li fino alle abitazioni.
      Il trasporto dei prodotti e servizi del “CEP III” (elettrico/termico/idrico) avviene a 2,5 metri di profondità  in tubazioni flessibili ed sufficientemente elastiche per resistere anche a forti scosse telluriche.
      La costruzione del “CEP III” , la costruzione sotterranea dell´elettrodotto e delle condotte idriche per 5 km. e infine la loro gestione saranno a carico di Fin Project Group, che recupererà  ogni costo nel tempo in Project financing fino alla fine del contratto rinnovabile.

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