• Crescita economica? Investire in conoscenza

    ConoscenzaQuando ancora Ignazio Visco non pensava minimamente di diventare Governatore della Banca d’Italia ha condotto alcune riflessioni che rispondono all’adagio di Einaudi “conoscere per deliberare” e sono pertanto etremamente utili rileggere alla luce della attuale situazione del nostro Paese: un riequilibrio strutturale e duraturo implica il ritorno alla crescita dell’economia reale.
    Per raggiungere questo obiettivo occorre considerare l’istruzione, il senso civico e il rispetto per la legalità , il capitale umano e il capitale sociale, intese come le questioni centrali per il progresso economico e umano del nostro paese.

    Oggi il nostro Paese non cresce in seguito al “ritardo e alle incertezze con cui il sistema produttivo ha risposto negli ultimi vent´anni alle sfide dell´innovazione tecnologica, dell´affermarsi sulla scena mondiale di nuove economie, del deciso aumento dell´integrazione europea. L´ingresso nell´unione monetaria ha fatto venir meno gli effimeri guadagni derivanti dalla svalutazione nominale del cambio, ci ha imposto un maggior rigore fiscale per rispettare i patti europei”.

    La ricetta degli interventi che il Governatore propone per aumentare il potenziale di crescita prevede una riforma della governance dell´economia per stimolare l´attività  d´impresa e l´inserimento durevole nel mondo del lavoro sia delle donne che dei giovani.
    A tal fine occorre
    a) maggiore concorrenza, in particolare nei settori dei servizi protetti;
    b) un più ampio accesso al capitale di rischio, soprattutto per le imprese innovative come le start up;
    c) una regolamentazione del mercato del lavoro e un sistema di protezione sociale che, agendo congiuntamente, favoriscano la riallocazione delle risorse umane verso gli impieghi più produttivi;
    d) maggiore efficienza nell’amministrazione della giustizia civile.

    I provvedimenti approvati (vedi il pacchetto giustizia) e in corso di elaborazione (annunciati nella Conferenza stampa di fine anno 2011) del Governo Monti rispondono pienamente a queste indicazioni.

    Ma il punto cruciale, secondo il Governatore, è l’aumento della dotazione di capitale umano.

    Se per “capitale umano” si intende il patrimonio di abilità , capacità  tecniche e conoscenze di cui le persone sono dotate, ne deriav la sua rilevanza economica in funzione del miglioramento dei processi produttivi e quindi della competitività  dell’economia italiana.

    Si tratta in verità  della strada tracciata a livello europeo dalla Strategia di Lisbona quando all´inizio del nuovo millennio, di fronte alle sfide della globalizzazione e della rivoluzione tecnologica, i Capi di Stato e di Governo dell´Unione Europea lanciarono l´obiettivo di fare dell´Unione “l’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale” entro il 2010.
    Per raggiungere questo risultato l´UE parla del “triangolo della conoscenza”, ovvero rappresenta il concetto di conoscenza come l´insieme di ricerca, innovazione e istruzione.
    Purtroppo la grave crisi finanziaria mondiale non ha consentito di realizzare pienamente quanto ci si era proposti e pertanto la nuova strategia Europa 2020 ha rilanciato l’obiettivo di Lisbona 2000 attraverso tre priorità  che si rafforzano a vicenda ed intendono aiutare l’UE e gli Stati membri a conseguire elevati livelli di occupazione, produttività  e coesione sociale. :
    CRESCITA INTELLIGENTE, con un’economia costruita sulla conoscenza e sull’innovazione;
    CRESCITA SOSTENIBILE, per un’economia competitiva che sappia utilizzare con efficienza le risorse;
    CRESCITA INCLUSIVA per far crescere il numero di occupati, per costruire coesione sociale e territoriale.

    Secondo Visco il capitale umano non si acquisisce più, una volta per tutte, sui banchi di scuola, per poi applicarlo in modo standard durante l´intera vita lavorativa. Oggi ciò che conta è la “competenza”, ossia la capacità  di adattare le conoscenze e le abilità  al cambiamento continuo della società  contemporanea, ricercando soluzioni innovative.
    Si tratta di realizzare “il passaggio da un modello di crescita basato sostanzialmente sull´imitazione e sul progressivo avvicinamento alla frontiera tecnologica a uno basato sulla capacità  di generare indipendentemente l´innovazione, facendo avanzare quella stessa frontiera”.

    Il ritardo italiano è impietosamente misurato dall’ OCSE, secondo le cui statistiche nel 2009 il 54 per cento degli italiani di età  compresa tra i 25 e i 64 anni aveva conseguito un diploma di scuola secondaria superiore, contro il 73 per cento della media OCSE, mentre la quota di laureati nella fascia d´età  25-64 anni era di poco inferiore al 15 per cento, pari alla metà  di quella media dei paesi dell´OCSE.
    Addirittura lo´indagine internazionale Adult Literacy and Lifeskills del 2003 per misurare le competenze funzionali alfabetiche (literacy) e matematiche (numeracy) e la capacità  di analisi e soluzione di problemi mostra che circa l䚠 per cento degli italiani di età  compresa tra i 16 e i 65 anni non è in grado di compiere ragionamenti lineari e fare inferenze di media complessità .

    Ma a metà  del decennio scorso l´investimento in conoscenza – approssimato dalla spesa complessiva pubblica e privata in istruzione superiore, ricerca e sviluppo, software – mentre in Italia era pari al 2,4 per cento del PIL, la media OCSE raggiungeva il 4,9 per cento.

    Una comunità  di individui istruiti e consapevoli, che è più propensa a condannare la deviazione dalla legalità  e a riconoscere i benefici derivanti dalla cooperazione, è anche maggiormente portata a condividere l´insieme di valori e norme che facilitano il raggiungimento di obiettivi comuni con cui frequentemente si identifica il “capitale sociale”.

    Ecco allora che investire in conoscenza va oltre l’obiettivo della crescita economica e rappresenta un importante fattore di coesione sociale e di benessere dei cittadini. Può contribuire infatti all´innalzamento del senso civico, alla formazione delle regole sociali tacite, alla rete delle relazioni fiduciarie esitenti in un territorio, ossia al capitale sociale : un insieme di valori in sé, indipendentemente dagli effetti positivi sulla crescita economica.

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